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Attacchi di lupi alle pecore in Alta Langa: allevatori preoccupati

Il veterinario Fabrizio Barbero, di Cascina Soffietti, spiega: «Questo è un territorio ideale per il proliferare del lupo. Le istituzioni ci aiutino concretamente»

Ormai da diversi anni, gli allevatori di ovini in Langa si trovano alle prese con le incursioni dei lupi sui pascoli. Le perdite spesso si rivelano gravi (anche dal punto di vista economico) e in molti, da tempo, stanno chiedendo aiuto alle istituzioni, a vari livelli, affinché si trovino soluzioni valide per un equilibrio nella convivenza uomo-lupo. Il veterinario di Murazzano, Fabrizio Barbero, di Cascina Soffietti, allevatore ovino e produttore di formaggi, descrive la situazione attuale: «Da noi a Murazzano si è installato un gruppo di sei lupi, già riconosciuto nel 2017; nel 2019 il branco sarebbe cresciuto ulteriormente, arrivando a 10 lupi. Adesso, in inverno, sono iniziati gli attacchi anche alle stalle isolate. Il territorio dell’Alta Langa è ideale per il lupo, con la presenza di tanti animali selvatici di cui cibarsi, di allevamenti non preparati ad affrontarlo e di molti boschi intorno ai pascoli. Per questi motivi, in zona, si sta sempre più espandendo e, durante l’inverno, quando trova meno pecore da attaccare al pascolo, si fa più temerario, attaccando di giorno (Paroldo) o colpendo animali tenuti in piccoli recinti con “stallette” famigliari (Roascio). Il lupo è un calcolatore – spiega Barbero – se può attacca animali che sono più facili da uccidere, spendendo meno energie possibili. Perché dovrebbe “faticare” molto di più attaccando i veloci caprioli o un pericoloso cinghiale di 80 kg, tutto muscoli, pelle spessa e zanne? La pecora invece è la preda ideale». Per risolvere la situazione, attualmente non si è ancora capito quali soluzioni si meglio adottare. «La Langa è terra di turismo – prosegue Barbero –. Spesso sui nostri sentieri di campagna ci sono ciclisti o turisti a piedi, a volte accompagnati da cani. La loro presenza ovviamente è un bene per le nostre aziende che producono formaggi e per le strutture ricettive, ma diventa rischioso per tutti utilizzare cani a guardia del gregge, che potrebbero quindi attaccare anche i turisti o i loro animali, per difendere le pecore. Si era pensato anche di installare reti elettrosaldate a delimitare i pascoli, soluzione orribile dal punto di vista visivo, che deturpa l’ambiente. In più si è visto che le reti sono inefficienti, perché i lupi riescono a saltarle oppure scavano passaggi sotto di esse». Per far fronte all’emergenza lupo, le aziende di Langa per ora “si arrangiano”, con guardiani giorno e notte. Soprattutto nelle ore notturne le pecore vanno sempre rinchiuse in recinti “fortificati”, con cani addestrati. «Durante il periodo estivo comunque – spiega ancora Berbero – il pascolo è legato alle ore fresche della sera o del mattino presto, quindi come riparare le greggi dal lupo seriamente? Continuiamo a chiedere aiuto alle istituzioni, ma per ora nessuno ci ascolta e non sono ancora state fornite soluzioni valide».

Piccoli pascoli, ma tante spese

A differenza dei grandi greggi presenti in diverse zone d’Italia, l’Alta Langa, per conformazione, con piccoli appezzamenti pascolabili, è adatta a greggi di ridotte dimensioni (al massimo 200 capi, contro i 2.000 capi di altre realtà). Con poche pecore ovviamente si produce poco latte e si monetizza di conseguenza. I costi per la protezione degli ovini però sono elevati, con personale al lavoro notte e giorno per controllare le predazioni da lupo.

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