L’alchimia in mostra a Savigliano

Ars Regia: la Granda Alchemica in mostra al Muses di Savigliano. Un'esposizione tra arte, fumetto, videogame, ceramica ed essenze per scoprire tutti i volti della tradizione alchemica.

L'alchimia a Savigliano: Ars Regia
Il logo del progetto

L'alchimia è in mostra a Savigliano: si è inaugurata di recente, il 5 luglio 2019, la mostra “Ars Regia”, dedicata alla Granda Alchemica. Un’indagine sulla tradizione ermetica subalpina ad ampio raggio, partendo dalla dinastia sabauda fino ad arrivare agli artieri attualmente viventi e operanti. Avevamo anticipato l'evento con alcuni articoli (qui e qui), ma ora è l'occasione migliore per una ampia disamina dell'esposizione, dopo una doverosa visita diretta.

La mostra è stata promossa dall’Associazione Le Terre dei Savoia, che riunisce più di 50 Comuni tra le provincie di Cuneo, Torino, Asti, all’interno di un progetto espositivo biennale. Ospiti dell’esposizione due importanti palazzi nobiliari di Savigliano, eccezionali beni monumentali della Città di Savigliano destinati a ospitare mostre: Palazzo Taffini d’Acceglio, della Banca Cassa di Risparmio di Savigliano, e Palazzo Muratori Cravetta, dell’amministrazione civica. L’evento nasce inoltre nell’ambito del progetto I Duchi delle Alpi/Les Ducs des Alpes, parte del programma europeo di cooperazione transfrontaliera tra Francia e Italia Interreg ALCOTRA.

La scelta dell’alchimia non deve sorprendere. Già nel 1986, nell’ambito della Biennale di Venezia, la mostra Arte e Alchimia curata da Arturo Schwarz aveva sdoganato, se necessario, lo studio del tema. E da sempre l’identità del Piemonte si lega, anche a livello internazionale, a un’immagine esoterica.

Savigliano è poi luogo collegato alla spagirica, cioè all’alchimia vegetale: vi si trovano il museo MÚSES, Accademia Europea delle Essenze; ESSICA, innovazione di processo nella filiera delle erbe aromatiche essiccate, progetto europeo, finanziato dal programma Interreg ALCOTRA, l’Antica Farmacia Ospedaliera presso il Museo Civico; il corso di Laurea in Tecniche erboristiche dell’Università di Torino; la fiera QuintEssenza. Un sistema quasi alchemico di rispondenze, che rendono la città ideale sede dell’esposizione. Vi rimandiamo qui, al sito del Muses, per ogni tipo di informazione.

L’esposizione è curata dal prof. Enzo Biffi Gentili, direttore del MIAAO di Torino e direttore artistico del CuNeoGotico, progetto appena concluso che ha portato alla valorizzazione dell’anima (neo)gotica del Cuneese, esperto nazionale di arti applicate.

L'alchimia a Savigliano: il volume La Granda Alchemica
Il volume "La Granda Alchemica"

La Granda Alchemica: un volume fondamentale.

Il magnifico volume realizzato in occasione dell’esposizione, molto più di un catalogo, presenta le sezioni della mostra fondendo le opere presentate in un discorso ancor più vasto e organico sulla materia. L’introduzione non a caso si intitola “Nel crogiuolo della Granda”: la provincia infatti, anche forse per la sua natura di luogo di frontiera con la vicina Francia, è da sempre un crocevia di impulsi diversi che hanno lasciato una loro sottile traccia nella sua tradizione ermetica. Sorprendente anche la cura tipografica del volume, esso stesso un’opera d’arte di tipografia ermetica, dove ogni singolo elemento funzionale dell’opera ha una precisa valenza iniziatica. Ad esempio, la R rovesciata di Ars Regia: rimando ai misteri di Rennes Le Chateau, che si riverberano in San Lorenzo di Saliceto, la cui valenza alchemica è indagata nel volume. Oppure, le meravigliose illustrazioni di Kalla che inaugurano ogni sezione, fittissime di rimandi ermetici ed ispirate all’iconologia di Cesare Ripa, che compongono un percorso visivo unificante nel libro. Un tratto, questa cura visiva del libro, che è propriamente alchemica: spesso nei volumi esoterici il vero percorso non scaturiva dalle parole, ma dalle immagini, che permettevano di cogliere il vero senso del discorso, in modo di celarlo ad occhi indiscreti o inquisitoriali (un’interazione testo-immagine che ritorna nel fumetto moderno: ma è un discorso troppo lungo per questa sede).

