Un viaggio dentro l’Acna – FOTOGALLERY

L’ex-fabbrica di Cengio al centro di tante polemiche ha aperto le porte grazie ad un’iniziativa del FAI. Una visita “turistica” che si è trasformata in un’operazione di marketing della Syndial per spiegare le complesse fasi della lunga bonifica

Un viaggio dentro l'Acna
Un viaggio dentro l'Acna

Un viaggio dentro l'Acna. Il FAI propone ogni anno un week-end dedicato ai quei tesori quasi nascosti, una due-giorni in cui scoprire le bellezze della “porta accanto”, un lungo filo arancione che abbraccia la nostra penisola. Un appuntamento che si ripete ogni autunno, ma che, questa volta, ha proposto una visita davvero unica. Altro che giardini di regge, castelli medievali, ville e case nobiliari, abbazie e monasteri, antichi negozi e parchi.

Il vero gioiello nascosto quest’anno era il sito industriale dell’ex-Acna di Cengio. Già, proprio quello che per oltre cento anni ha rappresentato il cuore pulsante del tessuto produttivo della Valbormida, quello delle lunghe ed estenuanti battaglie ambientaliste, degli ex-operai e degli abitanti morti di malattia, dei mancati risarcimenti per danni ambientali, della lunga e dispendiosa bonifica.

E così non potevamo mancare l’appuntamento con la visita “turistica” all’Acna organizzata dal Fai e insieme ai Fai Giovani di Savona, grazie alla disponibilità e collaborazione di Syndial. Le giovani guide ci hanno accolto a “Palazzo Rosso”, lo splendido edificio un tempo utilizzato come mensa aziendale, sede di uffici e dopolavoro. Qui hanno ripercorso la storia dell’area industriale, dal 1882 quando nacque come dinamitificio, alla trasformazione in azienda chimica per la produzione di coloranti, alla chiusura definitiva avvenuta nel 1999 imposta dal decreto Ronchi. In mezzo le estenuanti battaglie anti-inquinamento e le conseguenze su un territorio messo in ginocchio.

Gli ultimi 20 anni di vita dell’Acna sono legati alla sua bonifica: su uno schermo allestito nel vecchio teatro scorrono le immagini di un video confezionato “ad hoc” dalla Syndial, il ramo dell’Eni che si sta occupando proprio di questa estenuante e complessa operazione. Lavori che dovrebbero finire nel 2020, con un investimento di centinaia di milioni di euro, come ribadiscono più volte i tecnici di Syndial che ci accompagnano all’interno del sito produttivo.

LA FOTOGALLERY

Un viaggio dentro l'Acna

Oggi è praticamente un viale desolato sormontato da colline di ghiaia e terra. Dei laboratori e dei vecchi edifici rimangono solo i magazzini dell’archivio e la famosa torre piezometrica, dove la visita si conclude con una spiegazione intensiva delle operazioni di bonifica tutt’oggi in corso. Di fatto la visita è soprattutto questo, una spiegazione dei lavori fatti e ancora da fare, occasione che Syndial sfrutta appieno, quasi fosse un’operazione di marketing. Anche

la successiva visita all’impianto di depurazione (riservata ai soci FAI), rigorosamente in navetta e senza possibilità di fare foto, è una mera e puntuale analisi tecnica sul depuratore e sugli impianti di trattamento delle acque ancora attivi.

Con il bus ci inerpichiamo sulle colline artificiali dove, sotto metri di ghiaia, chilometri di plastica e confinati in un muro di contenimento, sono “tombati” gli ultimi rifiuti generati dagli interventi di bonifica.

Poco più in là, montagne di terra già pronte per l’intervento di “capping”: la configurazione finale dove il colore verde dell’erba rimpiazzerà il grigio della ghiaia. Sarà questa l’ultima fase della messa in sicurezza permanente della zona A1.

Torniamo alla partenza, passando accanto al monumento dedicato agli operai dell’Acna. A loro, e soprattutto a chi in quella fabbrica ha contratto malattie sul lavoro, non è stato dedicato nemmeno un cenno in questa visita “turistica”.

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