Sentieri diversi/Disegnare versi

Cosa accade alla poesia se si scompongono strofe e versi e la si lascia muovere sullo spazio del foglio? Accade, per esempio, che nascano i calligrammi di Apollinaire, che all’ inizio del ‘900, scardinano le forme convenzionali della poesia, a braccetto con il futurismo e la poesia modernista inglese. E’il trionfo del verso libero e di un esprit nouveau che rompe con la tradizione: un vento di avanguardia che spazza via le certezze e le riduce in frammenti spesso sovrapposti o giustapposti, da guardare con relativismo. Non c’è più il poeta vate, la realtà si sgretola, il qui e l’ altrove, il passato e il presente si confondono. In un clima in cui così è…se vi pare, il poeta francese dichiara “Moi aussi je suis peintre” e fa del disegno non semplice decorazione, ma puro significato. Quella donna sotto il grande cappello da canottiere è Lou, la donna amata di cui Apollinaire descrive i tratti, utilizzando le lettere per disegnare i significati delle parole stesse: oeil, nez e bouche si dispongono nell’ovale del viso per tratteggiare esattamente ciò che significano: occhio, naso e bocca. E così, altrove, il ricordo di una voce di donna diventa una pioggia di lettere che scendono irregolari come gocce a cascata, (Il pleut) e in altri versi ancora, una cravatta, simbolo dell’uomo moderno ossessionato dal tempo, contiene un ironico invito a toglierla, se vuoi respirare, e sembra suggerire di affrettarsi, perché mancano 5 minuti e tutto sarà finito (La cravate et la montre). Ma al di là di Apollinaire e del suo tempo, la grande lezione della poesia, soprattutto della poesia moderna, è che un verso non deve spiegare nulla, non indottrina, non ha sempre verità nascoste da svelare ed è tanto più potente quante più diverse interpretazioni è in grado di generare. Con le parole si può giocare e la poesia non deve a tutti i costi produrre conoscenza, perché mette in gioco le emozioni. E le emozioni sono nostre: sempre vere e uniche.