Corrado Cordova: un viaggio per sei corde

Il concerto del chitarrista monregalese al Teatro Baretti insieme al "Trio Meridies" una serata che spazia tra atmosfere musicali distanti nello spazio e nel tempo

Il grande fascino che la chitarra esercita da sempre sulla platea degli ascoltatori sta nella sua capacità di unire i mondi più lontani, le tradizioni musicali, la cultura alta con quella bassa, esprimere l’accademia come l’arte popolare. È uno strumento povero, alla portata di tutti, eppure può essere incredibilmente prezioso, un pezzo d’artigianato di inestimabile valore. Piccola e maneggevole, può suonare in ogni contesto e in ogni luogo, ma possiede una potenzialità espressiva tra le più vaste del panorama strumentale, sia da solista che da accompagnamento. Il concerto del trio “Meridies” è un viaggio nel tempo e nello spazio, che sembra sintetizzarsi e trovare il suo centro di gravità permanente proprio nello strumento che imbraccia Cordova, un timone invariabile, che decide la rotta, mentre intorno tutto cambia in un caleidoscopio di suoni, a seconda della tradizione musicale che si sta esprimendo in quel momento. Così Marco Marenco e Michele Salituro possono imbracciare tamburello, Cajon, Bouzouki, Mandolino, violino cordofoni elettrici ed acustici di vario genere ed avventurarsi in una Villanella del ‘500 come in una colonna sonora di Nicola Piovani (nella fattispecie “La Vita è bella”). Non possono naturalmente mancare ampie escursioni nella tradizione napoletana, di cui Corrado Cordova è un grande esponente (tra le altre cose vanta collaborazioni con Nuova Compagnia di Canto Popolare e altri artisti partenopei), e suggestive panoramiche sulle tradizioni del mediterraneo, dal Sirtaki greco ai Balcani (con un brano, tra l’altro, di Goran Bregovic) fi no a toccare l’America Latina, con un Valse Latino Americano e una Milonga. Il trio “Meridies” ha regalato agli spettatori del teatro “Baretti” un concerto estremamente suggestivo, tra momenti di grande virtuosismo chitarristico, danze ipnotiche, e brani più evocativi e suggestivi, tra cui il brano scritto dallo stesso Cordova ripensando alla propria infanzia, che ha saputo trasportare gli spettatori sulle rive del mare napoletano (evocate dal tamburello di Salituro). Verso la conclusione, c’è il tempo per qualche momento più scanzonato, tra cui un’estemporanea “Posteggia” in cui i musicisti sono scesi tra il pubblico, strumenti alla mano, e un’improvvisazione libera, con i tre intenti a lanciarsi temi noti, da New York a Modern Times.