Indagine Ist: dal 2000 al 2013 in netto aumento i tumori allo stomaco in Valbormida

Uno studio descrittivo che evidenzia alcune raccomandazioni da non sottovalutare e approfondire nel tempo e nello spazio

Nuovo medico a Ceva e Garessio
Nuovo medico a Ceva e Garessio

Dopo mesi di richieste pervenute da più fronti, martedì scorso si è tenuto l’incontro pubblico per presentare i dati dello studio epidemiologico redatto dal Policlinico San Martino Ist di Genova e pubblicato nel febbraio 2018 dalla Regione sul proprio sito internet ambienteinliguria.it. All’interno del teatro “Chebello” erano presenti tutti gli attori che in ruoli diversi hanno contribuito allo studio fornendo dati e materiale di indagine: Regione Liguria, Provincia di Savona, Asl 2, Arpal, Ist di Genova e Comune di Cairo. Scopo dell’iniziativa, come ha più folte ribadito il sindaco cairese Paolo Lambertini, «spiegare in termini il più comprensibili possibile i dati dell’indagine, in modo scientifico e obiettivo senza cadere in facili sensazionalismi o inconcludenti polemiche. Evitando di veicolare un messaggio sbagliato o comunque fuorviate dalla realtà dei fatti». Il quadro generale necessario alla contestualizzazione dell’indagine è stato fornito in primis dalla Regione Liguria che ha evidenziato come a partire dal 2017 sia stato attivato un iter per l’aggiornamento dei dati riguardanti il monitoraggio dell’aria (il cui piano è fermo al 2006), mediante il quale sono state evidenziate le zone a più alta pericolosità della Liguria che appaiono Genova, La Spezia e Busalla. Nello specifico, la Valle Bormida rappresenta un’area relativamente “tranquilla”, dove non esistono situazioni di particolare criticità, ma dove, allo stesso tempo, viene mantenuto alto il livello di attenzione. Attualmente sono in funzione tre stazioni fisse di Arpal alla Mazzucca, a Farina e a Bragno (in sostanza nella cintura intorno all’Italiana Coke) e una quarta sarà sistemata a breve per soddisfare le richieste avanzate dal Comune.
In base a quanto rilevato nel periodo dal 2012 al 2018, risulta che le emissioni di biossido di zolfo sono sempre al di sotto dei limiti di legge, quelle di biossido di azoto hanno superato il limite solo un paio di volte; nessun esubero nemmeno per il PM 10, mentre il benzoapirene ha fatto registrare quattro superamenti del valore obiettivo. Per quanto riguarda i dati forniti dall’Ist di Genova rappresentano un’indagine descrittiva, cioè generatrice di ipotesi, che ha preso ad esame i Comuni di Carcare, Dego, Cosseria, Altare e Cairo Montenotte individuando una forbice temporale dal 1988 al 2012 (per i decessi) e dal 2000 al 2013 (per i ricoveri), relativa ai tumore allo stomaco, al colon-retto, all’apparato respiratorio, linfomi, leucemie, tutti tumori maligni. «Il rapporto standardizzato è dato dai casi di malattia osservati in Val Bormida rispetto a quelli della popolazione savonese e ligure – ha spiegato il dottor Fontana dell’Ist –. Tutti i dati sono stati aggiustati per età e fattori socio-economici, e suddivisi per sesso. I valori di SO2, simulati attraverso un modello diffusionale con 465 recettori, sulla base di una suddivisione della Val Bormida in tre livelli crescenti di concentrazione di biossido di azoto, mostrano come manchi la correlazione geografica degna di nota tra i Comuni e le malattie». «La mortalità per tumore dello stomaco è in aumento, 60 per cento in più rispetto alla Liguria – prosegue il dottor Fontana –. Così come i ricoveri per il tumore al colon-retto. Più basse, rispetto al trend regionale, le leucemie e più elevati del 20% i linfomi. Il benzene, oltre alle abitudini alimentari, è una delle cause (per inalazione) di queste patologie (causa certa della leucemia mieloide acuta) e oltre al traffico veicolare e al fumo di sigaretta e alle emissioni prodotte dalla combustione delle cokerie e delle centrali a biomassa». Francesco Quaglia, responsabile del Dipartimento Salute e Servizi sociali della Regione Liguria, ha concluso sottolineando come «questo studio evidenzia delle raccomandazioni che non verranno sottovalutate, ma raccolte ed approfondite. Non a caso in Liguria, come in tutta Italia, si sta iniziando ad attuare una mappatura dei tumori, sulla base del referto epidemiologico, come previsto dalla legge 29 del 2019».