Motta e the Zen Circus, musica da “main stream”

Nel 2018 il numero di album italiani è stato di gran lunga superiore a quelli stranieri. Per parlare della musica italiana modo migliore è raccontare i suoi album, Vivere o Morire di Motta e Il Fuoco In Una Stanza degli Zen Circus.

In questo primo scorcio di 2018 nel mondo musicale c’è sicuramente un dato che balza agli occhi e, che risulta essere incontrovertibile: la quantità di uscite nazionali ha sormontato quelle internazionali. Il fenomeno richiederebbe del tempo e dello spazio per capire nel dettaglio se possa avere una lettura positiva o negativa, così come le cause che hanno spinto radio, televisioni, social network ed etichette a prediligere la distribuzione di musica “local” anziché quella anglofona (in attesa dei tormentoni latinoamericani sotto l'ombrellone); situazioni da analizzare tanto quanto il "Concertone" del Primo Maggio che ha acquisito visibilità e considerazione. Per farlo non c’è maniera migliore che parlare di due realtà in ascesa, nelle radio da circa un mese a questa parte, e che sono saliti o saliranno anche sul Palco di Piazza San Giovanni il giorno della Festa dei Lavoratori.

Un elemento che li accomuna deriva dalla terra d'origine, la Toscana; ma se Francesco Motta (di famiglia livornese trapiantata a Pisa) ha fatto il salto verso la grande città (Roma) e tende a soffermarsi su tematiche di ampio respiro, gli Zen Circus invece sono una band di provincia, nel senso più autentico del termine; alla provincia si sentono legati, la cantano e la raccontano in molte canzoni. In entrambi i casi la base è quella del punk rock.

ZEN CIRCUS - Il Fuoco in una Stanza

La band toscana mantiene anche in questo album una caratterizzazione all'interno del genere, anche se prova a smarcarcisi almeno in parte: se uno volesse fare un paragone – forse un po' azzardato - si potrebbe dire che nel nuovo album gli “Zen” hanno fatto quello che Mark Ronson (produttore tra gli altri di Amy Winehouse, Bruno Mars, e Adele) aveva tentato con l'ultimo disco dei Queens of the Stone Age. Un disco punk rock, ma con una forte matrice pop. Le ballate sono in numero maggiore, il suono della chitarra acustica si fa più incisivo e gli andamenti melodici meno soggetti a repentini cambi di direzione. Pur mantenendo dunque una propria impronta questo ultimo album segna in qualche modo un cambio di direzione rispetto al passato recente. L'elemento che convince e che permette all'ascoltatore più affezionato di mantenersi stretto alla linea artistica degli Zen Circus sta nel riconoscere un percorso autentico da parte della band, poco avvezza ad apparire come degli idoli e molto più concentrata sulla tensione emotiva e energica del proprio live, ed a trasmettere dei pensieri - che si possono più o meno condividere - che hanno il pregio, sempre, di essere schietti e che lasciano qualcosa, oltre al semplice intrattenimento, anche quando viene proposta una scaletta ampia e meno ricca di brani “in levare” (in occasione del Concerto del 1° Maggio).

Il Fuoco in Una Stanza è un disco in cui si abbandona il ritmo incalzante, meno scontato in una carriera lunga e ricca; non sarà forse il miglior album della band, ma mantiene una sua dimensione appropriata.

il canale youtube degli Zen Circus

MOTTA – Vivere o Morire

Accantonata l'esperienza con i Criminal Jokers (i cui testi spesso erano in inglese) Motta per il proprio progetto solista ha abbracciato una forma più cantautorale, che si è andata via via affinando, e di cui si sente fortemente l'evoluzione nonostante siano passati pochi anni tra la La fine dei Vent'Anni e l'ultimo lavoro Vivere o Morire. Il primo, prodotto dall'ex Tiromancino Riccardo Sinigallia, aveva un approccio ancora fortemente “indie”, il secondo, a cui ha lavorato Taketo Gohara, giapponese che opera oramai da qualche tempo nel nostro Paese e che è molto apprezzato da Vinicio Capossela con cui ha fatto gli ultimi due progetti in studio e live, si guarda sempre di più al pop. Sì, il pop, ma con una capacità di concepire il genere in una forma del tutto particolare e personale. Vivere o Morire invece è un album che spiazza, molto: si sono perse alcune sonorità rock, ma non ne ha risentito il risultato finale, ottimo. Ci si appassiona alla musica e da lì si risale verso i testi, alla ricerca del messaggio, che in genere viene sempre un po' velato, che non è diretto, ma richiede un'ascolto più attento, non ci si limita allo stare sulla superficie delle cose, ma si deve entrare nel dettaglio, approfondire. Un disco che per quanto meno dirompente della prima uscita porta all'attenzione un artista destinato a fare grandi cose anche negli anni a venire.

La Nostra Ultima Canzone è uno dei video estratti dal nuovo disco Vivere o Morire

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