L’Australia che brucia raccontata da un monregalese

Il racconto del fisico monregalese Luca Casagrande, che vive nella terra dei canguri e lavora all’Australian National University: «Il surriscaldamento globale ha portato gli incendi a un livello estremo, Canberra è diventata la città più inquinata al mondo»

L'Australia che brucia raccontata dal monregalese Luca Casagrande
L'Australia che brucia raccontata dal monregalese Luca Casagrande

L'Australia che brucia. E che continua a bruciare. Luca Casagrande, monregalese d’origine, avrebbe dovuto fare ritorno in quella che da otto anni è la sua casa, a Canberra, ma, proprio a causa degli incendi, la partenza è slittata di qualche giorno. «Abbiamo preferito rimanere ancora un po’ in Italia. Il week end scorso, al venerdì, erano stati annullati tutti i voli per Canberra. Con il divampare delle fiamme, la visibilità era quella che era, senza contare i grossi problemi di sicurezza. Perché gli incendi creano un po’ un loro microclima con tempeste di fulmini e moti convettivi. A vederli da lontano sembra quasi come l’esplosione di un vulcano».

Luca lavora per l’Australian National University all’interno del Research School of Astronomy & Astrophysics come senior lecturer (l’equivalente di un docente universitario associato). Vive con la compagna Megan e la piccola Mia, di due anni.
«Siamo tornati a Mondovì (da mamma Luciana e papà Giuseppe) per un paio di mesi a metà novembre, quando in Australia la situazione stava diventando sempre più critica. Da casa nostra, nel centro di Canberra, gli incendi sono relativamente distanti (il più vicino è a circa 60 Km), non ci sono case o strutture bruciate.

Ma la qualità dell’aria è spaventosa. Le scale di misurazioni del particolato hanno fatto schizzare in alto l’Aqi (l’indice di inquinamento) tant’è che per alcuni giorni Canberra è diventata la citta più inquinata al mondo. L’Università ha chiuso il campus, il consiglio era di lavorare da casa e usare ferie extra. Anche i servizi bus verso le altre città, che passano per zone boschive, sono stati interrotti. Si spinge per ridurre il più possibile l’uso dell’energia, le reti hanno subito dei danni e potrebbero non reggere.

Gli occhi bruciano, le immagini del centro città raccontano di un’atmosfera spettrale. Patiscono soprattutto i bambini, l’asilo di Mia è stato un giorno chiuso. Le mascherine con filtro di carbonio sono andate a ruba, ne ho comprate apposta qua dall’Italia».

L'Australia che brucia: sulle spiagge interviene l'esercito

«Il governo è intervenuto in ritardo ed è sommerso da critiche. Il primo ministro Scott Morrison è stato fotografato in vacanza con la famiglia alla Hawaii durante il periodo di maggior criticità. Nel corso delle sue visite alle comunità affette dagli incendi succede, a volte, che gli stessi vigili del fuoco si rifiutino di stringergli la mano.

L’impressione qui è che il problema sia stato sottovalutato. Sia chiaro, gli incendi sono parte integrante dell’habitat australiano (le foreste di eucalipto bruciano facilmente per rigermogliare), ma quello che sta succedendo va oltre ogni limite. Parecchie persone sulla costa si sono rifugiate sulle spiagge, rimanendo isolate. In loro aiuto è dovuto intervenire direttamente l’esercito».

La percezione delle cause

«I cambiamenti climatici hanno portato questi incendi a un livello estremo. C’è di mezzo una prolungata siccità, che fa sì che le fiamme si propaghino anche molto lontano. Sono state inutili tutte le barriere di contenimento e i fuochi preventivi che abitualmente la Guardia forestale appicca d’inverno per togliere parte del combustibile».

In Italia ha però fatto scalpore anche la notizia delle 183 persone arrestate con l’accusa di dolo. «Su questo – spiega Luca – c’è stata un po’ di disinformazione. In Australia, in certi periodi, vengono emanate ordinanze di divieto totale di accendere fuochi. Qui è molto sentita, ad esempio, la cultura del barbecue (in ufficio da noi lo facevamo ogni due venerdì). La stragrande maggioranza degli arresti si riferisce a chi non ha rispettato le ordinanze, buttando magari mozziconi di sigaretta in terra o allestendo un barbecue vietato. Non si tratta di piromani veri e propri».

Sensibilità che cambia

«La tragedia ha modificato radicalmente il livello di sensibilità verso il tema ambientale. Anche all’interno dello stesso governo Morrison, che su questo è sempre stato un po’ “negazionista”. Com’è vivere in Australia? La speranza è che adesso il peggio sia passato. A livello generale, noto che qui, rispetto all’Italia, si è ancora ottimisti. L’economia gira e c’è speranza per il futuro, un po’ come, forse, succedeva nel nostro Paese qualche decennio fa».

 

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