Lingua Madre/Rileggendo L. L. Cavalli Sforza

In occasione della ricorrenza dedicata alla Lingua Madre, ripercorriamo le pagine di L. L. Cavalli Sforza, il genetista italiano che aveva proposto negli anni Novanta un suggestivo accostamento tra il mondo della genetica e quello della linguistica, comparando l'evoluzione dei due fenomeni

Se n’è andato a settembre dell’anno scorso, alla veneranda età di 96 anni: Luigi Luca Cavalli Sforza è stato una delle menti più brillanti del dibattito culturale italiano, un uomo in grado di consegnare al pubblico un panorama culturale tanto ampio da risultare a tratti vertiginoso. Genetista di formazione, aveva interessi che travalicavano la propria materia, coinvolgendo discipline diverse, in una continua contaminazione e in un continuo dialogo. Nel lavoro di Cavalli Sforza il confine tra cultura scientifica e umanistica era labilissimo, e uno dei lasciti più sorprendenti e forse anche più discussi del suo immenso lavoro era la teoria legata alla linguistica e all’evoluzione e alla trasmissione delle lingue, frutto di un lungo lavoro cominciato a fine degli anni ‘70. Cavalli Sforza la introdusse per la prima volta nella “Storia e Geografia dei geni umani” del 1994 e ci torna sopra nel dettaglio nel saggio “Lingue, Popoli e Geni” del 1996. Il saggio è frutto di un ciclo di lezioni tenute al Collège de France. L’elemento linguistico entra in gioco nelle riflessioni di Cavalli Sforza in modo consistente a partire dal capitolo 5.

02foto-tania-cristofari

In queste pagine, estremamente complesse, intervengono nozioni di genetica, linguistica, Paleoetnologia, crono glottologia.  Cavalli Sforza inaugura le sue osservazioni riferendosi agli studi di Joseph H. Greenberg, studioso di Stanford che nel 1987 pubblicò un libro in cui raggruppava in tre macrofamiglie le lingue parlate sul territorio americano: le 9 eschimesi, le 34 nadene e le lingue amerindie. Da qui inizia una comparazione del dato linguistico a quello genetico, notando delle sostanziali corrispondenze tra i principali gruppi, anche se poi mano a mano che si va a vedere nel dettaglio dei sottogruppi, le somiglianze si diradano. Certo, l’elemento linguistico rispetto a quello genetico cambia in modo molto più rapido ed è esposto a cambiamenti imposti dalle circostanze storiche o culturali (pensiamo a guerre, invasioni, occupazioni, deportazioni, tutti elementi che “inquinano” l’elemento linguistico in modo repentino, laddove dal punto di vista genetico il cambiamento e l’evoluzione richiedono molto più tempo). È indubbio però che vi sia un’analogia di fondo tra i due tipi di evoluzione, genetica e linguistica, e la comparazione dell’albero evolutivo genetico con quello (incompleto) delle famiglie di idiomi e lingue consente di notare somiglianze, in molti casi, impressionanti, da cui si possono trarre considerazioni significative. Rileggere queste pagine di Cavalli Sforza è senza dubbio un modo suggestivo per riflettere e capire a fondo il concetto di “Lingua Madre”.

 

8120055