Sentieri diversi/ Il cinema declama la poesia

Carrellata sul rapporto cinema/poesia, tra biografie e illustri intrusioni.

Dal "Il Giovane Favoloso" su Giacomo Leopardi, all’incursione del “vate” D’Annunzio nel kolossal "Cabiria", in mezzo a questi due estremi temporali il rapporto cinema/poesia è stato piuttosto altalenante. Questo a causa delle peculiarità delle due arti che costringono a sostituire le immagini con le parole e viceversa. Nei rari casi in cui il connubio è funzionato troviamo pellicole apprezzate come "La Tigre e la Neve" di Roberto Benigni, che noi tutti ricordiamo e i recenti "Lontano da qui" e "Paterson", prodotti più di nicchia ma capaci di inserire la poesia in un contesto cinematografico contemporaneo. L’opera di riferimento rimane però il testamento artistico di Massimo Troisi "Il Postino": indimenticabile ritratto di Pablo Neruda, osservato da un'angolazione insolita. Poche le biografie: si ricordano "Bright Star" su Keats, "L’Urlo" sul poeta della beat generation Allen Ginsberg, e "Poeti dall’Inferno" con un giovane Di Caprio nel ruolo di Rimbaud. Tornando in patria giusto citare Pasolini, come regista e per il lungometraggio sui suoi ultimi giorni diretto da Abel Ferrara, mentre di Dino Campana parlano "Il più lungo giorno" e "Un viaggio chiamato Amore". Un po’ di humour infine con le terribili poesie Vogon di "Guida Galattica per Autostoppisti", considerate non a torto tra le peggiori dell'universo.