La musica è Arte

Perchèl'elettronica  è ancora l'ultima frontiera

Se la musica è un'arte perchè mai dovrebbe essere affiancata da altre “sorelle” per affrancarsi del proprio ruolo? La domanda nasce dalla banalizzazione a cui troppo sovente viene ridotta l'arte nel nome di fenomeni di massa futili e passeggeri, visioni parziali declinate nelle occasioni più disparate, spesso ed esclusivamente per convenienza. Dal sottofondo di un centro commerciale ai silenzi riempiti negli eventi sportivi, passando per la querelle del solito “se la ascoltano in pochi, vuol dire che non vale abbastanza”, la mercificazione pare l'unico paradigma con cui rendere fruibile ad un pubblico più ampio il "prodotto" artistico. La musica è l'arte con cui l'uomo, per raccontarsi, si appropria del suono e del silenzio (citando John Cage); trasformare l'uso di un oggetto in suono o, direttamente, la propria voce in strumento è gesto che merita attenzione rispetto a quanto diamo per scontato chiamandola “musica”. Questo non giustifica l'esistenza di sola musica “alta” o della Classica; è sopravvalutato pensare che un genere abbia dignità diverse da altri e il monregalese Jacopo Tomatis, ad esempio, offre un contributo interessante nel suo saggio sulla canzone italiana (leggi l'articolo qui). È però importante ribadire la necessità che la musica sia qualcosa di altro, capace di elevarsi rispetto alla limitante accezione di intrattenimento a cui spesso la si confina, anche in eventi che abitualmente vengono definiti “culturali”.

Le declinazioni sono plurime e ciascun genere è stato testimone di cultura: blues e jazz nacquero dal meltin' pot made USA di inizio '900, punk inglese e cultura mods furono la culla delle “firm” calcistiche inglesi, così come il rap era un pilastro della cultura hip hop.
Un genere che offre molto in questa fase dal punto di vista culturale è rappresentato dall'elettronica, perchè riesce a raccontare il tempo in cui si muove con le anime che lo compongono, e non è un caso che oggi sia entrato di diritto nei piani di studi di numerosi Conservatori, compreso quello di Cuneo (fra i migliori in Italia). L'elettronica riesce ad essere trasversale alle generazioni, agli ascoltatori ed agli spazi in cui viene praticata o ascoltata, dai club ai musei di arte contemporanea.

 

Al Filatoio di Caraglio
Nuova edizione di Encode

L'elettronica in Piemonte viene declinata in eventi importanti come Club 2 Club, e anche la provincia cuneese, da sempre avamposto di nuove tendenze, ne ha seguito le evoluzioni e raccontato il diffondersi nella cultura giovanile. Una ottima opportunità è rappresentata dall'Encode Festival che da anni propone elettronica e che ha trovato nella location del Filatoio Rosso di Caraglio luogo congeniale. Per l'edizione 2019 il festival cambia date ed anziché chiudere l'estate (fino al 2018, il primo week-end ottobrino) aprirà la bella stagione (il prossimo 14 e 15 giugno) con un programma di livello.

Resta il format di 2 giorni e si alza l'asticella mantenendo una proposta di alta qualità. Ancora vivida l'esperienza con Christian Löffler, anche quest’anno il nome principale sarà di caratura internazionale: Jacques Greene, producer canadese, ad Encode si esibirà nell’unica data italiana dell’anno. Lo pseudonimo del dj e produttore canadese Philippe Aubin-Dionne, è un nome associato ai principali festival internazionali, nonché autore di progetti interdisciplinari con il designer canadese Rad Hourani e, nel mondo dell’arte, con la Tate Modern di Londra.

Avatar Beach, brano di Jacques Greene

L'apertura delle danze è prevista venerdì con il live di Nicola Ratti – tra gli esponenti della nuova scena italiana votata alla musica di ricerca che proprio il 14 giugno presenterà l'uscita dell'album Continental – di Stèv e il dj set di AKE. Come nell'edizione 2018 il sabato di Encode comincerà alle ore 18 con due sessioni pomeridiane: Nicola Cappelletti presenterà Excerpts Form Outer Life (coproduzione con il METS del Conservatorio di Cuneo), performance che indaga la relazione tra il suono del violino e l’elaborazione elettroacustica; Maurizio Martinucci aka TeZ invece proporrà lo spettacolo “acusmatico” Driekung Machines: performance eseguita al buio che utilizza una tecnica di spazializzazione del suono definita “ambisonics” (usando strumenti elettroacustici costruiti “in casa”) con l’intento di avvolgere il pubblico in una esperienza sensoriale a 360°. A fare da spalla a Jacques Greene invece saranno l'artista torinese Phoet (già Ezra, nel mondo dub) il quale, con nastri a bobina ed effetti, presenterà la sua nuova visione musicale fatta di ritmi spezzati e bassi profondi; a conclusione della due giorni il dj set del cuneese Marco Pizzini, attivo sulla scena torinese con la crew Rythmē, con un set avvolgente che miscela dalla House al Funky.