A Frabosa Soprana accolto il nuovo parroco, don Adriano Preve

L’ha accompagnato nell’ingresso il vescovo mons. Egidio Miragoli. Proviene da vent’anni di impegno pastorale in Valle Bormida. Avrà in carico le parrocchie di Frabosa Soprana, Serro, Fontane, Corsaglia, Prato Nevoso e Miroglio

Sabato sera, nella parrocchia di San Giovanni Battista a Frabosa Soprana, è stato accolto il nuovo parroco, don Adriano Preve, proveniente dalla ventennale esperienza pastorale alla guida delle comunità di Calizzano, Caragna, Vetria e Bardineto (in Valle Bormida). Oltre a Frabosa Soprana, a don Adriano Preve sono affidate le parrocchie di Serro, Fontane, Corsaglia, Prato Nevoso e Miroglio. “Ora approda in queste Valli monregalesi - ha detto il vescovo mons. Egidio Miragoli accompagnandolo nell’ingresso parrocchiale -, inserendosi nel lavoro pastorale già avviato e teso a creare sempre più unità fra le diverse parrocchie poste alla sua guida. Colgo l’occasione per ringraziare don Gianni Martino per il prezioso servizio e l’apprezzata testimonianza che ha lasciato in mezzo a voi nel corso di questi anni. Quanto avete avuto modo di esprimergli nel momento del suo congedo, fa onore a lui e a voi. Il suo contributo sarà sicuramente ancora molto prezioso e di sostegno per lo stesso don Adriano e i confratelli della Zona pastorale. Per ciò che concerne il cammino delle vostre comunità mi permetto di sottolineare una peculiarità che intravedo e di cui bisognerà tener conto per l’annuncio del Vangelo e la strutturazione pastorale, investendo le migliori risorse”.  Ed il vescovo ha parlato, in modo mirato, di una intelligente pastorale del turismo, in un territorio che ha una forte vocazione al riguardo, sollecitando ad avere, nella Zona pastorale, “il coraggio di pensare e proporre iniziative ‘in uscita’…in grado di accompagnare il tempo prezioso del villeggiante, tempo che può rivelarsi favorevole sia per riprendere in mano la propria vita, sia per riscoprire l’importanza della relazione col Signore, origine e compimento della nostra esistenza. Un compito certamente non facile, questo, che penso possa attuarsi solo a partire da due condizioni: l’accoglienza o l’ospitalità, l’incontro e l’ascolto”.