#isolanontrovata/«La qualità è rimasta la stessa»

Il colpo d'occhio di Elia Dadone, musicista de "La Macabra Moka" è positivo: c'è tanta qualità nella scena musicale cuneese

«Cosa è cambiato dal 2009 a oggi? In due parole, tutto e niente, in una, poco (o niente). Per carità, la memoria potrebbe anche ingannarmi, ma non riesco a trovare differenze sostanziali fra la scena, se così la vogliamo chiamare, di allora e la scena di oggi. Se parliamo di Cuneo, s’intende. E questo nel bene e nel male. Perché per me florida era e florida rimane, così come poco conosciuta era e poco conosciuta rimane. Certo, ci sono stati degli spostamenti. Per dire, prima si andava al Rata, oggi si va al Mezcal, prima c’erano i Dead Elephant, oggi i Turin Horse, ma i concerti non sono mai mancati, così come non è venuta meno la qualità che da sempre contraddistingue l’underground cuneese (almeno da quando lo seguo io, dai tempi degli Slaiver, diciamo dalla seconda metà degli anni 2000). Ok, in questi anni alcuni hanno smesso (gli Slaiver e i Dead Elephant, appunto, ma anche Fuh, Diverba, Lamalora) e altri si sono presi una pausa (penso ai Treehorn che dopo quanti?, otto anni?, sono tornati in studio) ma qualcuno si è aggiunto e molti sono rimasti (vedi Cani Sciorrì, Ape Unit, Ruggine, Space Paranoids). Al netto delle preferenze di ognuno, penso che il livello generale sia rimasto comunque molto alto. Non abbiamo più i Fuh che suonano alla Pellerina o coi Verdena, ma abbiamo i Cani che girano l’Europa con i Cherubs e fan dischi in America. Se poi club e festival un po’ più “grossi” snobbano i cuneesi, il problema è loro. Al limite potrebbe esserci stato poco ricambio generazionale, per quanto le belle novità non siano mancate (una su tutte, a mio avviso, i Nowhere). Sarò di parte (e sì, lo sono), ma ho sempre pensato a quella cuneese come a una scena autentica, se mi si passa il termine. Piena di musicisti che suonano per passione, al di là delle mode, dei ritornelli facili e degli arrangiamenti catchy. Lo pensavo dieci anni fa e lo penso ancora oggi. Non so se intanto l’interesse generale verso i concerti sia calato (forse un po’ sì, o perlomeno cambiato) e se è pur vero che tanti locali han chiuso (Ratatoj, Condorito, Nuvolari, Mezcal?), alcuni musicisti ci han lasciato e gruppi si son sciolti, le band attuali (nostrane, ma non solo), le label e il sempre maggior ritorno di concerti d.i.y. in sale prova, basement e cortili, mi lasciano ben sperare. Almeno per un po’».