«Vi racconto la mia vita, rovinata dal gioco e dalle slot» – L’INTERVISTA

Una vita rovinata dal gioco alle slot. La nostra intervista a un ex ludopate: «Mi chiamo Giuseppe e sono un ex-tossico, la mia dipendenza era il gioco d’azzardo».

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Una vita rovinata dal gioco alle slot, la nostra intervista a un ex ludopate

«Mi chiamo Giuseppe e sono un ex-tossico. Ma non ho mai preso nessuna droga, la mia dipendenza si chiamava gioco d’azzardo». Sono queste le parole che Giuseppe ha usato per presentarsi alla nostra redazione: ha voluto incontrarci dopo aver letto l'inchiesta sul gioco d’azzardo realizzata dal nostro giornale (LEGGI QUI). 

«Ho sentito il bisogno di raccontare anche a voi la mia storia – ci dice –, perché quei numeri che avete riportato spaventano, ma dietro ci sono esperienze davvero dure, spesso sconosciute, relegate ai margini». Giuseppe, monregalese, per 20 anni è stato un accanito giocatore d’azzardo, un “tossico” come dice lui, ma oggi, a 50 anni, è riuscito a venir fuori da questo vortice che lo ha portato a sprofondare sempre più in basso.

Una vita travagliata, spesso borderline. Ma chi è Giuseppe? Quello di adesso o quello di 20 anni fa? Partiamo dall’inizio. Raccontaci di te
Ero una persona normalissima: un lavoro, una compagna, le abitudini di ogni giorno. La mia infanzia e la mia adolescenza, però, hanno avuto qualche problema legato alla mia condizione di bambino adottato. Sembrerà strano, ma a quei tempi era considerato una sorta di “marchio”. E non posso nascondere che l’ho vissuto male, anzi probabilmente è stata una delle cause che hanno condizionato tutto quello che poi mi è successo. Dovevo emergere, affermarmi, levarmi di dosso quel “marchio”.

Pensi che questa tua condizione abbia influenzato il tuo ingresso nel mondo del gioco?
Negli anni della mia giovinezza ho giocato a tutto, compreso con la mia stessa vita. Ho iniziato con il ping-pong, il calcio balilla, il biliardo. Ed ecco le prime scommesse. Ero bravo, vincevo spesso, ed è allora che il “giocatore” ha preso il sopravvento. Il “giocatore” ha bisogno di adrenalina e quando gli stimoli mancano ne deve trovare subito altri. Mi sono buttato sulle corse di macchine e moto e per nove volte ho anche avuto incidenti molto seri, rischiando la vita più volte.

E poi è arrivato il gioco d’azzardo…
Sì. Ho iniziato con le classiche schedine del “Totocalcio” e poi con i “Gratta e vinci”. Ma non mi bastava, non trovavo soddisfazione. Così, quando sono uscite le slot machine, mi sono buttato su quelle.

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