Mattioli, addio al re del fumetto pop

Massimo Mattioli, recentemente scomparso, è stato uno dei più grandi autori del fumetto italiano, a partire dall'esordio sul Vittorioso e dal lavoro sul Giornalino.

La scomparsa di Massimo Mattioli, avvenuta il 23 agosto 2019, ha suscitato giustamente una ondata emotiva sui social, almeno nella “bolla di filtro” degli appassionati di fumetto. Moltissimi hanno ricordato il suo lavoro per il “Giornalino” delle Edizioni Paoline, per cui aveva creato Pinky, un coniglio rosa giornalista che era divenuto uno dei più iconici personaggi della testata. Ma, pur nell’importanza di questo lavoro, Mattioli era un autore molto più complesso, e uno dei più importanti autori del fumetto italiano, molto meno al centro del dibattito rispetto a quanto avrebbe meritato: anche se, in questo 2019, dopo quasi vent’anni di silenzio editoriale, era tornato con tre volumi: Bazooly Gazooly per Comicon Edizioni, Superwest per Panini Comics e Squeak the Mouse per Coconino Press.

Nato nel 1943, Mattioli fa ancora in tempo ad esordire sul “Vittorioso”, il glorioso alfiere del fumetto per ragazzi della stampa cattolica

  1. Il Vittorioso

Nato nel 1943, Mattioli fa ancora in tempo ad esordire sul “Vittorioso”, il glorioso alfiere del fumetto per ragazzi della stampa cattolica, nato nel 1937 e chiuso nel 1970 (il cui grande mattatore era un autore del calibro di Jacovitti, affiancato da maestri come De Luca, Caesar, Landolfi e una moltitudine di altri). Mattioli fa la sua apparizione nel 1967, con “Il vermetto Sigh”, in cui c’è già, in nuce, l’incredibile potenza del suo segno, in grado di una grande efficacia nell’estrema essenzialità del tratto. Significativamente, Mattioli esordisce negli anni che vedono l’esplosione della Pop Art: in particolare, Roy Lichtenstein inizia le sue riletture dei fumetti pop anni ’50 nel 1963. L’operazione di Mattioli è inversa: sia nel trasportare suggestioni dell’arte pittorica nel fumetto comico, sia nel valore positivo attribuito al fumetto, che in questo modo risultava vivificato nel rinnovarsi della sua potenza comica (mentre in Lichtenstein l’inserimento del pop su tela aveva un senso di critica anticonsumistica, spesso frainteso).

2. Il Giornalino

Al rientro in Italia, nel 1973, avvia una collaborazione con la nuova grande testata cattolica per ragazzi: il Giornalino dei Paolini

Nel 1968 Mattioli si apre a esperienze internazionali: è a Londra dove collabora con Mayfair, mentre a Parigi crea M Le Magicien per PIF. Al rientro in Italia, nel 1973, avvia una collaborazione con la nuova grande testata cattolica per ragazzi: il Giornalino delle Edizioni San Paolo (originarie di Alba, per impulso di Don Alberione: ne abbiamo parlato qua). Il Giornalino – pur essendo nato nel 1924, ancor prima del Vittorioso – ha visto una grande fioritura in parallelo col declino dell’altra storica testata, più rilevante negli anni ’50, di cui ha assorbito numerosi autori. Pinky, che avrà una carriera di oltre quarant’anni (le sue avventure termineranno nel 2014) divenne col tempo il fumetto maggiormente identitario della testata, quello col segno più moderno tra i fumetti comici, maggiormente in grado di parlare al pubblico di ragazzi tra elementari e medie nel corso degli anni ’80. Nel 1975 questo lavoro gli frutta lo Yellow Kid, l’Oscar del fumetto italiano, importante e giusto riconoscimento al suo lavoro, che anticipa ulteriori successi e ricerche artistiche. L'autore (nell'ultima intervista a Repubblica) giudica le storie migliori di Pinky "tra le più belle che abbia mai fatto".

3. Cannibale e Frigidaire

Mattioli infatti, in parallelo all’esperienza sulla testata cattolica, partecipava alla più rilevante avanguardia (non solo fumettistica) italiana sul passaggio tra ’70 e ’80.

