Ristruttura la casetta in memoria della moglie: “Il giardino di Gisella, cuore generoso”

La bella storia di Aldo Cavarero: il "ciabot" ristrutturato nel ricordo della "sua" Gisella

Si emoziona tanto, a tratti si ferma. Aldo, quando parla del “ciabot” che ha ristrutturato in memoria della moglie Gisella (scomparsa proprio un anno fa, era il 7 novembre), si vede che ci sta raccontando tutto se stesso.

Ci ha messo un anno anche lui, a trasformare quelle quattro pareti praticamente in disuso nel gioiellino che è oggi. Una bella casupola a due piani: due stanze tanto piccole quanto accoglienti. Da fuori l’intonaco giallo, la porticina in legno, le pietre al posto giusto, le coltivazioni e il prato denotano una cura attenta e delicata. Tutto è racchiuso nelle lettere dipinte in nero lì sulla facciata: “El Giardin ed Gisella, Cheur generos” (in piemontese, ovviamente: “Il giardino di Gisella, cuore generoso”). “12-09-2019”, la data in cui Gisella avrebbe compiuto 60 anni. Sotto, incastonato, c’è un sasso a forma di cuore.

«Sono sceso in riva al Tanaro – ci racconta Aldo –, cercavo qualche pietra per delimitare la casetta. Dopo poco l’ho trovata, era perfetta: sembrava quasi messa apposta. Ero a Farigliano, in zona Navetto, dove un tempo c’era il ristorante. Una volta quasi tutti quelli che si sposavano andavano poi a mangiarci: il 6 settembre 1981, nel giorno del nostro matrimonio, io e Gisella eravamo lì».

Non è l’unica coincidenza di questa storia dolce e bellissima. «Il 12 di settembre, per l’inaugurazione del “ciabot”, eravamo più di 80 tra amici e parenti. Una ragazza ha suonato il violino, un’altra cantava e verso la fine Gian Carlo Pecchenino ha eseguito con la tromba il “Silenzio”. Saranno state le 11 mezza di sera e proprio in quel momento in cielo una stella cadente si è accesa e si è spenta poco dopo». Dentro, la casetta si presenta curata in ogni piccolo dettaglio: dall’intonaco rifatto sembra fuoriuscire, nei mattoni a vista, persino la forma di un collo da giraffa.

«Mi sono occupato dei lavori che potevo fare, per il resto mi hanno aiutato in tanti, tra cui alcuni impresari edili. Nella stanza al piano terra ho ricavato anche una nicchia con un bancone bar. Il “ciabot” si trova ai Ronchi, proprio a 200 m davanti a casa mia. Era dove Gisella accudiva sempre i fiori. Ora ci sono lamponi, vigne, mirtilli e mandorle. In alto ho sistemato un pannello solare per la luce. Salendo la scaletta, al primo piano, c’è ancora il vecchio giradischi di Gisella. Si può ascoltare di tutto: da Gipo Farassino alla musica classica di Beethoven, passando per i dischi di Mino Reitano e Celentano». Interessante anche la storia legata al “vecchio” proprietario, ricordato nella dedica in alto dal balcone: “Bori 1882, Aldo 2016”, l’anno in cui è avvenuto il passaggio di proprietà. «Il podere era di proprietà dei Bori, storica famiglia carrucese da cui proveniva il maestro Bori, papà di Fiorenza Perotti, la vedova del generale Perotti. Ho voluto, nel nome, ricordarli». Un bell’incrocio di storie diverse che rivivono tutte quante insieme in quel “ciabot” dei Ronchi ribattezzato “Il giardino di Gisella”. Cuore generoso.

L'intervista integrale è pubblicata sull'"Unione Monregalese" del 30 ottobre