Nome della Rosa/Dal manoscritto alla pellicola

Il riso che minaccia la fede, la seduzione della conoscenza e la scoperta dell’amore carnale al centro dell’adattamento cinematografico tratto dal palinsesto del bestseller di Umberto Eco.

di Giovanni Rizzi

Accade molto spesso che nella traduzione cinematografica si perda molto dell’opera originale, questo avviene in parte anche per il film di Annaud, che sceglie di sorvolare sull’aspetto teologico presente nel romanzo, in favore di una vicenda che si muove su un piano di lettura più fruibile. L’idea è quella di mantenere intatti il piano scenico e l’ossatura narrativa principale, scegliendo però di trattare il giallo storico attraverso i suoi elementi più spettacolarizzanti, allo scopo calamitare il pubblico e di fornire una divulgazione delle tematiche trattate. Una pellicola pensata per camminare autonomamente, favorita dal benestare dello stesso Eco, che focalizza l’attenzione sull’arguzia del suo protagonista, il dotto Guglielmo da Baskerville, intento ad indagare sui misteriosi delitti che scuotono l’abbazia di cui è ospite insieme Adso: un novizio sconvolto dall’inaspettata scoperta dell’amore carnale. Quest’ultimo conserva il ruolo di narratore della vicenda, che si snoda attraverso un lungo flashback di sue memorie da vegliardo, e che già in fase di introduzione non nasconde i tremendi fatti a cui andremo ad assistere. Una tensione costante avvolge la pellicola, enfatizzata dal tema musicale e dalla rigida ambientazione invernale che soffoca l’ostile e austera fortezza abbaziale: gravata dal compito di ospitare un delicato convegno francescano, e tragicamente teatro di delitti attribuiti al maligno, che richiedono l’intervento della temuta sacra inquisizione guidata da Bernardo Gui. Argomenti che incrociano i punti al centro della vicenda: il libro che minaccia la fede, la seduzione della conoscenza e la scoperta dell’amore terreno. Il riso che si diffonde attraverso la commedia, è colpevole, secondo il Venerabile Jorge, di togliere la paura agli uomini, indispensabile per mantenere la fede in Dio e non gettare il mondo nel caos. Paradossalmente sarà lo stesso Jorge, tramite l’incendio da lui appiccato, a generare quel caos che darà alla popolazione impaurita del villaggio l’occasione per ribellarsi. Le fiamme che bruciano la biblioteca: inestricabile labirinto e tempio di saggezza, custode di un inestimabile tesoro intellettuale, da cui Guglielmo è desideroso di attingere a piene mani. Figura portante del film, il saggio frate è smanioso di mettere alla prova la sua abilità di indagatore, di mostrare il vivace intelletto e la brillante dialettica, offrendosi come allegoria dell’uomo in bilico tra fede e desiderio di conoscenza. Il suo ultimo atto di sapienza lo troviamo a fine pellicola, lasciando ad Adso lo spazio per poter scegliere tra l’amore spirituale e quello terreno.