Ipercoop sottocosto settembre 2019

LA RUBRICA CHE ABBAIA / Fido in giacca e cravatta

A cura di GEA

Cane Moro
Moro, mantenuto in canile dal Comune di Ceva

Anche quest’anno, a fine giugno, si è tenuta la giornata mondiale del cane in ufficio, nata in Inghilterra nel 1996 grazie all’Associazione Pet Sitters International come “Take Your Dog To Work Day” e da allora si è sviluppata prima negli Stati Uniti per poi approdare in Europa.
Numerosi sono infatti gli studi che dimostrano i benefici che apporta la presenza di un cane in ufficio. Il cane è un animale sociale, necessita di interagire con l’uomo, e permettergli di passare più tempo con noi sarebbe sufficiente a risolvere molti dei principali problemi comportamentali, oltre che a renderci padroni meno frustrati dall’impossibilità di stargli abbastanza vicino.
Inoltre, la presenza di un animale sul posto di lavoro migliora l’umore dei dipendenti e favorisce la socializzazione tra di essi, diminuisce lo stress, aumenta la produttività, riduce l’assenteismo e aiuta a mantenere un clima più sereno. Infine, secondo diversi sondaggi, sarebbe il desiderio di moltissimi impiegati.

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Ovviamente, una scelta di questo tipo necessita di regole ben precise, un regolamento chiaro e di un’attenta valutazione dell’animale e dell’ambiente – meglio se fatta da un professionista – ma lo sviluppo che c’è stato, in questi ultimi anni, dimostra che si può fare.
Ma qual è la situazione in Italia? Alcune aziende hanno cominciato a concedere questa possibilità, soprattutto in Lombardia, e la lista è in continuo aumento. Forti dell’esempio americano, ci sono una multinazionale con sede a Milano, che si definisce una dog company ed ha inserito la presenza dei cani accanto alla scrivania nel suo “codice di condotta”, e un’altra a Vimercate, che ha istituito i Pet Friday, ossia i venerdì in cui tutti i dipendenti possono portare con sé il proprio animale. Un’azienda che produce cibo per cani, oltre a permettere ai propri dipendenti di portare con sé il proprio animale, ha addirittura istituito una “Pet at work alliance” per aiutare le realtà che vogliono andare in questa direzione, mentre in un’altra viene organizzato il “Pet friendly day”, giornata di condivisione lavorativa con gli animali dei dipendenti. C’è infine un grosso gruppo bancario che proprio quest’anno ha cominciato un progetto pilota nella sua sede milanese, con la creazione di apposite dog room, con l’intenzione di estenderlo, qualora andasse a buon fine, anche ad altre sedi e filiali su tutto il territorio nazione.
Anche nell’ambito pubblico ci si sta muovendo: il Comune di Torino ha avanzato la proposta di permettere di portare il cane in ufficio a patto che sia stato adottato in canile (in modo da venire incontro a chi adotterebbe un cane, ma ha paura di lasciarlo troppe ore da solo), mentre a Genova già da tempo è possibile, per i dipendenti dell’ufficio cultura, portare il proprio animale con sé.
E nel Monregalese? Al momento non ci risulta ci siano esperienze in atto di questo tipo, ma chissà se le cose potranno cambiare in futuro.

Per Gea, Pia Tealdi

Nella foto, Moro, mantenuto in canile dal Comune di Ceva

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