HipHopNation/La nascita del djing.

Dalle feste nel Bronx, chez dj Kool Herc, la nascita di una cultura che ancora oggi è dominante nella scena musicale mondiale: parte tutto da due piatti di vinili e da una selezione di dischi funk

kool herc

Negli anni ‘90 quando era oramai andata consolidandosi nella cultura popolare e, negli States, già si faticava a distinguere il genere rap dalla cultura hip-hop, in Italia era assai difficile riconoscere in chi faceva rap la differenza tra l’MC, ossia colui che lasciava la propria espressione al fluire delle parole, dal dj che era invece il soggetto preposto alla creazione del tessuto musicale su cui il componimento si fondava. Non può esserci l’uno senza l’altro, ma altrettanto vero che la percezione dell’oggi è assai diversa rispetto al momento in cui il movimento hip-hop ebbe inizio, ossia quando gli afromericani del Bronx cercavano spazi e occasioni di aggregazione. Eravamo agli inizi degli anni ‘70 e la cultura afro trovava nel funk la propria massima espressione popolare (laddove il jazz invece diventava sempre più musica di e per le élite). La gente aveva bisogno di socializzare, le persone nuovi spazi per trovare accettazione. Il djing (menzioniamo Kool Herc, Grandmaster Flash, Africa Bambaataa) fu la nuova occasione sonora da dare ai giovani newyorkesi per ritrovarsi nel ballo (la discomusic impazza oramai da qualche tempo) con alcune novità e con elementi di forte discontinuità rispetto al mondo da una parte glitterato e dall’altra più sofisticato del rock e del jazz: il dj con il supporto del “selecter”, colui che lo accompagna nella scelta dei dischi, propone due piastre di dischi sui quali fa suonare contemporaneamente la stessa traccia potendo di fatto protrarre all’infi nito il brano e, attraverso poi lo scratch, rilanciare l’azione musicale del ballo da una parte e dell’MC in seconda battuta. Quando in Italia l’Hip Hop troverà la propria vena e comincerà a svilupparsi, l’amalgama tra musica ed elemento cantato o recitato del rapper sarà unico: A metà anni ‘90 si fa uso – con tecnologie meno rudimentali di quelle degli albori – ancora della stessa tecnica: i dj dimostrano le loro doti di autentici musicisti nel cercare sample e campionamenti di brani di successo per dar loro nuova vita in un contesto completamente diverso (in “Rapper’s Delight” era il giro di chitarra di Good Times degli Chic). Il primo disco dei Public Enemy in questo senso fu uno dei principali lavori che segnò l’utilizzo dei campionamenti per la creazione di nuove basi musicali, ma la storia dal punto di vista artistico ebbe alcuni scossoni nel momento in cui le major discografiche provarono a mettere i bastoni tra le ruote a questo tipo di utilizzo, adducendo il mancato rispetto dei diritti dell’artista ad essere retribuito per il proprio lavoro. Dj Jad usò a più riprese questo tipo di strumento, il cui esempio meglio riuscito fu quello de "La Fidanzata" quando venne ripreso in toto il ritornello della famosa canzone swing di Natalino Otto.

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