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In mezzo ai migranti che lavorano nei campi di Saluzzo: il racconto

Campo estivo di volontariato: “Mondovì@Saluzzo Migrante” organizzato dalla Caritas Diocesana di Mondovì presso la Caritas Diocesana di Saluzzo

Nel corso di questa settimana si è tenuto il campo estivo di volontariato rivolto ai giovani dai 18 ai 35 anni “Mondovì@Saluzzo Migrante” organizzato dalla Caritas Diocesana di Mondovì presso la Caritas Diocesana di Saluzzo.

Questa iniziativa si inserisce all'interno del progetto “Approdi", finanziato grazie al contributo del fondo CEI 8xmille e che ha come obiettivo, tra gli altri, di sviluppare una maggiore conoscenza del fenomeno migratorio, attraverso esperienze dirette e iniziative informative e di sensibilizzazione. Per questo motivo, dopo una visita alla frontiera italo-francese di Ventimiglia a marzo, si è pensato di proporre un campo di volontariato nel Saluzzese, da maggio a novembre meta di centinaia di migranti, in cerca di lavoro nella raccolta della frutta. Il territorio di Saluzzo è segnato infatti dal 2009 da una presenza immigrata in esponenziale aumento (dalle 80 persone del 2010 a circa 800 presenze degli ultimi anni) e soprattutto da un mutamento radicale nella sua composizione, non più di matrice est europea ma prevalentemente dall’Africa subsahariana. Giovani di età media sui 25-30 anni, ma anche tanti minorenni vulnerabili con un permesso di soggiorno alla mano ed un disperato bisogno di lavorare.

Saluzzo è così vicina, eppure il panorama è assai diverso da ogni altro polo agricolo. Ovunque si trovano ragazzi di colore lungo le strade, oppure sotto l'ala del mercato, in attesa di potersi connettere gratuitamente ad un wi-fi sovraccarico, filo diretto per contattare le proprie famiglie. In questi giorni la lingua di asfalto davanti al Foro Boario è deserta: la maggior parte è già al lavoro da alcune settimane, altri continuano a portare il proprio curriculum alle aziende agricole in sella alle biciclette, se ne incontrano tanti lungo la Strada Statale. È incredibile la finestra sul mondo di questa città, ed è davvero significativo il grande sforzo che stanno facendo le Istituzioni per governare il fenomeno.

I giovani hanno operato nell’ambito delle attività previste dal progetto Saluzzo Migrante, progetto di Caritas Saluzzo che intende intervenire in modo efficace offrendo supporto, accoglienza e integrazione ai migranti stagionali. 627 le persone transitate all’Infopoint nel 2017, 121 curriculum preparati e 82 biciclette su cauzione fornite. I numeri sono significativi, ma a fare la differenza è il contatto con le persone. Le decine di giovani che abbiamo incontrato in questi giorni hanno un nome, e quando si impara a dare un “nome” e non puramente a generalizzare cambia moltissimo la percezione delle cose. Tumbulu ci ha preparato un buonissimo té, secondo il rito della propria terra che prevede un continuo e acrobatico versare e riversare del preparato, insieme ad Alex abbiamo intonato alcuni canti degli scout, rigorosamente in lingua mandinga. E poi chitarra alla mano abbiamo intonato “Stand by Me”, commuovendoci insieme. Nalu (nome di fantasia) ormai tutti gli anni viene a Saluzzo per la maggior parte dell’anno: con una punta di orgoglio mi mostra la foto dei suoi figli e mi dice che ha partecipato alcuni anni fa alla rivolta in Costa d’Avorio: fianco a fianco ai suoi compagni ha lottato per cambiare forma di governo. Si sfugge dalla guerra ma non solo; a volte c’è la povertà estrema, altre il semplice desiderio di migliorare le proprie condizioni di vita, come accade ai tanti giovani che lasciano l’Italia. Ma è un diritto sancito dalla Dichiarazione Universale quello alla libertà di movimento e sarebbe ipocrita rivendicarlo per sé e al contempo negarlo ad altri. Tante le domande che sorgono e che all'indifferenza, incredulità e assurda retorica lasciano invece spazio all'indignazione e al desiderio di raccontare a tutti quella che è la vera realtà. Non fatta di proclami, ma di vita e dell'esperienza autentica delle persone.

La testimonianza di Yassine: «Sono partito per questo campo di volontariato per conoscere la vita dei ragazzi africani.Ogni anno, arrivano a Saluzzo per la raccolta della frutta e se sono fortunati riescono a trovare lavoro per qualche euro all'ora. Abbiamo visto una situazione difficile, disperata, al limite della sopravvivenza. Ragazzi che erano disposti a fare una lunga fila di ore e ore per un pacco di riso e qualche scatoletta di pomodoro/ceci...Abbiamo ritrovato un'umanità nei volti, nei gesti e nel lavoro dei volontari e operatori della Caritas. Umanità che spesso fatico a ritrovare nella vita quotidiana, dove spesso odio e razzismo trionfano. Ho incontrato ragazzi che ci hanno accolto nei loro spazi come se fossimo vecchi amici, che hanno condiviso con noi il loro cibo e le precarie condizioni della loro vita, che non si sono mai lamentati nonostante tutto. Ai ragazzi giovani e meno giovani consiglio fortemente di fare una esperienza simile, in modo da avere gli strumenti per reagire alle innumerevoli falsità che ogni giorno colpiscono ragazzi che hanno "la colpa" di avere pelle scura».

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