L’olocausto che colpì lo sport: una mostra ai Licei

“Campioni nella memoria” dedicata agli atleti deportati

Quale triste ironia che le parole “sport” e “deportazione” abbiano la stessa radice etimologica. Il de-portare, fare le cose fuori dalla porta. «Così vicini nell’etimo, quantomai lontani nel senso attuale». Una bellissima riflessione con cui il prof. Stefano Casarino, docente dei Licei, ha aperto la sua relazione all’inaugurazione della mostra “Campioni nella memoria”. Le storie di atleti, ginnasti, calciatori finiti nei campi di sterminio, allestita nel chiostro quattrocentesco dell’ex convento di “Nostra Donna”, ora sede del “Vasco-Beccaria-Govone”.

La mostra resterà visitabile sino al 13 aprile. È patrocinata dal MIUR a livello nazionale ed è destinata ai Licei che hanno attivato il corso di Liceo Scientifico ad indirizzo sportivo. Comprende oltre 50 pannelli dedicati ad altrettante figure di atleti di svariate specialità che sono stati deportati nei campi di sterminio esclusivamente per ragioni etniche o politiche. Renato Cattaneo, Edoardo Mandich, Alceo Lipizer, Julius Hirsch. Molti di questi erano ebrei, tanti non tornarono più a casa e morirono nei lager. Ma tanti altri sono sopravvissuti, hanno raccontato e sono riusciti a tornare a occuparsi di sport, rivestendo incarichi o facendo attività sociale o politica. Alcuni, addirittura, giovanissimi al momento della deportazione, sono tuttora viventi.

La mostra sarà visitabile da singoli o gruppi in orario di apertura della scuola (ore 8 - 18), è stata inaugurata ufficialmente martedì 9 aprile con interventi del prof. Casarino (presidente ANPI Monregalese e AICC di Cuneo) e del prof. Ernesto Billò, presidente dell’UNIDEA di Mondovì. Erano presenti, a fianco del dirigente prof. Bruno Gabetti, il sindaco Paolo Adriano e il presidente dell’Istituto storico della Resistenza Gigi Garelli. Sabato 13 aprile la mostra verrà trasferita al Liceo “Bodoni” di Saluzzo, l’unica altra scuola della provincia ad ospitarla.