HipHopNation/A tu per tu con La Loggia

Il gruppo villanovese racconta l'inizio della scena rap a Mondovì e l'esordio di quello che è stato il più noto collettivo hip hop del monregalese

La Loggia

E se nel djing il mondo dell’hip-hop mostra alcune differenze rispetto al “padre” americano, nel rap questo aspetto esplode alla ennesima potenza acquisendo delle peculiarità e delle caratteristiche difficilmente riscontrabili negli altri Paesi. Se i canoni e le decodifiche di comportamenti e modalità di aggregazione erano molto simili è completamente diverso il background su cui si appoggia e dove nasce la cultura hip-hop italiana. In una chiacchierata con La Loggia (Deivv, Sisla22, Mecom, Datodf) che ha visto e rappresentato il fenomeno hip-hop nell’area cuneese agli albori del genere nel nostro Paese negli anni ‘90 questo elemento emerge in modo evidente: in Italia il fenomeno si sviluppò non tanto nella sua “capitale economica”, ossia Milano (dove il attecchì più tardi), bensì in altre aree come Torino – considerata ancora la capitale del rap italiano –, Bologna, Napoli, là dove una fase prodromica delle Posse aveva dato spazio ed occasione al genere di attecchire nella cultura giovanile all’interno dei centri sociali. Per chi invece arrivava dalla provincia bisognava confidare nella patente di qualche amico, e nel settimanale acquisto di riviste e fanzine di ogni tipo che trattassero il genere per poter venirne a contatto. «Alla fine la nostra esperienza è nata per caso, all’interno di un gruppo di amici che si accompagnano per parte della loro vita. Deivv andava in skate e compravamo alcune riviste e lì si parlava del fenomeno rap; c’era USA Todays su una emittente privata in cui si parlava dei nuovi fenomeni giovanili e in argomento rap, ogni tanto ti proponevano Beastie Boys o le Salt-N-Pepa; da lì abbiamo cominciato ad appassionarci. I primi ascolti furono forse con Jovanotti – si era praticamente bambini – i suoi primi dischi, quelli in cui faceva rap in inglese e le compilation che proponeva per Radio Deejay. E poi, poco per volta, crescendo, approfondisci le cose, conosci altre persone, come un ragazzo di Bra che aveva la macchina, per cui quando c’era qualche live ci si muoveva sulla provincia. I primi anni non ci siamo mai mossi». Passione, provincia e le prime registrazioni: «Siamo usciti nel ‘96 con il primo demo, inciso artigianalmente con un registratore. Fotocopiavamo il materiale nell’ufficio di uno di noi, preparavamo le cassette e le rivendevamo ai concerti. Poi la prima cassetta ufficiale che abbiamo prodotto: avremo fatto stampare 2.000 copie in tutto, 1.000 noi e mille Rivalsa Squadra (etichetta di genere, ndr). Con il ricavato ci siamo pagati la sala di incisione». La storia di chi vuole emergere è fatta di autorevolezza, di piccole soddisfazioni e di tanta fatica, visto che non era affatto facile accreditarsi dove già una scena era presente. «Noi arrivavamo dalla provincia, ad un luogo come il Regio – sui gradini del teatro si sviluppò la scena torinese –, neanche ti potevi avvicinare se non avevi le giuste conoscenze. Così come per riuscire ad avere un microfono: si doveva fare a sportellate per avere un minuto a disposizione e fare freestyle. Poi mano a mano che intessevi relazioni e trovavi il gradimento delle altre crew poco per volta avevi il tuo spazio e ad esempio quando ci fu Tormento all’XL ad Alba, o Bassi Maestro al Redhouse a Bra, dopo il concerto si saliva a fare freestyle e ci saliva La Loggia perchè avevamo raggiunto un minimo di riconoscibilità guadagnando il rispetto delle altre realtà». Oggi quel mondo non esiste più così come quel tipo di fare rap: «Le nuove generazioni – racconta Mecom – riescono a immaginare e scrivere dei testi di altissimo livello, incredibili e vanno ad una velocità doppia. È impressionante. Nulla a che vedere con quello che è stato all’inizio; così come la modalità con cui oggi i giovani guardano al rap come ad un qualsiasi altro genere, senza avere la curiosità di approfondire che cosa sia la cultura hip-hop». Quella scena è forse durata fi no ad inizio millennio, è sfumata prima della “golden age” che si è avuta a metà degli anni zero con Mondomarcio, Fabri (Fibra, ndr), Club Dogo o Marracash ».

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