Il calore dell’Artico: Poi e Any Other

Emozionante e intimo il set di Adele Nigro, Giorgio Poi accende il folto pubblico radunatosi al parco della Zizzola, per una chiusura con il botto

Artico

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Anche l'edizione 2019 di Artico va in archivio, tra i ricordi più piacevoli della calda e bizzosa estate 2019. Il tempo riserva un bel cazzotto alla provincia di Cuneo, nel pomeriggio, ma preserva il parco della Zizzola con la sua festa in corso. Alle 18 quando si aprono i cancelli della seconda serata del festival Artico il tempo è perfetto, la temperatura piacevole. A poco a poco i ragazzi iniziano ad entrare nello spazio, a viverlo. Sarà un flusso ininterrotto che toccherà l'apice con i set serali di Any Other e Giorgio Poi.

Paolo Nori e la sua Grande Russia Portatile

Il primo evento della serata è il reading dello scrittore Paolo Nori, parmense, cittadino del mondo. Nori ha inizialmente preso un diploma in ragioneria, per poi lavorare in Algeria, Iraq e Francia. Poi la svolta: in italia si laurea in lingua e letteratura russa e per un certo tempo si specializza in traduzioni di manuali. Con il tempo incrementa le collaborazioni, grazie all’ingresso nella collaborazione de "Il semplice” entra in contatto con Ermanno Cavazzoni, Gianni Celati, Ugo Cornia, Daniele Benati. Oggi collabora con diversi quotidiani, tra cui “Il Manifesto”, Libero, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano. Il reading a Bra è dedicato all’ultimo dei libri pubblicati “La Grande Russia Portatile” edito da Salani, che rappresenta un curioso memoir, che raccoglie sostanzialmente i ricordi e le esperienze dell’autore nel suo rapporto con la Russia. Un rapporto profondo, che investe sia la sfera emotiva e l’immaginario di Nori, da sempre appassionato di letteratura russa, sia poi la concreta realtà, visto che Nori ha a lungo viaggiato proprio in quella terra. Con la sua inconfondibile cadenza emiliana, il suo ritmo di lettura volutamente strascicato, molto blando e morbido, Nori trasforma il prato di Artico in una specie di salotto, in cui snocciola gli aneddoti e le storie del suo libro a una platea di attenti ascoltatori.

I concerti: Nebbiolo in apertura

Dopo Paolo Nori sale sul palco il cantautore Nebbiolo, accompagnato dal fratello alla chitarra. Il duo propone cantautorato morbido di solida matrice indie, con un marcato gusto vintage, portato dalla scelta dei suoni, sintetizzatori e pianoforti elettrici d'epoca. Nebbiolo costruisce atmosfere e viaggi sonori, puntando tutto sulla suggestione, sull'atmosfera che riesce a creare con i suoi suoni ovattati e dilatati, conducendo l'ascoltatore con una voce sussurrata e scura. La batteria marca il tempo, in genere poco invasiva, spesso con pattern minimali ma di rado banali. Le canzoni sono caratterizzate da un sound molto compatto, anche troppo. Manca un po' di varietà in queste canzoni, ma non è detto che all'artista interessi. L'obiettivo di "Un classico" è evidentemente proiettare l'ascoltatore in un lungo viaggio notturno, nel tunnel delle storie evocate dai testi di Nebbiolo, puntando sull'evocazione, sul sogno. Ed è evidentemente un obiettivo centrato, da parte di questo raffinato cantautore che nel suo nome evoca la piemontesità, il gusto per i sapori secchi ed eleganti, le atmosfere fumose ed oscure, come il panorama delle colline delle Langhe, nelle nebbie delle mattinate autunnali.

Any Other, un set minimale ed emozionale

Adele Nigro è una vecchia conoscenza. Sia del festival Artico, che le ha aperto il suo palco già l'anno scorso, anche se in quel caso era parte della band di Colapesce. Sia di chi scrive, che ha potuto assistere a un concerto degli Any Other, nome d'arte del suo progetto, alcuni anni fa, in un locale a Mondovì. Già allora il nome aveva destato un certo interesse nella scena dell'indie. Già allora al suo fianco c'era Marco Giudici, mentre alla batteria sedeva Erica Lonardi. Oggi ritroviamo i due musicisti insieme a Clara Romita e Giacomo di Paolo. Il set è sicuramente più maturo rispetto a quello del 2017, più equilibrato nei suoni, dosa meglio dinamiche e impasti sonori. Adele è in ottima forma e dimostra una padronanza della voce e degli strumenti impeccabile, coinvolge il pubblico in uno spettacolo molto emozionale, che alterna momenti più intimi, con sola chitarra e voce, a brani più complessi, con l'accompagnamento di basso, batteria, pianoforte e tastiere. Any Other si confermano una band dalla fortissima vocazione internazionale, non solo per i testi in inglese ovviamente ma soprattutto per il sound che si rifa apertamente all'America del Grunge e dell'alternative statunitense, reinterpretandolo in chiave semiacustica con grande originalità.

Giorgio Poi, cantautorato e malinconia vintage

Dopo Any Other si apre un lungo intermezzo, durante il quale oltre al cambio palco trova spazio la performance artistica di Florile di Stasi, che si esibisce in una coreografia in duetto con un video proiettato sul fondale. I movimenti della danzatrice sul palco, nervosi e guizzanti, si muovono in uno strano rapporto di simbiosi con l'alter ego video della danzatrice, che si muove sul greto di un fiume, formando un curioso gioco di rimandi e specchi.

Giorgio Poi sale sul palco intorno a mezzanotte, davanti a un pubblico foltissimo in attesa. Da subito parte con il suo sound vintage e mosso, che sembra uscito da uno strano crossover tra le mode sonore degli anni. Colpisce subito la sua voce, particolarissima direi praticamente unica nel panorama, con la sua altezza e il suo timbro inconsueto. L'indie premia spesso le voci "diverse", che si discostano dai canoni, non solo del bel canto, ma anche dall'impostazione cantautorale. Voci talvolta apertamente gutturali, graffiate, spesso dissonanti (vedi l'esempio di Calcutta, che con Giorgio Poi collabora). Vince la personalità, vince l'urgenza, la spontaneità: in una parola, l'autenticità. Le canzoni di Giorgio Poi sono storie gentili che raccontano la quotidianità malinconica dei pomeriggi estivi della provincia, gli idilli dell'adolescenza, piccoli momenti che brillano nei ricordi di ciascuno. Proprio quelle sensazioni che sentiamo combaciare misteriosamente con i versi delle canzoni di Giorgio e dei cantautori che, come lui, sanno catturare e fotografarle.

La notte di Artico scivola via così. Tra ricordi e nostalgie della Russia, canzoni calde, canzoni intense, canzoni da ricordare, canzoni da ballare. In un parco che si fa crocevia di tutte le arti, tra esposizioni, mostre, performance e incontri di artisti da cui possono nascere le scintille più inattese. Arrivederci al prossimo anno.