TOdays 2019 (conclusioni) Là dove vive il “rock”

L'edizione 2019 potrebbe essere l'ultima dopo l'addio ufficiale, nel pomeriggio di martedì 27 agosto, del direttore artistico Gianluca Gozzi

Perchè TOdays è un festival "rock", e cosa vuol dire l'affermazione del titolo?

L'arte, oltre all'imprescindibile ruolo di chi la produce, richiede inevitabilmente la presenza di un pubblico; tuttavia anche con un pubblico sarebbe complicato parlare di arte se non ci fosse la presenza di (almeno) un terzo ruolo, ossia un “giudicante”: un soggetto che con la propria conoscenza, la propria sensibilità e il proprio gusto dia una lettura dello “stato dell'arte”.

In un momento in cui la velocità digitale ha preso il sopravvento, la presenza di un soggetto terzo, di un “critico” capace di decodificare e raccontare un'opera d'arte pare un elemento sopravvalutato o, peggio, superfluo, di troppo. Se a capitolare è il “critico” di professione (come quello musicale) – parafrasando Guccini – poco importa, ma se a farne le spese sono i soggetti che curano una mostra, decidono il palinsesto di una programmazione cinematografica o, ancora, sono impegnati nel creare un cartellone per un festival musicale, allora il discorso diventa decisamente più complicato (e preoccupante).

Guardando un'esperienza come il TOdays, appena concluso, si potrebbe azzardare che difficilmente questo festival musicale potrebbe esistere senza il suo direttore artistico Gianluca Gozzi (che, nel pomeriggio di martedì 27 agosto, a pagina definita ha dato ufficialmente l'addio alla carica; ndr).

le dichiarazioni di Gianluca Gozzi che lascia la direzione di TOdays

TOdays merita l'appellativo di festival, forse più di altri, perchè ha il pregio di creare una narrazione di cosa offra l'attuale mondo musicale: uno sguardo rivolto a passato, presente e futuro, dalla storica chitarra degli Smiths, Johnny Marr, al giovane irlandese di belle speranze Hozier; le contaminazioni di genere o le futuribili declinazioni come la “nuova” french touch dei Parcels o il souls di Adam Nass; i suoni più omogenei e classici degli Spiritualized o toccando gli ambienti più di confine, come il post rock dei Low, l'incredibile performance a base jazz della Cinematic Orchestra, lo sgangherato e coinvolgente progetto punk-rap degli Sleaford Mods o il gioiello finale fatto di techno e contemporanea ad opera di Nils Frahm.

A chi volesse puntualizzare che nel cartellone non si tenga conto a sufficienza della trap, che oggi imperversa ovunque, si potrebbe chiosare con una battuta un po' “rock”: forse, in certi generi si pensa più a fare soldi che a fare arte, e un festival si preoccupa di raccontare un mondo dal suo interno e non solo per ciò che all'esterno emerge ai più.

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