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Sentieri diversi/Il giardinaggio dei “Fiori del Male”

Il tema è ampio, ma parafrasando un celebre monologo di Nanni Moretti si potrebbe dire che no, San Martino non è una canzone del periodo giovanile di Fiorello, e che la Pioggia nel Pineto non è il reading con cui Roberto Herlitzka ha avuto successo. Sì, Nel primo caso si fa riferimento alla poesia di Giosué Carducci, nel secondo all'incedere musicale di quella di Gabriele D'Annunzio. Questi potrebbero essere gli elementi che tracciano, almeno su un versante, i confini tra musica e poesia, laddove dalla parte opposta (quella cantautorale) almeno un paio di artisti nostrani, come Guccini e De Andrè, vengono studiati e approfonditi nei corsi universitari, come del resto si fa negli USA per artisti come Cohen o Dylan, al pari di altri poeti del '900 e nostri contemporanei.
“Datti al giardinaggio dei fiori del male / é necessario vivere / Bisogna scrivere / all'infinito tendere / ricordati Baudelaire. Baudelaire.”, cantavano i Baustelle e la loro esortazione è stella polare ben più di quanto si possa credere in musica.

 

Damon Albarn e i Blur nel 1999 aprono l'album (13) con “Tender is the Night”, citazione a Francis Scott Fitzgerald ed al poemetto dell'inglese Keats. E cosa si dovrebbe dire del diavolo per cui nutrono simpatia i Rolling Stones, che evoca Il Maestro e Margherita di Bulgakov, o ancora delle Passanti di De André, traduttore del testo di Georges Brassens, il quale si ispirò ad una poesia di Antoine Pol? Arrivando ai giorni nostri c'è ancora chi, nel rap (Ernia), dice di ispirarsi al poeta dei Fiori del Male.

 

L'invito che si suggerisce è quello di cercare L'Albatros di Baudelaire, nella versione di Léo Ferré, che musicò e trasformò quella che era una poesia in una vera e propria preghiera pagana cantata, al punto che oggi è “una canzone” dell'artista francese: nulla è lasciato al caso, il testo non è reinterpretato, ma usato tel quel; Ferré costruisce un tessuto sonoro veemente e tale da rendere a pieno il pathos del suo contenuto.

 

E manco a farlo apposta proprio Ferré compose una ode, A l'Ecole de La Poesie (del 1956), per certi versi paradigmatica sulla figura della poesia e sul ruolo del poeta. E per quanto leggere questo testo oggi possa sembrare particolarmente enfatico e la sua posizione, comunque e rigorosamente estrema, anche oggi se ne può considerare la potenza, la profondità, l'efficacia e una verità incredibilmente attuale.

 

La poesia contemporanea non canta più, si arrampica.
Tuttavia gode del privilegio della distinzione,
non frequenta le parolacce, le ignora.
Si prendono parole con i guanti:
a "mestruale" si preferisce "ciclico"
e si va in giro ripetendo che ci sono termini
che non devono uscire dai codici o dai laboratori

Lo snobismo accademico che consiste, in poesia, nell'usare solo determinate parole, privandola di altre, siano tecniche, mediche, popolari o gergali, mi fa pensare ai tempi dei fazzoletti e dei baciamano,
Non è con i fazzoletti che ci si pulisce le mani,
né i baciamano a creare cortesia,
non è la parola a fare la Poesia, ma la Poesia che genera la parola
Gli scrittori che hanno bisogno delle dita per contare quanti piedi hanno non sono dei poeti, ma dei semplici dattilografi

Il poeta oggi deve appartenere ad una casta, ad un partito o non avere padroni
il poeta che non si sottomette a qualcosa è un poeta mutilato
La poesia è un clamore, va ascoltata come la musica.
Tutta la poesia non destinata a essere letta e racchiusa nei propri caratteri, non è (de)finita; diventa sessuata solo con le corde vocali, come un violino che acquisisce il suo con l'arco che ne sfiora le corde.
Irrigidirsi è comportamento simbolo dei tempi, dei nostri tempi.
Gli uomini che pensano in maniera circolare hanno idee curve, sinuose.
Le Società Letterarie rappresentano ancora La Società
E il comune pensiero è ancora pensiero comune.

Mozart è morto solo, accompagnato ad una fossa comune da un cane e dei fantasmi,
Renoir aveva le dita storte dai reumatismi
Ravel aveva un tumore in testa che lo ha prosciugato della sua musica
Beethoven era sordo
Ci fu bisogno di raccogliere elemosina per seppellire Bela Bartok
Rutebeuf aveva fame
Villon rubava per mangiare
E tutti se ne fregano!
L'arte non è un ufficio di computazioni statistiche,
la Luce vive solo sulle tombe

Viviamo in un'epoca epica sebbene non abbiamo nulla di epico
La musica si vende come sapone da barba
e per sperare che si venda, non resta che studiare delle formule.
Tutto è a disposizione: i capitali, la pubblicità, la clientela.
Chi inventerà la disperazione?

I nostri aerei tracciano la scia al sole
I nostri registratori riportano in vita voci diventate silenziose
Con le nostre anime in fiamme, lungo i bordi della strada,
ci sporgiamo sull'orlo del vuoto
intrappolati nella carne come salami
insaccati a guardare passare le rivoluzioni

Non dimenticate mai che ciò che è ingombrante
della moralità, non è che la moralità degli altri
Le più belle canzoni sono i canti di rivendicazione

Un verso deve far l'amore nella testa delle persone
perché alla scuola della poesia non si impara, ci si batte!

 

 

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