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Ordinanza anti-cannabis, interviene produttore e consigliere comunale: «Il sindaco ci ripensi»

Franco Picconi, titolare di “Canapa Montana”: «Mi auguro che il primo cittadino di Mondovì faccia un passo indietro»

Nuovo capitolo sul “caso canapa” a Mondovì. Dopo l’ordinanza del sindaco Paolo Adriano, che ha vietato la vendita della "cannabis legale" in città, ci ha contattati Franco Picconi: consigliere comunale di Limone Piemonte e produttore, titolare dell’azienda “Canapa Montana”.

«Mi auguro che il primo cittadino di Mondovì prenda in considerazione l'idea di fare un passo indietro sull'accaduto – scrive – e che capisca che la canapa non ha niente a che vedere con pericolose droghe o altre sostanze dannose per i suoi cittadini».

Picconi spiega, dati alla mano: «Come amministratore comunale e come titolare di una delle più importarti realtà a livello nazionale nel mercato della canapa, ci tengo a esprimere alcune riflessioni personali riguardo l'ordinanza del sindaco di Mondovì. In primo luogo noto l'infondatezza delle argomentazioni a sostegno dell'ordinanza sia sotto il profilo logico-giuridico che tecnico-scientifico.

Come noto, la “Cannabis Sativa L.” proveniente da varietà certificate e con valori di THC inferiori ai limiti di legge (che in Italia la L. n. 242/2016, art. 4 fissa allo 0,6%) è, per definizione comunitaria, un “prodotto agricolo” che esula dall'applicazione di ogni normativa sugli stupefacenti sia a livello internazionale che nazionale. Non una sostanza ma bensì una pianta industriale, è pienamente tutelata dalla Legge n. 242/2016 recante norme di sostegno per la filiera produttiva agro-industriale. Come ha già correttamente rilevato la Corte di Cassazione (cfr Cass. Pen., sez III, n. 14017-2019) la commercializzazione dei prodotti coltivati nel rispetto delle norme di legge rappresenta un naturale corollario logico-giuridico di una legge rivolta agli imprenditori; viceversa, sarebbe un po' come dire “puoi coltivare i prodotti ma non li puoi vendere”».

Nel merito delle considerazioni di Adriano, Picconi sostiene: «Trovo prive di pregio giuridico le valutazioni tecniche sulla scorta delle quali il sindaco di Mondovì ha giustificato l'ordinanza. Il parere del CSS non ha alcun valore prescrittivo in quanto emanato da un organo puramente consultivo (che tra l'altro è stato interamente rimosso dal Ministro della Salute) i cui atti si traducono solamente in una raccomandazione di natura non normativa. Assolutamente impropri i riferimenti alla relazione del Parlamento del 28.09.2018 sulle tossicodipendenze dal momento che i prodotti in questione esulano dall'applicazione di ogni normativa volta alla prevenzione ed alla repressione degli stupefacenti in quanto privi di qualsivoglia effetto psicotropo e, quindi, rappresentanti condotta inoffensiva, come rilevato dalla consolidata giurisprudenza. Infine da rilevare come un provvedimento che reputo palesemente illegittimo come quello in questione violi gli art. 3 e 41 della Costituzione. Limitando sia la libertà individuale che la libera iniziativa economica e determinano un evidente ed ingiustificato danno per gli esercizi commerciali ed in particolare per i negozi specializzati in canapa che hanno fatto legittimo affidamento sul dettato normativo».

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