Maturità/Hit-Parade del Saggio Breve

L’esame di maturità è un momento epico fondante nella mitologia dell’immaginario collettivo nazionale. Come molte cose della nostra scuola, è soggetta al classico clima di “riforma permanente”, ma affonda solidamente le sue origini nella riforma della scuola operata nel 1923 dal filosofo idealista Giovanni Gentile, il massimo pensatore organico al Regime, estensore del Manifesto degli Intellettuali Fascisti nel 1925 e – per gli appassionati di cultura ermetica - presidente della Commissione dei Quindici, che portò alla messa al bando della massoneria, portatrice di una mentalità straniera, che con i suoi piani segreti e iniziatici corrompeva lo spirito italico.

Giovanni Gentile
Giovanni Gentile e la sua riforma (1923).

Il primo esame fu severissimo: poco più del 50% i promossi (oggi siamo al 99.5). La nuova, ennesima rivoluzione ha portato a riforme piuttosto significative: oltre alla seconda prova con due materie e alla sparizione della terza, la prima prova è stata integrata in parte da una comprensione del testo, cambiando la sua storica fisionomia. La commissione di riforma, guidata da un linguista del calibro di Luca Serianni, ha forse voluto tener conto del periodo di “analfabetismo funzionale” e “fake news” contrapposte in cui stiamo vivendo. Un nobile intento: l’elemento più critico è naturalmente la sparizione del tema di storia, scelto solo dal 3% degli studenti, sostituito in modo più vago da possibili tracce d’ispirazione storica. Un fatto che ha suscitato polemiche al calor bianco, finora non del tutto sopite.

Giovanni Gentile reagisce al manifesto antifascista, "Il becco giallo", 1925.

Ciò però ha portato alla fine del grande classico, lo scritto di italiano del primo ventennio del 2000: l’”articolo di giornale” o – più ambiziosamente – il “saggio breve”. Un tipo di scrittura ormai entrato nell’immaginario delle scuole superiori, dopo un lungo rodaggio, e che risentiva dell’onda lunga del modello di Don Lorenzo Milani a Barbiana: nel celebre “Lettera a una professoressa” (1967), gli allievi della sua scuola elaboravano insieme un “saggio breve” (quello, sì, lavoro di altissimo livello, che divenne uno spartiacque culturale della didattica italiana...) in cui, oltre il resto, contestavano i temi tradizionali, borghesi, come “Parlano le carrozze ferroviarie”, slegati da ogni attualità (anche se, volendo, si poteva trovare il modo di attualizzare anche quel tema un po’ deamicisiano: bastava far parlare le carrozze della Torino-Savona, se non immaginarsi una carrozza-cyborg che parla con intelligenza artificiale).

E quindi, in preda all’effetto nostalgia che ormai va di moda, ecco una retrospettiva sui greatest hits del “nuovo tema” del 2000, ormai rottamato.

2000-2002. Un nuovo tema innovativo e “monregalese”.

Nel 2000 il nuovo tema si apriva in un segno monregalese: assurge all’onore della nuova maturità il nostro concittadino più famoso, quel Giovanni Giolitti che diede il nome all’Italia liberale che precedette l’avvento del fascismo (un’era fragile ma tutto sommato ricca anche di conquiste sociali). Temo che però il “Giuanin Bifronte” (come lo soprannominavano vignettisti anch’essi monregalesi, quale Colmo e Dalsani) abbia ottenuto una percentuale ancora inferiore al 3% canonico della traccia storica più gettonata, quella dalle parti di nazisti, comunisti, prima e seconda guerra mondiale.

In ogni caso, in quell’anno si parlava già, con una certa modernità, di “libro elettronico” in altra traccia, con la paventata morte imminente della Galassia Gutenberg (che, un po’ acciaccata, è ancora qua).

Anche nel 2001 le nostre terre la fanno da padrone, con la traccia letteraria dedicata a Cesare Pavese e a un testo, famoso, che parla proprio di qui, e del fatto che “un paese ci vuole” citando Alba, Monticello, Neive, Canelli.
Bello anche il tema musicale, in cui si parla di Sanremo, di Eminem, Madonna, Napster, MP3 ed MTV, con scenografie da guerre stellari: “La scenografia ricorda i film di fantascienza degli anni 50: lame d'acciaio, stalattiti argentee, sfere color latte, alcune ripiene di acqua, e c'è pure una sorta di igloo”. C’è anche Verdi, tra questo florilegio di modernismo musicale, ma si vede che si sente tantissimo a disagio.

Nel 2002 è molto bella la traccia poetica, “Uomo del mio tempo” di Salvatore Quasimodo. Parla della guerra mondiale, e all’indomani dell’11 settembre 2001, con cui si era aperto quell’anno scolastico, ha un che di inquietante e profetico: “Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo. Eri nella carlinga con le ali maligne.”. C’è anche un tema sull’e-commerce, ma forse, in quell’anno, avrà colpito molti di più il rimando all’orrore eterno del terrore che viene dal cielo.

Il resto degli anni 2000: il ritorno all’Istituzione.

Dopo il buono sprint della partenza, ricca di spunti “giornalistici”, come richiesto, seguono anni più anonimi e generici. Nel 2006 poteva comunque essere un buono spunto per i monregalesi il tema dell’Artigianato (con la nostra longevissima mostra ne siamo indubbiamente degli esperti), mentre nel 2007 spicca il passatismo di questo tema generale sulla società delle comunicazioni: «L’industrializzazione ha distrutto il villaggio, e l’uomo, che viveva in comunità, è diventato folla solitaria nelle megalopoli. La televisione ha ricostruito il «villaggio globale», ma non c’è il dialogo corale al quale tutti partecipavano nel borgo attorno al castello o alla pieve. Ed è cosa molto diversa guardare i fatti del mondo passivamente, o partecipare ai fatti della comunità.»

