«Era ubriaco, non voleva ucciderla». Parla il legale del fidanzato di Erica

A fine maggio, l’udienza preliminare davanti al Gip. Nel procedimento è accusato di “omicidio colposo”. Claudio Laurent Silvano che, davanti al magistrato, ha respinto l’accusa di averla investita deliberatamente

di RAFFAELE SASSO

Il giallo di Erica. Così per mesi si è parlato e scritto della morte di Erica Beccaria, deceduta il 20 settembre del 2017, a seguito delle ferite riportate nell’incidente che la vide coinvolta, quando, mentre procedeva a piedi lungo via Nielli, con direzione statale 28, fu investita dalla Bmw dell’allora fidanzato, Claudio Laurent Silvano, di 35 anni. Mesi durante i quali si sono succedute perizie su perizie sulla base, col cambiamento del capo di imputazione, prima di “omicidio volontario” e poi di “omicidio colposo”, come figura nella richiesta di rinvio a giudizio. L’udienza, davanti al Gip è stata fissata per giovedì 30 maggio.
Laurent Silvano a seguito del tragico incidente subì un coma post-traumatico con oltre un mese di degenza nei reparti di Rianimazione, Traumatologia e Neurochirurgia dell’Ospedale di Cuneo. In sede processuale – assistito dall’avv. Enrico Martinetti di Mondovì – ha reso un’ampia dichiarazione manoscritta in cui ha respinto le accuse di aver investito intenzionalmente Erica Beccaria, in quanto “lui ed Erica erano molto innamorati e si volevano bene, tanto da convivere” e di “di essere disposto ad assumersi la sua responsabilità per l’uccisione involontaria di Erica, se al processo emergerà la sua colpevolezza”.

A tal proposito l’avv. Enrico Martinetti, in una nota, esprimendo «Il dolore per l’irreparabilità della morte di Erica, una giovane donna nella pienezza della sua esistenza», aggiunge: «Nel corso del procedimento sono state visionate le immagini estrapolate da due telecamere posizionate nei pressi del luogo dell’incidente e sono state espletate ben quattro perizie: una medico-legale sulle cause della morte della povera Erica; una sulla ricostruzione cinematica dell’incidente; una medico-legale genetica sui materiali biologici repertati all’interno e all’esterno dell’auto incidentata, oltreché sul guard-rail, per una comparazione con il profilo genetico della vittima; una consulenza genetica circa la riconducibilità dei reperti biologici rinvenuti sul parabrezza dell’auto e sul guard-rail al DNA del cane di Erica, anch’esso rimasto ucciso nell’incidente. All’esito di tutti questi complessi accertamenti è emerso che Erica e il cane sono stati investiti dall’auto condotta da Laurent, ma non è emersa la volontarietà dell’investimento (in un primo tempo non vi era certezza se Erica fosse stata sbalzata fuori dall’abitacolo dell’autovettura a seguito dell’incidente o se fosse stata investita)».
E ancora: «Le indagini sono state condotte con grande ponderazione ed equilibrio, e il pubblico ministero non ha esitato a riformulare l’imputazione allorchè è parso evidente che non vi erano elementi per sostenere l’accusa di omicidio volontario. La verità è che si tratta di un tipico processo di natura indiziaria, in cui gli elementi di prova raccolti escludono la volontarietà dell’azione».

Riguardo gli elementi indiziari: «La rilevante condizione di alterazione psico-fisica del Silvano dovuta all’elevato tasso alcoolemico accertato nel suo sangue nell’immediatezza dell’incidente (2,8 g/l) rende assolutamente plausibile, ed anzi quantomai verosimile, la ricostruzione del sinistro effettuata dal consulente tecnico della difesa, secondo cui si sarebbe trattato di un investimento colposo causato dalla perdita di controllo dell’autovettura da parte del Silvano, che nel tragico incidente, costato la vita alla povera Erica, ha rischiato la propria vita».
Infine smentendo il presunto litigio, tra Erica e Laurent poco prima del tragico incidente, conclude: «Il presunto movente, ovvero il supposto litigio conseguente all’arrabbiatura di Erica per la sottrazione di un telefonino da parte di Laurent, visibilmente ubriaco, all’interno di un bar, non regge in alcun modo. Innanzitutto, non vi è alcuna prova che il litigio per questo futile motivo riferito da un testimone abbia avuto un’intensità tale da degenerare in una furibonda lite tale da scatenare un impulso omicida nel Silvano. Nessun teste ha riferito di precedenti litigi tra i due fidanzati, né di comportamenti violenti da parte del Silvano, né di tratti aggressivi della sua personalità. È la stessa banalità del litigio ad escludere che esso possa essere tracimato in un orrendo delitto per omicidio volontario. Lo stesso testimone ha anzi dichiarato che l’iniziale disappunto di Erica per la sottrazione del telefonino da parte di Laurent si sia subito ricomposto, giacchè ad un iniziale rifiuto ad andare l’indomani al mare con lui, a seguito di una semplice supplica da parte di Laurent, Erica cambiò repentinamente umore ed intenzione, confermando al suo fidanzato la disponibilità ad andare la sera stessa con lui in Riviera. Nessun altro plausibile movente è stato d’altro canto ipotizzato dagli inquirenti»