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20 Aprile 2019 - 15:33
Il Buzzati corrispondente dalle colonie apparve piuttosto precocemente sull'Unione Monregalese, il 18 novembre 1939.Lo stile deriva a Dino Buzzati dal suo lungo lavoro di giornalista presso il Corriere della Sera, per cui fu anche corrispondente all'estero e durante la guerra. In questa veste l'autore apparve piuttosto precocemente sull'Unione Monregalese, il 18 novembre 1939 (anno XVIII dell'età fascista, specifica la testata). Era da poco iniziata, il 1 settembre 1939, la seconda guerra mondiale, in cui l'Italia tuttavia non era per il momento coinvolta (vi entrò solo il 10 giugno 1940). Buzzati scrive un pezzo effettivamente molto efficace dalla capitale di Etiopia, che l'Unione di allora riprende con favore. Il titolo infatti è Messa ad Addis Abeba e narra della fervente fede dei Coloni.

il pezzo ha indubbiamente qualcosa della sensibilità crepuscolare, dubbiosa, antiretorica di Buzzati, pur forzata in uno stile tendenzialmente opposto.Si esalta la "giovinezza" di questa fede (altra parola chiave del regime...) ma in contrasto con una fede anziana della patria: e anche i giovani vigorosi coloni sono colti in modo particolare, di schiena, inquadrandone non i volti radiosi, come avrebbe fatto un cantore standard della mistica fascista, ma le nuche, enigmatiche, inespressive.

il capolavoro di Buzzati in ambito romanzesco, Il deserto dei tartari, uscì poco dopo questo articolo, nel 1940Dopo questa precoce ricognizione, Buzzati sparisce dalle pagine del giornale, per riapparirvi solo vent'anni dopo, nel 1959. Siamo negli anni di Campanile Sera, e Mondovì, campione del gioco pensato per diffondere la televisione (introdotta nel 1954) nelle cittadine di provincia, è la "capitale morale d'Italia" come ironizza - ma non troppo - l'umorista Mosca.
La domanda decisiva nell'incontro di campanile sera perso contro Vasto verte sull'autore de "Il diavolo al Pontelungo": il concorrente monregalese, invece che a Riccardo Bacchelli, attribuisce l'opera a Buzzati.Se ne riparlerà nel numero del 3 febbraio 1972, per dare succintamente la notizia della morte dello scrittore, in termini telegrafici. Il nome ricorre poi, dal 1976 in poi, in modo indiretto, per via delle polemiche del mondo cattolico col fratello dello scrittore, il genetista Adriano Buzzati-Traverso (che aveva mantenuto integro il nome di famiglia). Si torna a parlare del Buzzati scrittore poi solo nel 1991, recensendo il film tratto da "Il deserto dei tartari" 1976 trasmesso ormai sulla TV nazionale.
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