La musica al servizio dell’immagine

Compositore cuneese, esordisce nel mondo del cinema con il film “Memories of Matsuko”, ed ottiene un successo clamoroso, vincendo alla prima partecipazione l’oscar dagli occhi a mandorla. Oggi è richiesto nel panorama del cinema italiano e internazionale

Il 2019 per i telespettatori Rai si è aperto, tra le altre cose, con “La compagnia del cigno”, una serie dedicata alla musica, e all’ambiente dei Conservatori italiani, dove tanti giovani lavorano duramente per costruirsi una professionalità e inseguire il loro sogno, nel solco di una tradizione secolare. Per raccontare questa storia, oltre alle parole e le immagini, serve naturalmente la musica. Ivan Cotroneo, il regista del progetto, ha affidato questo aspetto a Gabriele Roberto, compositore di Cuneo, professionista in ascesa nel cinema italiano. La sua è una storia che potrebbe essere tranquillamente il soggetto di un film: un giovane, brillante compositore e il suo sogno di affermarsi nel mondo della musica: studi, viaggi, duro lavoro, orizzonti che cambiano. Poi la grande occasione e il successo, il massimo riconoscimento dell’ambiente cinematografico, gettando così le basi per una carriera straordinaria. Conosciamo meglio questo talento cuneese, che ha saputo affermarsi su un palcoscenico internazionale, arrivando a vincere il Japan Academy Award, il corrispettivo giapponese del premio Oscar, nel 2007.

Gabriele Roberto ai Japan Academy Awards nel 2007, premiato per "Memories of Matsuko"

È nato nel 1972 ad Alba, dove ha incontrato la passione della musica fin dai primi anni della sua infanzia: «Sono stato fortunato, sono nato in una casa dove la musica non è mai mancata – racconta –. Mio padre era un musicista dilettante, molto appassionato. In casa avevo Lp di tutti i generi, dalla musica classica a quella leggera o al jazz. La passione è nata molto presto: le prime lezioni di pianoforte me le ha impartite mio padre. Fin da subito ho avuto l’istinto di scrivere cose mie. Mano a mano che sono andato avanti nel mio percorso ho continuato a scrivere musica, che assomigliava alle cose che ascoltavo e studiavo». Gabriele decide di far diventare questa passione una ragione di vita e si iscrive al Conservatorio di Cuneo, dove studia pianoforte, per poi passare a composizione ad Alessandria. Dopodiché trascorre un periodo in Inghilterra, per frequentare un master in composizione al Royal College of Music di Londra. Al termine di questi studi, è un giovane professionista come tanti, in cerca del primo ingaggio per iniziare ad esercitare la professione. L’opportunità si presenta in un modo inatteso. Nel periodo londinese, Gabriele ha una storia con una ragazza giapponese, grazie a lei si affaccia sul mondo del Sol levante e individua una casa di produzione cinematografica. «Ho mandato un demo e sono stato richiamato da loro per un colloquio. Mi hanno ingaggiato per il primo film, “Memories of Matsuko”. Con quella pellicola ho vinto il Japan Music Awards per la colonna sonora, che è un po’ il corrispettivo per il Giappone del nostro David di Donatello o dell’Oscar americano. Da lì hanno iniziato ad arrivare diverse richieste di collaborazioni». Gabriele è il primo italiano ad aver vinto questo prestigioso riconoscimento. Inizia a lavorare nel mondo del cinema dagli occhi a mandorla. Con la produzione di Hong Kong “Exodus” nel 2008 viene nominato per il Golden Bauhinia Award e nel 2009 con la musica per “Paco and the Magical Picture Book” ottiene una nuova nomination ai Japan. Dopo questi successi nel Sol levante iniziano ad arrivare richieste di collaborazione anche dall’Italia. «L’aiuto di Valter Fasano, che è un collaboratore abituale, tra gli altri, di Luca Guadagnino è stato molto importante: è stato lui a iniziare a presentare il mio nome a diversi registi. Alla fine, come in tutti gli ambienti lavorativi, quando si fa bene, si sparge la voce e i contatti si allargano». Il primo film italiano per cui cura la musica è “La Vita Facile” di Lucio Pellegrini, con Pierfrancesco Favino e Stefano Accorsi. Con Pellegrini tornerà a lavorare nel notissimo “È nata una star?” in cui cofirma la colonna sonora insieme al cantautore Brunori Sas. Intraprende anche una fortunata collaborazione con Maria Sole Tognazzi, per cui musica due film. Negli ultimi anni, ha occasione di lavorare anche a una grande produzione internazionale, “La musica del silenzio” il film tratto dal regista americano Michel Radford dal romanzo autobiografico di Andrea Bocelli. La scrittura musicale di Gabriele Roberto non prescinde dalla conoscenza di tutti i linguaggi, anche di quelli dell’avanguardia, ma prosegue nel solco della tradizione, preferendo, anche nella musica assoluta, una comunicazione chiara ed immediata con l’ascoltatore: «Ho studiato tutte le tecniche, dalle più antiche alle contemporanee, ovviamente il mio lavoro risente di tutte queste influenze. Nel cinema, poi, si sceglie lo stile di scrittura più adatto al progetto, chiaramente. Del Novecento, tuttavia, prediligo le correnti più legate alla tradizione. Non c’è stata solo la seconda scuola di Vienna e le avanguardie o il minimalismo. Amo molto la scuola russa, compositori come Leonard Bernstein e Aaron Copland, che hanno portato avanti una ricerca musicale che ha fortemente influenzato il lavoro dei compositori per il cinema moderni». Il lavoro per il cinema è molto vario, ogni volta si viene coinvolti in progetti completamente diversi, ed è un po’ come ripartire da zero, specie se si lavora con nuovi registi e nuove produzioni. «Nel mondo del cinema, ogni progetto è completamente diverso dall’altro, sia negli obiettivi che nei metodi. Può capitare che ti mettano in mano il soggetto della storia o la sceneggiatura e si inizi a buttare giù idee e suggestioni musicali da quello oppure, come in Giappone dove il cinema ha un’impronta più industriale, si viene messi davanti al film finito e montato, a cui manca solo la musica. Io generalmente sono molto metodico, mi piace lavorare con ritmi fissi, quasi da “ufficio”, non sono il tipo che si riduce alle ore piccole. Poi, certo, a ridosso della consegna e delle registrazioni, il tempo libero si volatilizza e non esistono weekend, ma questo è normale.

La tecnologia oggi ci aiuta molto: siamo in grado di far ascoltare dei demo molto fedeli ai registi, della musica che abbiamo scritto, grazie a programmi musicali e campionamenti tecnologicamente all’avanguardia. Così si può andare in sala di registrazione con l’orchestra a colpo sicuro, senza dover operare ulteriori modifiche o cambiamenti». L’ultimo lavoro di Gabriele è stata la serie televisiva di Ivan Cotroneo “La Compagnia del cigno” in cui, oltre a firmare tutta la musica, ha riarrangiato una selezione di successi internazionali, dando una nuova veste classica a brani, tra gli altri, dei Radiohead, di Cindy Lauper, dei Take That, di Miley Cyrus, dei Bee Gees, Ornella Vanoni. «L’idea era di creare un arrangiamento che avesse una sua personalità, in modo che il brano stesse in piedi da solo, partendo dallo schema armonico e dalla linea melodica. Ho seguito la struttura della canzone per ridare una veste nuova. La scelta dei brani è legata alla trama degli episodi».