Culture Club ’60: l’invasione dei fumetti neri. Diabolik, Satanik, Sadik… e Brontolo.

Come abbiamo visto nello scorso numero, negli anni '50 anche l'Unione si allineava al coro ostile al fumetto diseducativo, fatta eccezione per il Vitt e i fumetti cattolici. Cosa succede allora quando i "fumetti neri" arrivano davvero?

Come abbiamo visto nella scorsa puntata (vedi qui), negli anni '50 anche l'Unione si allineava al coro ostile al fumetto diseducativo, fatta eccezione per il Vitt e i fumetti cattolici. Si trattava in realtà di fumetti che oggi valuteremmo del tutto innocui: Flash Gordon, Panthom, Mandrake erano citati tra gli stranieri, e Pecos Bill e altri western tra gli italiani. Che succede, allora, quando – con Diabolik, nel 1961 – i fumetti violenti arrivano davvero?

All’inizio, niente. Dal 1960 al 1963 – salvo errori – l’Unione non parla di fumetto, se non come citazione casuale. Dato che i pezzi sul fumetto venivano, come già detto nel precedente capitolo, da “Roma”, o comunque dalla stampa cattolica nazionale, è probabile che poco si muova a livello "centrale": questi sono gli anni in cui ferve il Concilio: forse il problema fumetto passa in secondo piano, o forse si pensa che i toni debbano cambiare, come era iniziato ad avvenire nell'ultimo articolo citato del '59.

Ma con l'arrivo del fumetto nero i toni ritornano in prevalenza critici (in modo, va detto, meno gratuito). L'Unione Monregalese del 01/08/1964 parla di "Difesa dei fumetti", che è quella del giornalista Guido Piovene, sulla Stampa, che difende i fumetti e la cultura di massa. “Noi siamo sostenitori della superiorità della letteratura”, replica l’articolo: i fumetti  "non  di  rado  sono fumo  acre  di  una  fiamma  che  ha  bruciato  l’amore,  l'onore,  la  bellezza  per  lasciarci le  ceneri della sensualità, dell’astuzia,  del  trucco". Insomma, lo sdoganamento operato da Umberto Eco nel 1964, con "Apocalittici e integrati", non passa. Nonostante sia un intellettuale che viene dal mondo cattolico, molto apprezzato anche qui da noi durante la sua visita (vedi qui), come mi è stato confermato da chi era presente dopo la lettura del mio articolo.

Il 6 marzo 1965 si rincara la dose: “Oggi,  e  a  ragione,  si  guarda  alla   gioventù  con  apprensione.   Se  ne  indicano  le  manchevolezze e i   traviamenti, tutti   si  trovano  d’accordo  nel diagnosticarne  le  cause.   Sono sempre  le  stesse,  ed  è  umiliante,  mortificante,   il  doverle  ripetere,  senza  esito  alcuno,   ad ogni  piè  sospinto:  i  fumetti, le   letture  in   genere,    gli spettacoli cinematografici...” 

Il 08/10/1966 troviamo un articolo che parla proprio di un “Papà contro Diabolik”, in cui questi stigmatizza “i  cento  albi  a  fu­metti che infestano le  edicole,tra  i  quali  abbondano  gli “ik”: Diabolik,  Satanik,  Sadik,  ecc.. Ora,  mamma e  papà,  stretti tra James Bond e Diabolik, temono  proprio  di  non  farcela,  di  perdere la battaglia di  fronte  ai  loro  figli.”

Il 16/07/1966 si torna a collegare fumetti e crimine, con una condanna che cerca di parere più “scientifica” tramite il ricorso non più all’anedottica, ma alla statistica: “A  proposito  della  influenza del cinematografo, dei libri gialli  e  dei  periodici  scandalistici  ed  a  fumetti sulla  criminalità,  su  cento  persone  (nesono  state  interrogate  945)  6 negano  qualsiasi  influenza;  24 l’ammettono  solo  sugli  anormali;  25 su  tutti  i  giovani  e su  tutti  gli  adulti;  22  ammettono  un’azione  profondamente corruttrice su   ogni   tipo   dipersona; 20 non  hanno  un’opinione  precisa.”

Il 31/10/1968 appare “Che cosa leggono i nostri ragazzi? / Un'inchiesta allarmante”, dove si parla di nuovo di “Satanik, Kriminal, Diabolik e la pornografica Isabella” nelle mani di "bambine di terza elementare". Viene da chiedersi se sia scandalismo oppure si tratti di una effettiva svista educativa da parte di genitori meno accorti che fanno l’equivalenza “fumetti = letture da bambini”. Negli anni ’80, questo avverrà con i cartoni animati giapponesi, che spesso – vedi “Devilman”, per dire – non erano oggettivamente idonei al pubblico delle elementari (e, in patria, erano rivolti a un pubblico adulto) ma, di fatto, venivano trasmessi nella "fascia oraria protetta" per via della loro natura di "cartoni animati".

Certo è più credibile il dato che le adolescenti preferiscano “Grand Hotel, Sogno, Bolero” a Famiglia Cristiana. Per i maschi vale l’eterno western, si citano Capitan Miki, Blek (Macigno) e Tex che "hanno una notevole carica di violenza". Il 70 per cento dei ragazzi legge inoltre Topolino, riconosciuto apertamente come "lettura innocua". Si esprime preoccupazione: sono poco noti il Vitt e il Giornalino. Il primo è in effetti in declino rispetto agli anni d’oro, il secondo non è ancora decollato nel suo rinnovamento, da poco intrapreso.

Il 02/10/1969 "Era bella, l'ho uccisa!" è in prima pagina, come editoriale: un ragazzo compie il delitto, spinto da film, romanzi e "congerie di fumetti ove la violenza è il filo conduttore e il sesso lo sfondo rosso sangue di una grandguignolesca esibizione di istinti repressi". Resta quindi ancora in tempi recenti una tendenza a stabilire una connessione troppo stringente tra crimine e horror (non solo fumettistico), che richiederebbe perlomeno qualche distinguo e qualche prudenza. 

Ma più interessante la (più giustificata) polemica locale col Brontolo, la rivista studentesca nata al classico col ’68. L'Unione Monregalese del 11/12/1969 riporta la lettera di due seminaristi che contestano, in toni garbati, un fumetto anticlericale abbastanza gratuito che sarebbe apparso sulla rivista. Sarebbe interessante vedere l'opera originale, testimonianza di un anticlericalesimo abbastanza ingenuo che maturava nei primi fermenti di un '68 di provincia. 

Tuttavia, dimostrando una certa apertura - almeno in scala locale - sul numero del 24/12/1970 si recensisce con incoraggiamento la nuova uscita del Brontolo di quell’anno, che ha smorzato i toni e smussato il collegamento col Classico, aprendosi anche alle altre scuole. Del resto, proprio il '68 pone un ulteriore spartiacque, che conduce a una maggiore apertura: e trattando degli anni '70 vedremo come finalmente in questa nuova decade si giungerà ad una apertura maggiore verso il medium, fino a una piena accettazione a partire dagli anni '80.