Ipercoop Speciale Agosto

La musica che cambia forma #LONGDRINK

tutti (o buona parte de) gli album che non avreste mai pensato di ascoltare

Quando si va in vacanza si ascolta a vario titolo parecchia musica. Sebbene il meteo sia alquanto ballerino, dopo tanti ascolti è bene delineare lo stato dell'arte, individuare gli album che non avreste mai pensato di ascoltare, immortalare dei nuovi dei e offrire una cartina tornasole con alcuni dei migliori dischi del 2019.

Numerose le uscite: sempre più dischi vengono prodotti, anche se ci abitua ad alcuni nuovi comportamenti. La presenza dei social network e della musica in streaming ha modificato le abitudini di fruizione musicale, sia in chi ascolta, sia in chi produce musica.

Un esempio è quello di Bon Iver che ha lanciato nel giro di un mese ben quattro brani diversi del lavoro che uscirà a fine agosto, e sarà composto da 13 tracce: in pratica un terzo del disco lo possiamo già ascoltare (i video dei nuovi brani, qui).

Chiedersi perchè accada e cosa questo possa significare è lecito, trovare una risposta riscontrabile anche nel futuro assai più arduo e complicato. Ma soffermiamoci sugli ascolti.

NUOVE LEVE, NUOVI DIVI
Billie Eilish

Il nome è senza dubbio quello di Billie Eilish, nuova enfant prodige (annata 2001) del pop internazionale a stelle e strisce: a differenza di tante altre stelle emerse in così tenera età nel suo disco la Eilish affronta tematiche crude, più naturali forse in un Kurt Cobain a trent'anni.

Se non ci si limita a guardare quanto il personaggio corrisponda ai messaggi che manda e si analizza When We All Fall Asleep, Where Do We Go?, lo si può considerare un album di altissima qualità, per suoni e sonorità, testi profondi e capaci di arrivare al pubblico (della Eilish?): un mix in cui si guarda ai nuovi generi, ci si tuffa nella tradizione del pop e le si porta un po’ di aria nuova (bella ghiacciata) addosso. È un mondo tutt'altro che leggero
quello che canta la Eilish, pieno di paure, fatto di cadute e di una gran voglia di reazione: il disco di chi pare predestinato a traguardi importanti. Se negli anni ‘80 per Madonna era una Isla Bonita, qui vediamo solo “bad guys”.

Brano da ascoltare: Bad Guy

USATO SICURO
the Chemical Brothers e the Cinematic Orchestra

Se le nuove generazioni avanzano ci sono artisti in pista oramai da un po’ che continuano a produrre materiale. A differenza di tanti a cui la vena artistica si è oramai erosa, Chemical Brothers e Cinematic Orchestra hanno prodotto due nuovi album, usciti assai bene.

I due ex studentelli di Manchester si confrontano con una elettronica che, sebbene non abbia perso il grip della cassa dritta e del ballo, ha ampliato la propria sfera di compressione a favore di un ascolto ben più attento e ricco: l’ipnotico rock psychedelico prende una deriva soprendente. No Geography è un disco che eguaglia quelli della prima ora e il buon risultato di Further.

Per la band creata da Jason Swinscoe invece quello di To Believe è solo il quarto album in studio, nonostante i 20 anni di palchi insieme. Mescolare il rock e tutte le sue derivazioni del caso con contemporanea e jazz oggi è roba tutt’altro che facile: il rischio di diventare scontati è dietro l’angolo, ma questa band è composta da artisti di primissimo ordine e il disco, ascolto dopo ascolto, fila via liscio che è un piacere.

Brani da ascoltare: The Universe Sent MeA Caged Bird / Imitations of Life

REVIVAL ANNI '90
Default Genders

Il gioco del revival è una delle icone nell'arte di questi anni 10 e se nella sua prima fase il riferimento si arrivava alla fine degli anni '80, oramai siamo arrivati a considerare d'antan anche il materiale di inizio millennio. Cosa sia passato per la testa del canadese James Brooks quando ha deciso di produrre Main Pop Girl 2019 è assai difficile riuscirlo a spiegare, ma è incredibile la sorpresa con cui, ascoltando questo disco, si piombi nel pieno degli anni '90.

