Monfortinjazz, uno sguardo sul festival più longevo della provincia

Intervista a Renato Moscone, direttore artistico della manifestazione di Monforte: una chiacchierata tra la musica, la tradizione, le luci e le ombre che si intravedono.

Sono oramai passati i 40 anni per Monfortinjazz ed oramai questa manifestazione, un qualcosa a metà tra il festival e la rassegna, ha raggiunto un'età a dir poco adulta. Eppure, nonostante i chiari di luna che la musica vive e la posizione che ha ricoperto, da sempre, una certa musica come il jazz, Monfortinjazz rappresenta ancora – e pensiamo, per fortuna – una manifestazione importante e preziosa per il territorio, non solo della provincia della Langa, ma almeno di tutta la provincia cuneese. Abbiamo incontrato il direttore artistico della manifestazione, Renato Moscone, e ne è uscita una chiacchierata sul cartellone di questa edizione, la musica e la tradizione, le luci e le ombre che si intravedono per il futuro.

Renato innanzitutto, 41° o 42° anno per questo Monfortinjazz 2018? Ormai si perde il conto delle edizioni, cosa rende questa manifestazione ancora "in auge" sul territorio?
Avevo 21 anni quando cominciammo, adesso ne ho 63, per cui sono 42 le edizioni. Oramai il conto lo sto perdendo anch'io. È stata una lunga cavalcata, passata in fretta, ma l'amore per la musica è ancora quello di quando ero giovane per cui, con molta fatica – anche fisica –, portiamo avanti questa manifestazione che ha contribuito a cambiare il volto di Monforte. La manifestazione era nata per valorizzare un po' il centro storico perchè non ci viveva più nessuno; era un “ghetto” nel paese. Ora è diventato invece il biglietto da visita di Monforte. E questo è accaduto anche grazie al nostro contributo, grazie all'amore per il paese e al lavoro di tutti questi anni.

Il programma anche quest'anno offre un'ampio spettro di quello che si può definire nel modo più stretto come "jazz", sconfinando nel californian-country dei Calexico da una parte e nel "pop" di Gualazzi. Il jazz è genere che ancora ha un proprio pubblico?
Ogni festival jazz, come potete vedere un po' ovunque, sta diventando sempre più contaminato. Noi da molti anni - magari passerà inosservato, la gente non lo legge – abbiamo aggiunto al titolo di Monfortinjazz anche un “& more...” Nel nostro piccolo abbiamo voluto aprirci alle contaminazioni, ma poi se si va a vedere Montreux, e altri festival simili, fanno la stessa cosa. Si spazia. Al New Orleans Jazz & Heritage Festival ci sono tutti i più grandi gruppi americani, che non sono affatto jazz. Si sconfina nelle varie forme musicali e questo ci permette innanzitutto di avere un pubblico ampio e interessato, e in secondo luogo di mantenere un'offerta di alto livello. Abbiamo cercato di tenere sempre un'asticella molto alta, siamo sempre stati molto esigenti, perché non ci piace scendere a compromessi per quanto concerne la qualità delle serate offerte.



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Se si trattasse di scegliere un titolo di quelli in cartellone quale consiglieresti e perchè?
Chi stila il cartellone di un festival, seppure avesse delle preferenze, non dovrebbe manifestarle; sicuramente la mia simpatia e la mia amicizia verso Joe Burns e John Convertino (i Calexico) dura oramai da qualche anno; mi hanno chiesto di tornare per presentare il loro nuovo disco e direi che questo è stato un grande onore per me di poterli riaccogliere quest'anno. Se poi dovessi dire il concerto che sicuramente non può scontentare chi è maggiormente legato alla tradizione jazz, ovviamente direi Mike Stern & Randy Brecker, con Dennis Chambers e Tom Kennedy, un quartetto come questo è una formazione che ha fatto la storia del jazz, a partire da Miles Davis in avanti. Però come potrei non dire che saranno dei grandi concerti quello di Steve Hackett o di Gilberto Gil, con tutta la band che si porta dietro, in cui avremo da scoprire dei giovani talenti come Mestrinho, considerato uno degli astri nascenti del jazz brasiliano (e accordeonista di grandissimo talento, ndr) o Mayra Andrade che è una voce a dir poco sublime...Senza poi dimenticare Gualazzi che chiuderà la manifestazione e che a Monfortinjazz è molto legato.

In provincia e sui territori, pullulano sempre di più le rassegne, ma far festival è sempre più difficile. Come vivete quest'epoca di passaggio voi che siete un po' i "decani" di queste manifestazioni?
Cresce sempre di più il numero di manifestazioni musicali in provincia. Questo è buono per certi versi, ma dal lato della sopravvivenza dei festival va ammesso che ne mina le fondamenta, perchè l'offerta è tanta – forse troppa – considerando che siamo anche vicinissimi a Torino, e dobbiamo considerare un territorio più vasto di quello puramente limitato alla Langa. Visti i tempi che stiamo correndo sul budget di una famiglie la spesa per i concerti può venire a pesare. È vero che i pubblici possono essere diversi, ma se in famiglia i genitori seguono un concerto e i cui figli magari vanno a qualche live qui vicino, è chiaro che 4 biglietti in una settimana oggi magari possono essere troppi nell'economia famigliare. Alla fine, la mancanza di coordinamento, di comunicazione, purtroppo fa male un po' a tutti, è sempre più difficile rientrare dalle spese, soprattutto quando – vista la capienza anche ridotta degli spazi che abbiamo a disposizione – i gruppi che ospitiamo sono generalmente onerosi e i prezzi di conseguenza sono piuttosto alti rispetto ad altre zone. Direi che c'è una offerta sul territorio (il Piemonte) sempre più vasta e sempre più aggressiva, vedasi ad esempio il modo con cui operano i grossi centri commerciali che oramai fanno dei festival completamente gratuiti, chiaramente a fini promozionali, per cui queste azioni – se uno sta a guardare – sono concorrenza sleale. Loro hanno un obiettivo e un budget: anziché investire in cartelloni pubblicitari investono offrendo al pubblico dei concerti e hanno così un ritorno commerciale. Questi sono aspetti che uno non conosce, ma poi si va a guardare e conta il numero di festival organizzati gratuitamente, noi non possiamo fare molto contro queste “superpotenze”. Un soggetto come Mondovicino, ad esempio ha attuato una politica meno feroce, è già più corretto perchè fanno il festival (WakeUp, ndr) a settembre, sotto un tendone e con serate e pagamento: per cui non va a scontrarsi con le rassegne estive e poi non fa concerti gratuiti.