Luccicanza new generation: Doctor sleep

Nelle sale il seguito dell’immortale Shining: una nuova generazione di interpreti porta nel nuovo millennio il misterioso potere al centro delle opere di King e Kubrick. Ma un sequel era proprio necessario?

Da quando sono circolate le prime immagini che ritraggono l’attore Ewan McGregor, intento a infilare la testa laddove la furia di Jack Nicholson alias Jack Torrance esplose, l’attesa per il seguito cinematografico di Shining è diventata spasmodica. Il romanzo di Stephen King portato al cinema da Stanley Kubrick, è considerato infatti uno dei cult horror, entrato prepotentemente nell’immaginario collettivo, grazie anche a al cospicuo numero di citazioni, che l’hanno ricordato negli anni: permettendo al misterioso potere della “luccicanza” al centro della storia, di restare vivo nel ricordo del pubblico. Sono passati 40 anni da quando Stanley Kubrick adattò il romanzo di Stephen King uscito nel 1977; lo scrittore, che poco ha apprezzato il lavoro del regista, ha ripreso contatto con la storia nel 2013, proponendo il seguito letterario intitolato Doctor Sleep. Come da prassi il cinema si è accodato, e il compito di tradurre il romanzo in linguaggio filmico è finito sulle spalle del regista e sceneggiatore Mike Flanagan, esperto conoscitore del genere horror a cui sta dedicando una carriera. Al suo cospetto due mostri sacri come King e Kubrick, e una vicenda ripresa a distanza di 4 decadi, da cui trarre linfa per questo nuovo lavoro.

Salvaguardare l’indipendenza artistica del progetto restando fedele alle atmosfere e alla forza del titolo d’origine, conciliare ritmi e stilemi di presa a cavallo degli anni ’80 con i modi attuali di raccontare l’orrore. Questa è la grande sfida di Flanagan, che riprenderà in mano il tema della “luccicanza”, ancora parzialmente avvolto nel mistero e perciò fautore, come molti altri aspetti della pellicola di Kubrick, di quel fascino e di quella speculazione interpretativa che hanno accompagnato la pellicola negli anni. Un sequel era proprio necessario? Questo è l’interrogativo legittimo che accompagna i lavori ascesi all’Olimpo cinematografico, di cui anche Shining ne è parte, ritenuti intoccabili dagli appassionati proprio per questo aspetto. In realtà il cinema ha sempre approfittato di tutto ciò che funzionava, ma la mancata uscita nell’immediato di un seguito, sta a significare come non fosse nei piani, e il lavoro da considerarsi fatto e finito, nonostante gli elementi in sospeso potessero creare agganci per un prosieguo narrativo. Tuttavia se lo stesso King si è sentito in dovere di tornare sulla storia è segno che qualcosa era ancora rimasto da dire.