Quella che però potrebbe apparire un gioco per attrarre simpaticoni del modernariato si trasforma in un'autentica genialata quando il disco, che profuma di vecchi ricordi (le drum machine che battono tempi “jungle”), è al tempo stesso una rappresentazione perfetta anche della musica di oggi: tanti generi mescolati e tanta voglia di (millantare) improvvisazione.

Brani da ascoltare: Vietato calpestare i prati

LA DERIVA DELLA MODERNITÀ
the Comet is Coming

In un mondo in cui tutti vanno di fretta e tutti recuperano qualche strumento o qualche sequenza musicale che rimanga in testa, anche un genere come il jazz si ritrova a declinare alla stessa maniera la propria natura.

Chi riesce in questo sono the Comet is Coming, un collettivo inglese che intesse una rete di suoni più propri a un concerto dance, ma che lo fa su una base di jazz puro, e con tanto di uno dei suoi strumenti più rappresentativi: il sax. Il risultato è a dir poco sorprendente, una miriade di suoni che o ti colpiscono e ne rimani stupefatto, o ti arrivano talmente forti da prenderti a sberle. Jazz, psych-rock ed elettronica sono gli ingredienti per questo cocktail dai sapori forti e per chi ha orecchio pronto: alla lunga il disco cala, ma i primi 15' buoni sono a dir poco pirotecnici.

Brani da ascoltare: Summon the Fire

INDIE, C'È VOGLIA DI FRESCHEZZA
Vampire Weekend

Uno dei generi oggi in maggior sofferenza è senza dubbio quello della musica “Indie”, ibrido non solo a parole, ma anche di contenuti che, proprio per questa sua natura un po' liquida, pare abbia perso cosapevolezza.

Chi in questa confusione trova modo per essere efficace sono i Vampire Weekend: Father of the Bride è un disco che ti mette buon umore, anche se non sempre i temi siano così gioiosi. Abbandonate un po' le ambientazioni languide, di tonalità “in minore”, il disco è una rasoiata di sorrisi, un disco lungo, pieno di brani (la più parte che mantengono una lunghezza contenuta) e di colori, in cui a metà tra folk e pop, la band newyorkese ci stimola a fare un salto fino al sole della California.

Brani da ascoltare: This Life

INTIMISMO A PROFUSIONE
James Blake e Aldous Harding

Se Assume Form non è forse la migliore esperienza musicale di James Blake, va comunque apprezzato la grande qualità artistica anche come interprete e come musicista. Ed in questo ambito sicuramente il disco in questione acquista qualche punto in più, dal meritare anche qualche ascolto aggiuntivo al primo: il brano di apertura su tutti.

Un disco che come quello della songwriter neozelandese Hannah Harding gioca sulla profondità e l'intimismo, musicale, vocale e testuale. E se James Blake cerca questi elementi mescolando mondi anche lontani come il soul, l'elettronica e le nuove sonorità del rap, Designer invece è un disco alquanto tradizionale di folk pop, che richiama qualcosa di Leslie Feist, Emiliana Torrini e Carla Bruni.

Brani da ascoltare: Assume Form e the Barrel

IL SANO VECCHIO ROCK
the National, White Lies e Black Mountain

Se l'indie agonizza, il rock è stato dato per morto da un pezzo, incastrato in una serie di meandri in cui oggi la musica svicola e anchilosato nell'incapacità di rigenerarsi. Ci sono però artisti che ancora hanno qualcosa da dire all'interno e, sebbene arrivino da mondi anche diversi, rappresentano ciascuno a loro modo il genere.

I National sono tornati con alcune novità (una voce femminile assai presente), un disco pieno di nuove sonorità e qualche tastiera in più del solito, a giocare in quella dimensione tra spinta irrefrenabile e contenimento emotivo che sono proprietà inalienabili della band.

I White Lies invece sono una band che fa del revival post-punk il proprio marchio di fabbrica e con questo Five (anche quinto lavoro della band) portano all'estremo la ricercatezza delle atmosfere synth-pop oscure degli anni '80.

