ELEZIONI REGIONALI – Cirio: chi è il candidato del centrodestra e che cosa vuole fare? La nostra intervista

Intervista ad Alberto Cirio, candidato presidente alle elezioni regionali del Piemonte per il Centrodestra: «Vengo dalla provincia e ne capisco le esigenze»

ALBERTO CIRIO
Candidato per: centrodestra
Liste: UDC, Lega, Sì Tav, Fratelli d'Italia, Forza Italia

CHI È?
Età: 46 anni
Nato a Torino
Residente ad Alba
Sposato, due figli
Studi: ha frequentato il Liceo classico e la Facoltà di Giurisprudenza all’Università di Torino
Professione: attualmente eurodeputato, in precedenza imprenditore agricolo
Politica: iscritto a Forza Italia
Ultima dichiarazione dei redditi: ammonta a 105.706 euro

L'INTERVISTA

Tanti elettori della nostra zona la vedono, prima ancora che come il candidato presidente del Centrodestra, come il “candidato presidente che viene dalla Granda”. Tuttavia, nella città di Mondovì, il suo schieramento politico siede in minoranza. Se lei verrà eletto, quali canali ascolterà: i partiti, o il territorio?
Lei ha usato il verbo “ascoltare”. È una parola importante perché quello che la Granda paga da anni, da parte di chi governa in Regione, è proprio la mancanza di ascolto. Il problema è che l’Amministrazione regionale ha una impronta torinocentrica da sempre. Una responsabilità tanto di sinistra come di destra, perché non dipende dalla politica. Ma dalle persone. Chi non vive la provincia non ne comprende le esigenze. Io vivo ad Alba e non immagino di sostituire il torinocentrismo con il provinciacentrismo. Penso che la forza del Piemonte sia nella sinergia tra le potenzialità del nostro capoluogo e delle sue province. Territori, come la Granda, che danno tanto alla nostra regione e all’Italia e che non devono essere dimenticati da chi governa.

Si dice di lei: «Un candidato che viene da Forza Italia ma che prenderà voti grazie alla Lega». Quando comporrà la sua Giunta lo farà guardando ai voti e alle preferenze, o ai simboli di partito?
Lo farò pensando al progetto che ho in mente per la nostra regione, che punta a dare al Piemonte un’altra velocità nell’affrontare le sfide di oggi e nel rispondere alle necessità del territorio. All’interno di questo progetto e nei futuri assetti di governo della Regione, che comprendono la Giunta ma non solo, saranno coinvolte tutte le forze e le liste che rappresentano la mia coalizione, in modo condiviso e concertato. Per candidarsi a governare bisogna essere chiari e noi vogliamo dire ai piemontesi sia quelle che riteniamo le priorità, ma anche dove andremo a prendere i soldi per realizzarle. E non sarà dalle loro tasche. I cassetti a cui attingere oggi non possono che essere due: quello dell’autonomia, ricontrattando con Roma, in modo meno timido rispetto a quanto ha fatto la Giunta uscente, le materie e le risorse da gestire direttamente per il Piemonte. E poi i fondi europei, che oggi usiamo poco e con troppa lentezza e su cui metterò a frutto tutta l’esperienza maturata in questi miei ultimi cinque anni a Bruxelles, al Parlamento europeo. Infine meno burocrazia e meno leggi per una Regione che non sia di ostacolo, ma “amica”
e al servizio di cittadini, imprese ed enti locali. Io, se i piemontesi mi daranno fiducia, vorrei essere ricordato non come il presidente che avrà fatto più leggi, ma come quello che le avrà tolte.

Lei ha chiesto ai suoi candidati un esplicito schieramento “sì-Tav”. Quindi se la sente di affermare che, visto anche l’asse che esistecon una parte del Governo, se lei sarà presidente si supererà l’impasse una volta per tutte e l’opera si farà?
Ho chiesto a tutti i 200 candidati in corsa con la mia coalizione di firmare un documento di sostegno alle infrastrutture che devono essere realizzate e completate in Piemonte: la Tav, ma anche l’Asti-Cuneo, il Tenda, il Terzo Valico, la Pedemontana. È importante essere chiari con i cittadini e la mia certezza è che non può esserci sviluppo senza infrastrutture. Io sono il candidato presidente di una coalizione formata da Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, da sempre schierati a favore di queste opere. E proprio avere al nostro interno la Lega, un partito che è al Governo, rappresenta una garanzia di dialogo, perché le infrastrutture si realizzano solo lavorando con il Governo nazionale.

Il suo territorio, l’Albese, è noto per avere la capacità di compattarsi e fare massa comune, anche al di là delle idee politiche. Lei si aspetta che anche il Monregalese, davanti alla sua candidatura, faccia altrettanto?
La Granda è una terra che da sempre paga molto e riceve poco. L’Asti-Cuneo e il Tenda sono solo alcune delle ferite aperte del nostro territorio. Oggi però, dopo oltre 40 anni da quando la presidenza del Piemonte fu di Aldo Viglione, abbiamo la possibilità di far sì che il prossimo presidente della Regione sia nuovamente un uomo della Granda. E penso sia un’occasione da non sprecare. Non c’entrano né la politica né i partiti. Io mi auguro che il 26 maggio i cuneesi scelgano di votare per la propria terra.

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