Che ne sarà del Nuvolari?

Venerdì 8 giugno la notizia: serata annullata per mancanza di una “deroga”. L'ultimo evento di un lento declino, o il primo di una querelle che non è che ai suoi esordi?

Tazio Nuvolari, nell'immaginario collettivo dei motori, è associato ad una serie di miti motoristici: in primis l'Alfa Romeo e la scuderia Ferrari, ma anche la sfrontatezza, il coraggio, la velocità e la capacità di precorrere i tempi. Non so se queste fossero le ragioni che spinsero a dare il nome a quello che è stato per tanti anni il solo festival di tutta la provincia di Cuneo, ma sicuramente almeno negli occhi di quel giovane che si apriva al mondo poco dopo l'inizio dei '90, l'associazione fu facile: quello spazio non fu solo una fucina per sviluppare passione musicale, ma un luogo in cui sentirsi un po' avanti con i tempi, oltrechè la "seconda casa" estiva.
La sensazione provata per l'annullamento della data dello scorso venerdì dei Lou Seriol, e la percezione che ci fosse qualcosa in più di un semplice impedimento, è stata di forte sorpresa. E la conferma delle motivazioni pubblicate nel corso delle ore seguenti sulla base delle quali “la deroga al limite acustico richiesta all’amministrazione comunale non è stata concessa” non ha fatto altro che rinnovare nella mente la sensazione di un qualcosa che va ben al di là della semplice “questione burocratica”.

Che la situazione non sia delle migliori lo si è intuito da parecchio tempo, e stiamo parlando di un tempo lungo un quarto di secolo, in cui si potrebbe considerare tutto e il contrario di tutto; le abitudini giovanili si sono modificate rispetto al passato, la musica non raccoglie più un bacino di utenza capace di andare ben al di là degli appassionati, delle conoscenze di amicizie o dei curiosi/incuriositi. Anche in realtà cittadine più ampie il “mito” del si fa musica per far cultura è stato un po' scavalcato, e ne è anche una conferma il prendere atto che il fenomeno è partito e si è sviluppato a macchia d'olio dappertutto, nelle città così come in provincia. Anche quei locali “storici” che un tempo si fregiavano di essere gli incubatori delle idee culturali più innovative un po' in tutta Italia o hanno già chiuso oppure oggi, per andare avanti, organizzano i “party” le “serate a tema”. Alla faccia della cultura.

Si, perchè di questione culturale si tratta, ma nel suo senso più alto e nel suo valore più forte.

C'è una incapacità diffusa di trovare soluzioni nuove in chi progetta gli eventi: anziché arricchire un'offerta, ampliarla, rinnovarla, renderla diversa, si preferisce mandare avanti un canovaccio collaudato e standardizzato; questo fa sì che, fintanto che le cose funzionano, si spreme la mucca finché la si può mungere (un po' come si farebbe per il ciclo di vita di un prodotto fisico, come una macchina), ma con il problema poi che, se le cose vanno male o non si è stati in grado di anticipare i cambiamenti delle abitudini delle persone, si rischia di venirne travolti. A questa si aggiunge la problematica di una assoluta mancanza delle istituzioni pubbliche anche quando queste dichiarano di essere pronte a partecipare: si fanno troppe cose, per esaudire tutti e non scontentare nessuno, con il problema poi che a quei tutti restano poche sostanze per organizzarsi, o non si scelgono i progetti sulla base di una analisi ampia e ambiziosa delle capacità di ricaduta di un evento, nel dettaglio, con uno studio approfondito, qualitativo e quantitativo, ma sulle capacità di relazione e di promozione di chi le organizza, sponsorizza o spinge nei posti giusti. Questo fa sì che oggi va bene a me, e domani potrebbe andare bene a te, ma non si saprà mai, con assoluta certezza il perchè. Va poi detto che chi le fa o le vuole, queste manifestazioni, deve agire per mostrare le proprie capacità a qualcuno o il “rispetto” di un programma, ma si trova poi a dover gestire anche l'onere che questo sforzo richiede in termini di tempi, capacità, energie, senza contare l'attivazione degli schieramenti dei favorevoli e dei contrari. E poi il terzo elemento quello che, almeno in teoria, dovrebbe essere quello trainante: La domanda; per chi si organizza un evento? A quale esigenza risponde, i giovani la palesano, se sì, cosa mostrano? In caso negativo, perchè è venuta a mancare? Come posso contribuire alla rinascita di un'esigenza culturale, come la posso intercettare? In ambito giovanile è molto difficile trovare il modo di fare gruppo e di permettere che il gruppo cresca e si aggreghi per la costruzione di un progetto / sogno comune; difficile trovare chi intercettare, chi cerchi risposta ad una esigenza e chi semplicemente accetta, un po' passivamente quello che gli capita, e dare un numero a queste svariate anime.

Il discorso è ampio e complesso, difficilmente questo articolo riuscirà a svilupparlo, e a darne delle risposte. Tanto più che questa riflessione ha preso i connotati ben più ampi, che non valgono solo per Nuvolari, ma che, a seconda del taglio che si decide di tenere, potrebbero interessare la maggior parte delle iniziative che di volta in volta sul nostro territorio, vengono create, si sviluppano, nascono, scompaiono o decidono di aver concluso il proprio percorso: da Collisioni (e il mezzo insuccesso su Mondovì) a Campeggio Resistente, Balla Coi Cinghiali, Artico, tanto per citarne qualcuno.
È un fattore culturale, e forse se ne dovrebbe prendere atto, tra tutti quei soggetti che agiscono all'interno di questo sistema, che annovera al proprio interno le istituzioni, aziende e associazioni che sino ad ora svolgono questa attività dal punto di vista professionale da anni o che hanno trasformato la propria passione in una professione, giovani che vorrebbero - oltre all'avere un momento di intrattenimento - trovare occasioni di arricchimento e vivere delle esperienze, e non ultimi quei soggetti, e da noi ce ne sono pochi, che sarebbero capaci di investire, ma che preferiscono magari destinare le proprie energie ad altro o, magari, farselo in casa propria. La sensazione è che se i problemi non vengono affrontati nella loro interezza e in forma diffusa, difficilmente avranno soluzioni durevoli e capaci di dare soluzioni organiche.

Per tornare invece alle questioni di cronaca e, nel dettaglio, a Parco della Gioventù difficilmente ad oggi si riesce a capire se il festival sia destinato a continuare o meno: ad oggi le notizie sono quelle che verranno date delle deroghe settimanali. Per cui non resta che aspettare di godersi questa Giornata dell'Arte, con la festa degli studenti cuneesi, e poi attendere di capire gli sviluppi. Possibile che ad inizio del prossimo week-end ci saranno delle risposte, ma non è detto che quelle risposte saranno positive. La sensazione è che una soglia invalicabile sia stata superata e che potrebbe succedere di tutto; se si è arrivati a questo è difficile che le ragioni stiano solo da una parte ed è altrettanto difficile da immaginare che siano riconducibili esclusivamente ad una questione come quella sonora, che lungo Gesso persiste almeno da 25 anni e che da 25 anni, bene o male, non era mai arrivata a questo punto, nonostante alcune serate erano state ben più rumorose di quelle a cui si è assistito negli ultimi giorni.
C'è da sperare che da questi sviluppi non possa nascere una risposta nuova, diffusa e ampia, che faccia ripartire a forte velocità, dando nuovi stimoli, uno spazio connotato per la Città e l'intera provincia con l'idea novità, freschezza, sfrontatezza, coraggio e capacità di precorrere i tempi.

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