Se per queste prime 2 band era assai difficile, improponibile appariva il tentativo della band metal che doveva superare un disco epico come IV: Destroyer dei Black Mountain è un disco che non scimmiotta le esperienze precedenti e, al contrario, ne prende le distanze a favore di atmosfere più sinfoniche e ampie. Il disco pare meno cupo, ma al tempo stesso assai efficace.

Brani da ascoltare: the Pull of You (the NATIONAL),Time to GiveHorns Arising

L'ITALIA CHE NON C'È
Dino Fumaretto, C'mon Tigre,
I Hate My Village e Mòn


Al di fuori del mondo pop e (t)rap che ha oramai preso il sopravvento su qualsiasi altra cosa gli ambienti sono assai saturi ed è difficile trovare novità. Ci prova il mantovano Dino Fumaretto che in Coma va alla ricerca di un nuovo ibrido, come già in passato è riuscito a Iosonouncane, tra cantautorato e nuovi suoni digitali; il risultato è nel complesso buono, ma per raggiungere i livelli di Jacopo Incani la strada è ancora lunga.

Dove la musica italiana gode di buona – anzi, oserei dire ottima – salute è il mondo della musica d'avanguardia che, nel 2019, riporta in auge i C'mon Tigre (con il secondo disco) e l'esperienza composita degli I Hate My Village.

Se dei primi se n'è già parlato (qui) dei secondi si può dire che gli esperimenti di superband paiono venire bene, specie quando al loro interno un componente porta il cognome Ferrari (Verdena): se nel caso dei Dunk (articolo qui) a battere il tempo era Luca, a cantare con I Hate My Village c'è il fratello Alberto. Insieme anche a Fabio Rondanini (Calibro 35, Afterhours) e Marco Fasolo (Jennifer Gentle) accompagnano le note di chitarra di Adriano Viterbini (Bud Spencer Blues Explosion) in un progetto che guarda con interesse, come per C'mon Tigre, all'esperienze di ibridazione dei suoni rock/blues con la ritmica e la musica jazz sudsahariana (Mulatu Astatke e famiglia Kuti allargata) e berbera (Bombino e Tinariwen).

Citazione brevissima per un nome nuovo, band romana, i Mòn: mix di suoni e di sonorità assai gradevoli elettropop, talvolta più coinvolgenti nelle ritmiche, in altri momenti più eterei, nella speranza che trovino spazi e orecchie per essere ascoltati.

Brani da ascoltare: Bicchiere Rotto, Acquaragia, Racines (thru the eyes of Boogie)Calypso

E LA NOSTRA PROVINCIA, È ANCORA GRANDA?
duo Bottasso & SIMS, Roncea e Leandro

Uno dei più begli album italiani ascoltati in questo 2019 porta la firma di tre ragazzi cuneesi e si intitola “Biserta e altre storie”. Il disco composto dai fratelli Nicolò e Simone Bottasso (violino e organetto) e da Simone SIMS Longo è la versione 2.0 della world music, una reinterpretazione della musica folk e tradizionale con l'innesto di intarsi elettronici che ne fanno un autentico gioiello di rara bellezza e che, evidentemente, è stato notato ed apprezzato nel panorama artistico nazionale tanto da portare i tre artisti locali ad aggiudicarsi il Premio Giovani al Premio Nazionale Città di Loano per la Musica Tradizionale Italiana.

Interessante anche il primo esperimento in lingua italiana di Nicolas J. Roncea che nel suo Presente racconta la sua crescita umana, personale e artistica (recensione qui): il rock è il suo mondo e con il lirismo che gli è proprio Roncea regala un disco pieno di pathos emotivo.

Ultimo nome è quello del monregalese Leandro che, sebbene non abbia ancora prodotto un vero e proprio album, ha cominciato – con le caratteristiche enunciate in apertura, proprie di questo nuova modalità del “gioco” artistico – a mettersi in mostra con una serie di brani cantautorali assai interessanti e che ci portano ad un benaugurate in bocca al lupo per le produzioni future.

Da ascoltare: Spirali, Tapis Roulant e Saprai Farti Valere

La PLAY LIST di questa prima metà di 2019 di CULTURECLUB51

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