E in effetti, meditando con i maturandi sulla serenità del servo della gleba nell’alto medioevo, che durante i lavori di corvée può riflettere sulla fortuna di godere del dialogo corale dello Ius Primae Noctis (LO SO, LO SO, è una leggenda ottocentesca...), ci accorgiamo di un certo passatismo che è subentrato nei temi dopo anni più frizzanti, magari per una richiesta di toni più istituzionali possibile. Anche le aperture sono molto caute: nel 2008 si parla della novità costituita dall’SMS e dalla E-mail (la prima, per dire, venne spedita nel 1971: chiaramente qui si parla della diffusione, ma comunque era ormai acquisita dalla metà dei ’90, e consacrata da Meg Ryan e Tom Hanks in C’è posta per te, nel 1998).

Gli anni ’10: il ritorno allo stile giornalistico, con uno sguardo al futuro.

Nel 2009 c’è un primo segno di aggiornamento delle tracce, con un tema sui social network abbastanza aggiornato coi tempi (il fenomeno facebook in Italia ha il suo boom proprio in quell’anno scolastico 2008/2009). Con ulteriore accelerazione l’anno seguente finalmente si raggiunge il futuro, e il 2010 vede un tema sorprendente: “Siamo soli?” il tema alieno sulla presenza degli UFO. Si cita il gesuita in capo alla Specola Vaticana e il suo possibilismo sulla presenza di extra-terrestri, un tema che ha fatto sognare i fanatici di Voyager e Giacobbo. Ma, ahimé, quasi un decennio è passato da quel mitico titolo, e dei rettiliani ancora nessuna traccia (se non, appunto, quella di maturità).

Nel 2011 si torna al presente e, oltre al tema sulla corretta alimentazione (che superiamo in fretta perché ci fa venire sensi di colpa) c’è quello sulla fama ottenuta tramite i social, citando giustamente Andy Warhol. ''Nel futuro ognuno sarà famoso per 15 minuti'': il candidato, prendendo spunto da questa ‘previsione’ di Andy Warhol, analizzi il valore assegnato alla “fama” (effimera o meno) nella società odierna e rifletta sul concetto di “fama” proposto dall’industria televisiva (Reality e Talent show) o diffuso dai social media (Twitter, Facebook, Youtube, Weblog, ecc).

A parte i Blog chiamati Weblog, c’è un giovanilismo degno di una canzone di Rovazzi. La maturità è entrata ufficialmente nel futuro, e per restarci. Nel 2012 è molto bello il tema del Labirinto, con citazioni di Eco, e nel tema sui giovani e il lavoro si cita invece Steve Jobs. Stay Hungry, Stay Foolish.

Ma la giusta ricerca di attualismo ha i suoi rovesci: iniziano le maturità degli autori letterari impossibili. Si comincia con Magris nel 2013, per proseguire con Eco (2016) e Caproni (2017) negli anni seguenti (inframmezzati a dire il vero con autori più accessibili al largo pubblico dei maturandi).

Nel 2014, notevole il tema sul transumanesimo: “Anche la Silicon Valley ha la sua religione. E potrebbe presto diventare il paradigma dominante tra i vertici e gli addetti ai lavori della culla dell’innovazione contemporanea. È il «transumanismo» e si può definire, scrive il saggista Roberto Manzocco in “Esseri Umani 2.0” (Springer, pp. 354), come «un sistema coerente di fantasie razionali para-scientifiche», su cui la scienza cioè non può ancora pronunciarsi, «che fungono da risposta laica alle aspirazioni escatologiche delle religioni tradizionali». Per convincersene basta scorrerne i capisaldi: il potenziamento delle nostre capacità fisiche e psichiche; l’eliminazione di ogni forma di sofferenza; la sconfitta dell’invecchiamento e della morte. Ciò che piace ai geek della Valley è che questi grandiosi progetti di superamento dell’umano nel “post-umano” si devono, e possono, realizzare tramite la tecnologia. E tecniche, la cui fattibilità è ancora tutta da scoprire, come il “mind uploading”, ossia il trasferimento della coscienza su supporti non biologici, e le “nanomacchine”, robot grandi come virus in grado di riparare le cellule cancerose o i danni da malattia degenerativa direttamente a livello molecolare. Facile lo scetticismo e l’ironia sui proclami di questi strani eredi dell’Oltreuomo nietzschiano e dei Futuristi in salsa tecnoutopista, le cui radici vengono nel volume individuate nell’alchimia occidentale, nella pratica egizia della mummificazione e nel pensiero taoista. Ma, sostiene Manzocco, giornalista scientifico e scrittore, il transumanismo «non fa più ridere».

Ecco: battendo sul filo di lana il tema sugli alieni, il mio tema d’esame preferito (ormai imbattibile) dell’era dell’”articolo di giornale”. In seguito, ancora un bel tema sui Robot dotati di intelligenza artificiale nel 2017, e sulla Clonazione nel 2018, a completare il ventaglio di temi adeguati all’età di Black Mirror.

Fin qui dunque il vecchio-“nuovo tema”. Vediamo cosa ci riserverà quello novissimo, di Serianni-Bussetti. Le due simulazioni ministeriali proposte (bella novità) sono sembrate comunque ragionevoli e accessibili. Ma lascio ad altri il grande classico del toto-tema: a me il compito, più improbo, di correggerlo come ogni anno.