Mundus Subterraneus

Il recente lancio del progetto per riscoprire la "Mondovì sotterranea" avviato dall'amministrazione cittadina è molto interessante sia per le sue potenzialità turistiche, molto ampie se correttamente sfruttate, sia in sé, per il fascino innegabile che da sempre i sotterranei hanno.

Come noto, l'attuale amministrazione comunale di Mondovì ha avviato uno dei tanti progetti di rilancio turistico culturale della città, quello legato alla Mondovì Sotterranea. Come scritto qui, il progetto parte dalla riapertura dei sotterranei del palazzo dei Gesuiti, dove è in programma lo spostamento della Biblioteca Civica, palazzo che possiede il più grande ciclo di meridiane europeo, e che è collegato alla chiesa gesuita di San Francesco Xaverio, capolavoro del barocco internazionale, prima opera di affresco di Andrea Pozzo, il grande pittore dell'ordine. Qui è ipotizzato di avviare il progetto Infinitum, che valorizzi l'illusionismo anamorfico del grande autore. I vari progetti culturali appaiono quindi coesi, e la "perla barocca" è indubbiamente la gemma più prestigioso della corona monregalese.

Tuttavia, come fascino turistico penso che il ricchissimo tessuto di sotterranei della città vecchia (ed alta) di Mondovì Piazza possa esercitare un fascino ancor maggiore presso un pubblico generalista. Da sempre, infatti, i sotterranei hanno un innegabile fascino, di cui si potrebbero indagare le ragioni anche psicanalitiche di simbolica discesa nell'inconscio (e, con esiti diversi, sia Freud che Jung l'hanno fatto). Non a caso, "Mundus subterraneus" di un gesuita del calibro di Athanasius Kircher è una delle bibbie del mondo esoterico più colto (e l'opera riveste un ruolo centrale anche nel "Pendolo di Foucault" di Umberto Eco, che tratta proprio di questa discesa nel mondo infero e infernale delle sette iniziatiche). Un'opera il cui titolo quasi riecheggia il progetto monregalese - come ho evidenziato, per gioco, nell'immagine sovrastante - e che tra l'altro è stata composta proprio nel 1665, l'anno in cui i gesuiti erigevano la chiesa che Pozzo avrebbe affrescato vent'anni dopo. Per la suggestione esoterica, un peccato quell'anno in meno rispetto al fatidico 1666 (ma magari è anche meglio non essere troppo diabolici, chissà).

Una discesa iniziatica nel mondo sotterraneo è del resto, in modo ancor più seminale, l'Inferno dantesco - nel riuscito Magnificat di Vicoforte, l'ascesa alla cupola è accompagnata da letture dantesche a tema - riprendendo ovviamente miti classici simili, come quelli di Ulisse ed Enea, che nella calata agli inferi ottenevano dalle ombre degli antenati il senso della loro missione.
Soprattutto, sarà il romanticismo a riscoprire questo fascino "gothico" dei sotterranei, all'interno di un generale recupero, talvolta superficiale ma appassionato, delle "tenebre medioevali" come età oscura ma magica e seducente. Il cuneese - e il monregalese in particolare - è ricchissimo di rimanenze gotiche reali, dal grande valore storico e artistico (l'assenza del rinascimento in senso fiorentino e prospettico, qui da noi, ha preservato il patrimonio gotico come da nessuna altra parte); e molte si prestano a una rilettura "suggestiva" che può essere il primo approccio per il grande pubblico. In questo, un grande lavoro è stato fatto, dal 2013 a oggi, dal progetto CuNeoGotico del prof. Enzo Biffi Gentili, direttore del MIAAO torinese. 

Oltretutto, sia chiaro, nel caso monregalese non si tratta di una - pur legittima - "invenzione di una tradizione": la Mondovì sotterranea è reale, antica e vastissima (spesso, come tipico di tutto ciò che è "sotterraneo", in molti sensi, non ne è facile una documentazione dettagliata e rigorosa), una delle tante eccellenze che la città possiede e che può quindi rivendicare a pieno diritto.

Oltretutto, il fascino dei sotterranei è uno degli aspetti che non accenna a perdere di interesse. Basti pensare all'importanza che il mito del sotterraneo ha nel gioco di ruolo fantasy, a partire dall'opera capostipite "Dungeons and Dragons" (1974), che fin dal titolo evoca sotterranei, oltre che dragoni. Un elemento che, in varie forme, è sopravvissuto in molti dei moderni videogame. Chissà che anche questo spunto non possa costituire un elemento su cui riflettere per la promozione del progetto. In ogni caso, attendiamo con grande interesse e fiduciosi i suoi prossimi sviluppi.

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