Maturità/Scivolare stanca: L’esame di StATA

Una poetica visione di Nicola Duberti: l'esame di maturità da un punto di vista inconsueto: la presenza silenziosa e provvidenziale del bidello

bidella

C’è sempre qualcuno che scivola.

L’anno scorso è stato un professore. Di solito invece è un alunno.

I dirigenti non scivolano mai.

Anzi.

Mi dicono sempre: «Ma signora, come è lucido qui. Ci si  specchia. Ci si potrebbe mangiare per terra. Nessun’altra scuola d’Italia è così luccicante per l’esame di stato».

È per questo che ogni anno do ai pavimenti la cera speciale. È il mio modo di affrontare l’esame.

E di passarlo ogni anno.

Beh, quando c’era la maturità con i commissari esterni – non c’è che dire, dava più soddisfazione. Venivano da Sassari, da Trieste, da Napoli, da Firenze e se ne tornavano a casa con l’odore di scuola pulita ben impresso nel naso.

Nostalgia.

Nessuna moglie, nessuna compagna, nessuna figlia sa pulire una casa così bene come io pulisco la mia scuola per l’esame di fine anno. Certo, poi qualcuno scivola. Maschi, di solito. Noi donne scivoliamo di meno. Sì, ogni tanto qualche studentessa anoressica. Sei anni fa un’insegnante obesa, che aveva deciso di mettersi il tacco 12 per la seconda prova scritta. Ma quelli che scivolano sono quasi sempre maschi. E dovreste sentire come strillano. Poi però anche a loro i dolori passano. Le ammaccature non si vedono, nessuno indossa pantaloni corti all’esame. E a una certa ora sono tutti davanti al distributore delle bevande.

Se non ci fossi io, chi smisterebbe questa folla di adolescenti che chiede una chiavetta o mendica gli spiccioli per caricarla? Chi darebbe un’ultima controllata ai loro capelli, dopo la cioccolata calda, prima di rientrare nell’aula magna? A chi chiederebbero consigli da donne le ragazze più timide, in preda al panico? E a chi racconterebbero com’è andata la prova, questi ragazzoni con le ascelle sudate, senza paura di essere giudicati?

Sono io, la vecchia bidella del piano terra, la persona che resterà più impressa nella loro memoria. L’unica, fra tutte, che alla fine di tutti avrà davvero superato l’esame. Se qualcuno scivola, naturalmente