#MondovìGerusalemme – DIARIO DI VIAGGIO /episodio 1: Nazareth

Prima tappa, Nazareth. Oggi, martedì 13 febbraio, è il giorno-1 del pellegrinaggio della  Pastorale giovanile della Diocesi di Mondovì. In Terra Santa, cinquanta giovani monregalesi (dai 18 ai 35 anni) accompagnati da don Federico Suria (Pucci) e don Federico Boetti (Buet).

Giorno 1: Nazareth e il Monte Tabor

La prima tappa è stata Nazareth e il Monte Tabor, dove oggi i ragazzi e le ragazze hanno partecipato alla messa, celebrata - un po' a sorpresa! - dal vescovo di Mondovì, che si trovava in Terra Santa nel corso di un altro viaggio. «La domanda del primo giorno era: dove sei? - raccontano i ragazzi -, ovvero lo stesso interrogativo che Dio fa ad Adamo nell'Eden. Il senso della domanda è quello di interrogarsi sulla nostra consapevolezza. Per mettersi in cammino, serve essere consapevoli della nostra posizione, del punto di partenza. Sono domande difficili, perché impongono riflessioni scomode. Ma sono le domande da cui cominciare».

Saranno in cammino per 10 giorni, in cui visiteranno alcuni dei luoghi più importanti della Terra Santa: Nazareth, il lago di Tiberiade, il monte Tabor, Cafarnao, Qumran, Betlemme e ovviamente Gerusalemme. I ragazzi avranno anche modo di incontrare alcune realtà e comunità cristiane, testimonianze preziose che permetteranno di capire com’è l’attuale situazione di vita dei cristiani in Terra Santa.

«La Terra Santa è stata definita “quinto vangelo” - ha detto loro il vescovo di Mondovì Edigio Miragoli, nell'omelia -. Cosa intendeva dire con queste parole Cesare Angelini, fine critico letterario e ottimo prete pavese? Certamente dalla Terra Santa si torna con maggior cognizione del Vangelo. Alcuni luoghi, in particolare, sono rimasti gli stessi, come il lago di Tiberiade, in assoluto; ma anche il Tabor o il deserto. Ma, al di là della fedeltà dello scenario che si offre a noi con quello su cui agì Gesù, non può non impressionarci l’idea di passare dove Lui parlò, compì miracoli, guarì, camminò. Un quinto vangelo va letto, come gli altri quattro. Probabilmente Angelini ci suggerisce di avere occhi attenti a “raccogliere” tutto ciò che la Terra Santa ci offre, visto che “leggere” etimologicamente significa proprio “raccogliere” dei segni. Delle lettere, ma non solo. Ecco, ciò che vi auguro, quale che sia la vostra fede, è di “leggere” bene questo quinto vangelo. Cioè di capire, direi, meglio di “sentire” che qui qualcosa di importantissimo è accaduto. Pensate che cosa, da quasi due millenni, è la presenza del Cristianesimo nella storia d’Italia, d’Europa e del mondo e pensate che tutto è iniziato qui, in pochissimo tempo, entro un’area tutto sommato assai limitata. Davvero, per produrre una svolta simile nella Storia, questa deve essere stata e deve essere la “terra di Dio”. Il vostro è un pellegrinaggio a piedi: il solo, vero pellegrinaggio. In origine, un pellegrinaggio non poteva che avere luogo in questo modo. Poi sono subentrate le tante comodità o facilitazioni. Ma camminando si comprende il senso autentico del viaggio con una meta spirituale. Quasi che la fatica delle gambe e dei piedi fosse simbolo di quella dell’anima e del cuore. Perché il vero cammino è interiore. E non può non avere una meta. Perciò, quel che vi auguro è di avere fissato qualche “meta” per voi, in voi; per la vostra fede, cioè per la vostra conversione, perché non esiste fede senza perenne, incessante conversione del cuore a Dio. Se, invece, avete pensato il vostro viaggio come un viaggio qualsiasi, il che mi pare assai improbabile, allora possano la fatica, i posti e lo Spirito farvi percepire che questo, per i motivi detti sopra, un viaggio qualsiasi non può proprio essere».

Sarà possibile seguire il cammino dei ragazzi, oltre che sulle pagine online de “L’Unione”, anche attraverso le pagine social della Pastorale giovanile:

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