L'alchimia a Savigliano: La camera di Carlo Emanuele
La camera dove morì Carlo Emanuele

L'alchimia in mostra a Savigliano: i Savoia.

L’esposizione risulta quindi articolata in otto sezioni, che vanno a strutturare un raffinato percorso a suo modo iniziatico ai temi dell’alchimia cuneese. Si comincia con l’impronta sabauda, a partire dalla figura cruciale di Carlo Emanuele I di Savoia, che intrattenne rapporti, documentati, con studiosi e praticanti di alchimia come Giacomo Antonio Gromo, Angelo Ingegneri, Cesare Della Riviera. Nella Sala Magna di Palazzo Cravetta a Savigliano, dove il Duca morì, è stata quindi  realizzata una installazione “fantasmatica” incentrata sulla “apparizione”, creata dall’architetto e fotografo Pino Dell’Aquila, del grande quadro di Nicolò Barabino “Gli ultimi istanti di Carlo Emanuele I” (1891), e di un dettaglio degli affreschi del Salone d’onore di Palazzo Taffini nel quale la figura del Duca di Savoia viene “trasmutata in oro”. Completa questa suggestiva ricostruzione un corredo storico a cura di Loredana De Robertis. L’impatto nella sala, complice la raffinatissima cura nell’evocatività dell’esposizione, è incredibilmente suggestiva. Da monregalese, non posso non sottolineare come il luogo abbia, a suo modo, un legame mistico col monregalese: il Santuario di Mondovì presso Vicoforte infatti ospita la tomba del sovrano (e, dal 2017, anche quella dell’ultimo re dei Savoia, Vittorio Emanuele III, e consorte).

Ermes Trismegisto
Ermes Trismegisto a San Lorenzo di Saliceto

L'alchimia in mostra a Savigliano: Saliceto

Un secondo momento è costituito dai primissimi esiti di una missione di rilievo espressivo di un notevole e poco noto monumento misterico cinquecentesco della Granda, la Chiesa di San Lorenzo a Saliceto (che mi è molto caro, anche per il nome), dove l’apparato scultoreo-decorativo lapideo della facciata è gremito di simboli alchemici. Protagonista, il fotografo di architettura e docente al Politecnico di Torino Daniele Regis, già autore di una nuova lettura visiva del neogotico cuneese. Le foto di Regis, pur rigorose nella documentazione visiva, fanno emergere con forza la potenza evocativa di San Lorenzo, che è in effetti luogo sorprendente e da indagare nella sua essenza, anche solo come raro esempio di rinascimento piemontese (a Mondovì sussisteva un’altra occorrenza, la cattedrale cinquecentesca, poi abbattuta dai Savoia per edificarvi la loro cittadella in forma di stella a sei punte: il portale, ancor oggi conservato nel cortile interno del duomo, ha tratti simili con Saliceto e Torino).

Pinot Gallizio
Pinot Gallizio

L'alchimia in mostra a Savigliano: l'arte

Segue una terza sezione destinata a Giuseppe “Pinot” Gallizio (in foto, l'artista), il più importante artista d’avanguardia della Granda novecentesca. A partire dai titoli delle sue opere è evidente il rimando all’alchimia, spesso accennato ma non sufficientemente ancora indagato in modo sistematico dalla critica. In mostra sono esposti, in seguito a un accordo con l’Archivio Pinot Gallizio, alcuni di questi dipinti, tra i quali La materia è una cosa seria del 1957, Il mistero delle cattedrali del 1961, L’uomo bidistillato del 1962 sino alla serie terminale dei Neri dipinti alla vigilia della sua morte.

