LA RUBRICA CHE ABBAIA / Nel bosco con Fido

Rubrica a cura di GEA Onlus

Abbiamo parlato da poco di viaggi, ma quali sono i consigli per chi ama trekking ed escursioni? Lo abbiamo chiesto a Sebastiano Sampò, accompagnatore naturalistico che collabora con la “SEQUOR emotional outdoor experience” di Alba.

Sebastiano, qual è la situazione per i parchi nelle nostre zone?
Premesso che i cani vanno comunque sempre tenuti al guinzaglio, all’interno dei parchi bisogna distinguere. I Parchi Alpi Marittime e Marguareis (http://www.areeprotettealpimarittime.it/ente-di-gestione-aree-protette-alpi-marittime/faq<http://www.areeprotettealpimarittime.it/ente-di-gestione-aree-protette-alpi-marittime/faq>) sono gestiti da un unico Ente di gestione delle aree protette delle Alpi Marittime. Qui i cani possono essere condotti – al guinzaglio – solo nei centri abitati, lungo le strade comunali, provinciali e lungo i sentieri indicati. I proprietari devono portarsi appresso la museruola, da usare in caso di necessità. Il link rimanda alla mappa dei percorsi consentiti e ricorda che la stessa regolamentazione si applica anche quando il terreno è ricoperto di neve. Il Parco del Monviso si limita a questa avvertenza: sì, l’accesso ai cani è consentito purché siano mantenuti sotto stretto controllo dai proprietari per evitare il disturbo alla fauna. Il vicino Parco Alpi Liguri (entroterra di Imperia) “permette l’ingresso dei cani esclusivamente se tenuti al guinzaglio” e lo stesso vale per quello del Beigua (entroterra di Varazze). Infine, nel Parco francese del Mercantour (confinante con il Parco Alpi Marittime) è proibito l’ingresso dei cani, anche al guinzaglio.

Quali sono le ragioni di queste limitazioni?
Le ragioni sono molteplici, e seguono la logica di proteggere sia i cani che la fauna selvatica, e di rispettare tutti i visitatori. Per istinto il cane è portato all’inseguimento: mentre per lui è un divertimento, per l’animale selvatico si tratta di una perdita di energie indispensabili per la sopravvivenza, se non addirittura causa di traumi che possono arrivare a provocarne la morte. Durante la stagione riproduttiva, il cane lasciato libero può distruggere i nidi posti a terra, incidendo sul ciclo riproduttivo di importanti specie di uccelli. Inoltre, va scongiurato in ogni modo il rischio di ibridazione con il lupo che può dar vita ad individui geneticamente impuri con grave danno al patrimonio genetico del lupo stesso. Un cane rischia infine di perdersi, con l’eventualità di entrare in conflitto con la fauna locale (cani selvatici, lupi, cinghiali e altri) o con i resti che possono portare parassiti, infezioni e altre patologie pericolose. Infine, non tutti gli escursionisti amano vedersi arrivare incontro cani che non conoscono, provando quindi timore e questo può causare incidenti, con conseguenze spiacevoli.
In conclusione, consiglio una telefonata al Parco prima di organizzare una gita per ottenere tutte le indicazioni necessarie. Il nostro amico ha diritto alla sua libertà, ma anche l’animale selvatico.
Per Gea Onlus, Pia

Nella foto, "Rudy" mantenuto in canile dal Comune di Ceva