Alfabeto di Sbadanza: L come lingua

L come lingua, il nuovo capitolo della "Sbadanza" di Duberti è un viaggio tra i due macro significati, di una parola fondamentale per la nostra quotidianità

La lingua, signore e signori!

La lingua, non so se mi spiego... Un muscolo che occupa gran parte della cavità orale dei Vertebrati, giusto? Sta scritto così sui libri di scienze delle medie. Ma che razza di definizione! Sappiamo tutti che la lingua è un’altra cosa. Lo sappiamo, noi umanisti: la lingua è l’organo con cui si articola il linguaggio verbale, quindi è il simbolo della qualità e della disponibilità del mezzo espressivo. Avere la lingua lunga vuol dire parlare troppo, no? Mica vuol dire essere un formichiere, e che cavolo!

In questo senso si parla di lingua spagnola, lingua francese, lingua italiana – e in quest’ultimo caso , poi, c’è una cosa in più da dire: nel nostro Paese, la «lingua» è soltanto l’italiano, perché le altre lingue dai tempi di Bembo vengono etichettate come dialetti, termine che in origine voleva appunto dire lingua ma poi ha cambiato significato.

Una classificazione dura a morire, per mille ragioni, alcune nobili altre no, e che negli ultimi tempi sta ridiventando una specie di mantra social. Datevi un’occhiata online ai vari post e articoli che si augurano, auspicano, desiderano, invocano la morte dei dialetti (e magari anche di chi li parla) in nome di una purezza della Lingua dal sapore vagamente neofascista.
Ma perché sto dicendo queste cose? Scusate, divago: qui si parla di Sbadanza. E cosa c’entra la lingua con la Sbadanza?

Ma ancora un attimo di pazienza, per favore! Lingua viene dal latino lingua, lo sapete vero? E capirai che sforzo... è rimasta una parola uguale al latino – come in portoghese.

In piemontese invece è cambiata, diventando una roba tipo lengua, come in spagnolo o in genovese, o tipo lenga, come in occitano, a seconda del posto. In romeno e in sardo è diventata limba, termine che trovo bellissimo. In francese va beh, è langue, da cui anche l’inglese language. Ma in inglese ci sono due modi per dire lingua: language serve solo a indicare la facoltà di parola, mentre la lingua come organo muscolare è tongue.

Ebbene, che ci crediate o no tongue e lengua vengono da una radice indoeuropea comune. In latino arcaico infatti non si diceva lingua ma dingua: e tra dingua e tongue non ci vuole un linguista (o un dinguista...) per trovare delle somiglianze. Ma perché dingua è diventato lingua? Ecco, questo non lo sa nessuno. Normalmente in nessuna lingua la /d/ diventa una /l/, e anche in latino succedeva di rado. Però esistono tre casi sicuri in cui è successo, secondo alcuni per contatto con i Sabini che avevano la /l/ al posto della /d/: dacruma a un certo punto è diventato lacrima, e così è rimasto; odos è diventato olor, ma poi è prevalsa la forma conl la /d/ e in italiano si dice odore. Il terzo caso è quello di dingua che forse è diventata lingua perché la lingua serve per leccare (anche) e in latino leccare si diceva lingo.

E così eccoci a parlare della Sbadanza. Perché se dipendesse dalla vecchietta, la lingua si chiamerebbe ancora dingua, che suona di per sé piuttosto minaccioso – come il tedesco Zunge, più o meno. La lingua a lei NON serve per leccare, metaforicamente, nessuno. Anzi. È la sua arma di difesa. L’arma di difesa di molte altre vecchiette handicappate, ma in generale di molti anziani e di molti disabili: quale altra arma ti resta quando non puoi più muoverti, né alzarti in piedi, né alzare le braccia per colpire chi secondo te vuole farti del male? La lingua ti resta, e quella sola. E la usi. Sempre. Dici tutto quello che pensi. A chiunque, senza più i blocchi mentali e i freni inibitori che avevi da sana, quando potevi muoverti in autonomia e beh, un minimo di rispetto formale in più te lo potevi anche permettere.

La lingua. Parli, parli, parli e dici quel che gli altri devono fare per aiutarti e accudirti e condurti con la carrozzina. Speri sempre che le tue parole siano atti direttivi, cioè che ottengano un risultato e chi li ascolta compia l’azione per cui hai parlato: ma non è sempre così e allora la tua arma ti sembra spuntata, non funziona più e alzi la voce per renderla un’arma più potente. A volta diventa una vera escalation della lingua, e si finisce tutti a urlare.

Ma il più delle volte dall’altra parte, tra il popolo dei bipedi senza ruote, trovi gente che si limita a un sorrisino di commiserazione, del tipo povera vecchia non sa quel che dice; oppure gente che usa la lingua – la sua – come un’arma giocattolo e ti fa battute idiote che non farebbero ridere nemmeno un bambino - ma nemmeno a fargli il solletico, giuro!

E poi questa gente si stupisce se tu ti arrabbi e rispondi male – ma perché tu, vecchietta a cui null’altro resta, tu a differenza di loro alla lingua porti rispetto e sai che un’arma va affilata e maneggiata con cura, non usata per incidere barzellette sceme sulla corteccia della pazienza altrui.
E così quando gli idioti bipedi senza ruote parlano di sciocchezze, giri la testa dall’altra parte per non essere tentata di mostrare loro la lingua, come fanno i bambini.

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