A Mondovì la Diocesi cambia “mappa”: Piazza con Carassone, Altipiano con Ferrone, ecco le Unità pastorali

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Zona pastorale di Mondovì, ecco le cinque Unità su cui puntare. Il vescovo mons. Egidio Miragoli ed il vicario generale don Flavio Begliatti, venerdì sera, in una gremita aula “Bona” in Casa Regina al Santuario hanno presentato il primo risultato raggiunto – grazie al lavoro di una mini-commissione composta da mons. Sebastiano Dho, dallo stesso vicario generale e da don Beppe Viglione junior –, quindi vagliato in doppia istanza dal Consiglio presbiterale e sottoposto alle nove Unità pastorali finora esistenti, per un ripensamento dell’azione pastorale sul territorio variegato e complesso della diocesi, stante il calo di presenze di ministri ordinati.

UNITÀ PASTORALI ZONA DI MONDOVÌ
† - Parrocchie del Sacro Cuore all’Altipiano, del Ferrone e del Merlo
† - Parrocchie del Cuore Immacolato in via Cuneo, di Sant’Anna Avagnina,
di Breolungi, San Giovanni dei Govoni, Gratteria e Rifredo
†- Parrocchie di San Donato a Piazza (Cattedrale), di Carassone, di Pascomonti,
di Piana San Quintino e di Bastia M.vì
† - Parrocchie di Vicoforte, di Fiamenga, di Moline, di San Grato e di Briaglia
† - Parrocchie di S. Pietro a Breo, di S. Agostino a Piandellavalle
di M.V. Assunta al Borgato, di Monastero Vasco e di Roapiana

Il vescovo ha parlato di un lavoro proficuo, condiviso e comunionale. In particolare ha sottolineato l’orizzonte su cui la nuova suddivisione della diocesi in cinque Zone pastorali all’interno delle quali realizzare le Unità pastorali, per collaborazioni crescenti, affidate ad uno o più sacerdoti, a seconda della situazione concreta delle varie realtà. Si è ad un primo momento che riflette una sua “praticità” in cui operare scelte di carattere anche organizzativo che hanno però un profondo significato sul cammino delle comunità cristiane. E si è dentro un quadro ancora parziale, perchè immette su una strada da percorrere, che prevede ed esige ulteriori tappe nel tempo. Lo sfondo è quello indicato da Papa Francesco nella “Evangelii gaudium”, che deve tenere conto di un cambio d’epoca, con nuove sfide pastorali, in cui intensificare l’annuncio e lo sforzo missionario. L’intento è anche quello di valorizzare al meglio le risorse di cui dispone la nostra Chiesa nelle attuali condizioni, sollecitando collaborazione e disponibilità. Evitando di cadere nei retro-pensieri per cui staremmo indietreggiando, magari pensando che “sarà sempre peggio”. Non è così, ci si rimette in pista per rilanciare l’impegno di tutti, preparando il futuro che attende.
Circa le linee di azione, il vescovo è stato molto determinato nel ribadire la priorità delle priorità da riservare all’attenzione (e quindi alla preghiera) per le vocazioni al ministero ordinato, nella convinzione che il domani della nostra Chiesa dipende dalla presenza del sacerdote nelle comunità e tra la gente, perché dal presbitero scaturisce l‘esperienza sacramentale di Cristo redentore dentro la vita dei credenti. E là dove già manca il sacerdote nelle parrocchie o là dove non si riesce più tutte le domeniche a portare l’Eucaristia… si tocca con mano quanto sia urgente condividere la preoccupazione per le vocazioni al ministero ordinato. Non ci si può ridurre a telefonare al vicario perchè occorre provvedere qua o là, è indispensabile pregare il Padre della messe…
Quindi il vescovo ha indicato nello stile della corresponsabilità la cifra delle nuove Unità pastorali, con nuove figure ministeriali anche di laici disponibili, insieme al parroco e ai diaconi. I settori in cui impegnarsi sono presto evidenzianti: occuparsi delle strutture e dell’amministrazione, farsi ministri straordinari della Comunione accanto ai malati, nonché operatori della catechesi, della pastorale giovanile… Per queste nuove responsabilità e ministerialità è necessario uno sforzo di formazione adeguato e commisurato, su cui si avvieranno percorsi opportuni e diversificati (accanto alla formazione alla maturità cristiana di ognuno, tramite le iniziative rivolte a tutti). Quindi un altro aspetto decisivo sarà quello della collaborazione tra parrocchie vicine, dentro l’Unità pastorale e non solo, convergendo tutti attorno ad alcune linee comuni ed a condivise scelte di fondo, facendosi sempre più testimoni di fraternità. Nella convinzione – ricordando un’espressione di Paolo VI – che la parrocchia non è caduca, anzi è sorgente perenne di vita per tutti. Certo, molto è cambiato, ma la fiducia resta grande nell’affrontare le nuove sfide.