La quarta sezione rivela alcune opere conservate presso il Seminario Superiore di Arti Applicate/MIAAO della Congregazione dell’Oratorio di Torino, nel complesso di San Filippo Neri, afferenti a una iconografia alchemica. Tra gli autori Pierre Clayette, Sergio Fergola, Lucio Saffaro, Joe Tilson, Jorrit Tornquist, Jean Triffez, Martin Van Vreden e i più giovani Andrea Neri e Marco Tiani. Una prova documentale di “riconciliazione” tra chiesa cattolica e Ars Regia, di cui tratta dottamente il saggio di padre Giuseppe Goi nello splendido volume realizzato in occasione della mostra.

Un'altra sezione riguarda gli Artieri pedemontani che abbiano avuto modo di indagare specificamente la materia alchemica: i grafici e illustratori Piero Crida ed Elisa Seitzinger, l’eccentrico “olandese volante” Guy Harloff che morì in Piemonte, gli artisti Plinio Martelli e Silvio Rosso, e Fabio Petani, street artist: un'altra forma espressiva "nuova" di cui si è debitamente tenuto conto, e che ha forse più debiti alchemici di quanto si possa pensare.

L'alchimia a Savigliano: L'oro in ceramica
L'oro in ceramica.

L'alchimia in mostra a Savigliano: la ceramica

Le sei sezioni più strettamente legate al territorio sono compiute con quella dedicata alla Ceramica. Molto interessante – anche, a nostro avviso, in prospettiva monregalese, questa sezione sulle “Ricerche dell’oro nell’arte ceramica”, che mostra come anche quest’arte si colleghi alle ricerche alchemiche. Da monregalesi, su una testata monregalese, ci piace sottolineare come Mondovì possieda un autorevole Museo della Ceramica, che potrebbe forse far pensare a connessioni con questa ricerca, volta alla ricerca sullo spirito ermetico cuneese ma che sta avendo una risonanza ben più che provinciale. Allo stesso modo, il Museo della Stampa monregalese potrebbe bene interfacciarsi, volendolo, con il culto dell’arte stampatoria in ogni suo aspetto che emerge dalla mostra e dal libro.

L'alchimia a Savigliano: Esposizione olfattiva del Muses
Esposizione olfattiva del Muses.

L'alchimia in mostra a Savigliano: il profumo.

Concludono l’Opera due sezioni meno “radicate” nel genius loci: l’aroma del Sacro, un’installazione “alchi-mistica”, composta da ventiquattro olfattori in vetro dai quali i visitatori possono inalare profumi basati su essenze adottate in cerimonie sacrali e mistiche, con ospite d’onore l’artista, stilista e profumiere Filippo Sorcinelli. Tale sezione, di grande interesse, omaggia l’originale specificità del Muses, un raro museo dedicato alle sensazioni olfattive, elemento che si interseca in modo determinante all’alchimia.

Elisa Seitzinger, Transfiguration
Elisa Seitzinger, Transfiguration

L'alchimia in mostra a Savigliano: fumetto, animazione, videogame

Molto interessante infine, sempre a nostro avviso, l’ultima sezione, a tema pop: “Alchimia di massa”. Fumetti, comics, manga, anime, videogames che testimoniano l’influsso dell’alchimia anche nell’immaginario della cultura pop. Oltre ad essere un meritorio allargamento anche a questi nuovi territori ormai riconosciuti della cultura globale, sono elementi che potranno essere utili ad avvicinare le nuove generazioni digitali all’esposizione. L’opera di  Elisa Seitzinger presente in mostra, che da un calice graaliano fa emergere i Transformers, simulacri della trasmutazione iniziatica, è significativa in questo istituire una continuità tra arti.

Insomma, una esposizone di alto livello, che giungerà fino a inaugurare i primi giorni del 2020, e che quindi vi sarà modo per chiunque lo vorrà di vedere in questa estate o nell’autunno imminente. Per parte nostra, un percorso che consigliamo vivamente.

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