TOdays 2019 (3) Le Stelle Fisse

Nell'ultimo giorno, data la domenica, TOdays ha coinvolto gli spettatori già dal pomeriggio. Un'ultima giornata a cercar e rimirar le stelle, da ogni punto queste arrivino e ovunque esse si manifestino. Da qui si parte e si torna per questo viaggio conclusivo.

Sleaford Mods. A scuola di Punk

La cornice di Parco Peccei ha un ruolo in qualche modo iniziatico per chi frequenta il festival già da qualche anno: nelle giornate calde e assolate mette a dura prova il fisico non offrendo grandissimi spazi d'ombra, mentre dal punto di vista musicale offre sempre una visione trasversale rispetto a quella più ortodossa del main stage.

Chi di voi non abbia mai sentito la parola "Chav" (o "Knacker", in Irlanda) è bene che si faccia una cultura (magari anche qui). Per chi è più avanti si può solo dire che gli Sleaford Mods, visti da fuori, paiono proprio così: sputi, epiteti e parole assai colorite, birra (rigorosamente in lattina o, alla peggio, in bottiglia) sul palco. Fossero solo questo non staremmo ad approfondire un argomento musicale, ma forse sociologico o magari calcistico (le "firm"). Invece la loro è la quintessenza del punk portata ai giorni nostri, nella migliore esaltazione possibile. E dove il punk non ha saputo arrivare, Jason Williamson e Andrew Fearn da Nottingham hanno trovato la formula giusta. Suono scarno, messaggi diretti ed energia allo stato puro, con solamente una base di sottofondo a tutto volume (e Fearn con birra in mano ad osservarla) ed un fiume di parole appresso. Un'ora di live a dir poco intenso e da prendersi addosso.

Le nuove leve del rock. Parcels e Balthazar

Andiamo in ordine cronologico di programmazione sul main stage. Gli australiani (trapiantati ora a Berlino) Parcels sono un perfetto prodotto musicale della etichetta francese Kitsuné che difficilmente sbaglia un colpo quando opera nel registro elettronico. In questo caso i ragazzi di Byron Bay mettono su una band che ricalca l'esperienza di Random Access Memories (dei Daft Punk) in una versione più suonata e un più rock, peccato per le magliette bianche, il fondo argentato, i baffi alla Abba e quel non so ché di disco anni '70 che sapeva tanto di demodé. In compenso il pubblico balla, si diverte ed il risultato alla fine riesce bene.

Discorso diverso invece per i Balthazar dai quali ci si poteva aspettare qualcosa in più, rispetto agli ascolti fatti sul "tubo". A chi fa notare che ricordino un po' i dEUS, si potrebbe rispondere che, con la band di Anversa, condividono la cittadinanza sul passaporto. I Balthazar hanno dimostrato di essere decisamente poser, più laccati e leccati anche dei video, e anche meno rock. Il pubblico (femminile) balla, si dimena e (qualcuno) sogna, ci si diverte pure per un po', ma il risultato alla fine non convince: poca ciccia, troppo concentrati sull'estetica dell'atteggiamento e su come suscitare l'ormone. Decisamente meglio ascoltati su youtube o disco. E non li si paragoni più ai dEUS, please!

Johnny Marr. Signori, la Chitarra!

Nella vita di ciascuno di noi ci sono quei live che si sarebbe sempre voluto vedere e che per una ragione o per l'altra sono andati "persi": per chi scrive ad oggi è rimasto Bowie. Perchè sebbene ascoltare Johnny Marr non sia come un live degli Smiths, si può sempre sostenere che il suono della band inglese è tutto concentrato nella sua chitarra. E che chitarra! Non è un caso che ancora oggi si sostiene che nessuno riesca ad ripetere esattamente i suoni della chitarra di Marr. Il live non prevede, come normale che sia, il tributo agli Smiths, bensì una carrellata nella sua storia discografica del musicista, con l'aggiunta di qualche chicca come una versione di I Feel You (Depeche Mode) da brividi. E ancora oggi è una delle migliori chitarre al mondo!

Jarvis is... JARVIS!!!!!

L’ultimo live del main stage di TOdays festival è suo...Jarvis Cocker, istrionico frontman dei pulp, nel progetto assai autoreferenziale “Jarvis is”...

Gepostet von CULTURE CLUB 51 am Sonntag, 25. August 2019

Descrivere un personaggio come Jarvis Cocker era assai difficile già all'epoca dei PULP, farlo oggi lo è ancora di più. Allo stesso modo è più complicato aggiungere parole per descrivere un suo live. Meglio rendere tutto con un aggettivo: istrionico. Cocker offre un live di quelli che o lo si adora per quello che è oppure si abbandona il campo per raggiunti limiti di sopportazione: uno spettacolo più che un vero e proprio, scarno, live; momenti da "stand up comedian" alternati a fragorosi suoni oppure a momenti di brit-pop. Jarvis non può che essere uguale a sè stesso e diverso da tutti gli altri, autoreferenziale, ma al tempo stesso estremamente interessato ai messaggi che intende veicolare ("children of the echo" oppure "must I evolve?").

Nils Frahm. La ciliegina sulla torta

Non si poteva chiedere di concludere in una maniera migliore un festival così. Nils Frahm si propone al pubblico ormai a notte fonda e sappiamo bene come sia complicato catturare l'attenzione di uno spettatore che, magari, è uscito da 4 ore di altri live (e, magari, pure i due giorni precedenti). Il live è una vera e propria ciliegina sulla torta. Tutta l'essenza della musica viene messa in campo: l'attitudine rock, la musica elettronica e la contemporaneità della musica classica. A fare da collante di tutto il percorso di Frahm è il suono, studiato nei minimi dettagli (5 ore di soundcheck per un'ora e poco più di live), portato alle sue più alte forme di perfezione, giocando con le oscillazioni sinusoidali delle sue onde. Qualcosa che sta tra la scienza e la magia, tra la ragione e l'emozione. E che forse descrive nella migliore maniera possibile l'uomo, la sua umanità ed il tempo, l'oggi, i giorni, che viviamo.

Gepostet von CULTURE CLUB 51 am Sonntag, 25. August 2019

Il racconto del primo giorno qui

Storie del secondo giorno qui

Il commento finale qui