Mattioli infatti, in parallelo all’esperienza sulla testata cattolica, partecipava alla più rilevante avanguardia (non solo fumettistica) italiana sul passaggio tra ’70 e ’80. Nel 1977, all’apice del “movimento” punk italiano che sta animando una contestazione spesso creativa nel decennale del ’68, crea infatti con Stefano Tamburini la rivista “Cannibale”, in cui entreranno poi  Filippo Scozzari, Andrea Pazienza e Tanino Liberatore, rendendola un formidabile laboratorio fumettistico e culturale in genere. Per Cannibale realizzò le avventure di Joe Galaxy (1978), spettacolare parodia della fantascienza classica dove si rende più manifesta la sua rilettura ironica dell’immaginario pop, in parallelo con quanto avveniva con “Star Wars” (1977) a livello filmico.

Per Frigidaire, nato nel 1980 dall’esperienza di Cannibale, creò la serie di Squeak the Mouse, rilettura ultra-splatter dell’eterno dualismo tra gatto e topo

Per Frigidaire, nato nel 1980 dall’esperienza di Cannibale sotto l’egida di Vincenzo Sparagna, creò la serie di Squeak the Mouse, rilettura ultra-splatter dell’eterno dualismo tra gatto e topo che è centrale nel fumetto da Krazy Kat in poi (e con radici ovviamente precedenti). Gli ultimi volumi usciti dell’autore, nel 1994, sono raccolte di questo personaggio. L’opera di Mattioli ovviamente continuava, c’erano collaborazioni illustre per riviste di primo livello come Vogue, Blue e affini, pubblicità, un sorprendente video musicale con Robert Palmer, mostre d’arte.

4. L'influenza su Matt Groening

Matt Groening nei suoi Simpson (1987) inserì il cartone animato Itchy and Scratchy, dichiarato “omaggio” a Mattioli, a cui i SIMPSON (E POI FUTURAMA) DEVONO MOLTO.

Chi seppe guardare con attenzione a Mattioli, in quegli anni, citandone abbondantemente le soluzioni più geniali, fu il fumettista americano più importante dei nostri anni – o forse, meglio dire, l’autore più influente degli ultimi quarant’anni. Parliamo, naturalmente, di Matt Groening, che nei suoi Simpson (1987) inserì il cartone animato Itchy and Scratchy, “Grattachecca e Fichetto”, dichiarato “omaggio” a Mattioli, che ha un significato ben più ampio che una qualsiasi citazione. Itchy e Scratchy è “i Simpson” all’interno del mondo dei Simpson: indica quindi un debito profondo nel segno e nello stile narrativo. A metà, potremmo dire, dalla surrealtà inevitabilmente moderata di Pinky e l’estremo ai confini col Gore di Squeak The Mouse.

Tra l'altro, come viene rivelato nell'ultima intervista di Mattioli a Repubblica, Squeak the Mouse era stato importato in USA nel 1985, dove era stato bloccato dalla censura ed era stato al centro di una vasta polemica fumettistica (a difendere Mattioli, Françoise Mouly, l'editrice di RAW, la rivista dell'underground americano).

Ma Groening non si è fermato qui: nel 2000, il suo nuovo cartone animato, ancor più geniale, riprende davvero molto di Joe Galaxy: parliamo, naturalmente, di Futurama, che sfrutta l’identico meccanismo narrativo e visuale del falchetto di Mattioli: una parodia raffinata della fantascienza anni ’30-’50 con temi aggiornati e un segno grafico ultrapop (un filone che continua il suo successo con il recentissimo Rick e Morty).

Intanto, verso gli anni 2010, dopo quasi un ventennio di eclissi (in cui però continuava la collaborazione fumettistica con il Giornalino). Il Romics del 2009 apre a una fiammata di riconoscimenti, con i Micheluzzi del 2010 e del 2012. Ancor poco per quello che resta un autore importante del nostro canone fumettistico, che ci lascia una produzione vastissima e sempre attuale, da apprezzare e gustare, a partire - per un primo approfondimento - dall'ottimo sito personale.