Quando la canzone ispira il cinema: Last Christmas

Sullo sfondo della Brexit, una Londra natalizia raccontata dai successi di George Michael

TRAMA

Figlia di migranti jugoslavi e aspirante cantante, Kate si divide tra audizioni e un lavoro come commessa in un negozio di articoli natalizi nel centro di Londra. Un trapianto di cuore, una situazione familiare complessa e la fine di una relazione che l'ha lasciata senza dimora, hanno reso la sua vita caotica. Le cose peggiorano ulteriormente quando a causa di una sua disattenzione il negozio viene devastato dai vandali. Perdonata dalla titolare decide di cambiare stile di vita, in concomitanza con l'apparire di uno strano ragazzo di nome Tom.

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La sceneggiatrice e interprete Emma Thompson prende letteralmente alla parola alcune strofe del brano Last Christmas, di George Michael, per allestire una storia natalizia con un taglio moderno, costruita attorno all'attrice di punta Emilia Clarke. Ovviamente le canzoni del compianto ex leader degli Wham giocano un ruolo importante all'interno della vicenda, un filo conduttore che passa attraverso l'ascolto, dove i brani forniscono indizi e spunti a cui il racconto si appoggia, senza però soffocarne la narrazione. Non ci troviamo infatti di fronte a un film costruito solamente per proporre le canzoni di George Michael, ma bensì ad un'opera che se ne serve per raccontarci una storia autonoma. Mamma mia! E il suo seguito (Mamma mia! Ci risiamo) sono stati un successo planetario, e il primo considerato l'antesignano di un nuovo modo di concepire il musical: con una trama costruita interamente avvalendosi dei testi presenti nella discografia di un unico interprete di successo del passato. Le chiassose vicende arrangiate dai brani degli Abba furono però anticipate dal fine uso sentimentale e politico delle canzoni dei Beatles, materia prima dell'affresco generazionale rivisitato di Across the Universe. Sempre ispirato dai Beatles il recentissimo Yesterday, la cui canzone dei fab four si interpone tra due realtà alternative in un curioso caso di film musicale.

Una storia d'amore ai tempi della Brexit. Nella sintesi del titolo, Last Christmas, ci offre già le coordinate necessarie per decifrare la tipologia di storia e la sua collocazione temporale. La vicenda ci racconta di Kate, dei suoi difetti e dei suoi errori, ma anche dei sogni da Cenerentola contemporanea che come da logica il Natale dovrebbe avverare. La favola moderna però viaggia spesso controcorrente, se il sentimento e la morale alla fine vengono rispettati, è il suo naturale percorso ad essere alterato. La magia della festa non è anticipatrice dell'avveramento del sogno di Kate di diventare cantante professionista, ma un saturo conformismo fonte di frustrazione: emblematica la sequenza in cui Kate prima accarezza e poi schiaffeggia la finta renna in negozio, come anche il contrasto scenografico tra l'abitazione tristemente spoglia della madre, e quella del dirimpettaio eccessivamente adornata. Anche le relazioni sono scombinate e sconvolte, e quando sembrano finalmente convogliate sul binario giusto, l'immancabile colpo di scena stravolgerà le certezze faticosamente acquisite.

Non è una Londra da menù turistico: gli scorci da giardino segreto, le botteghe storiche e la pista da pattinaggio al coperto chiusa al pubblico, molto aiutano a creare un clima natalizio, non sono tuttavia scenari da cartolina tipica londinese, tanto meno le mense dei poveri e la periferia dove risiede la famiglia di Kate. C'è poi la volontà di presentare una Londra multietnica, tutte le coppie sono composte da unità culturali differenti, contrastando il sentimento di chiusura culminato dal voto della Brexit. La scena culturale, e nel dettaglio quella cinematografica, si è schierata contro questo pensiero, offrendo alla gente venuta da fuori la possibilità di essere associata agli aspetti più britannici della cultura pop. Il leggendario Farrokh Bulsara in arte Freddie Mercury originario di Zanzibar e leader dei Queen, raccontato nel successo del 2018 Bohemian Rhapsody, i Beatles reinterpretati dal giovane di origine indiana del già citato Yesterday confermano la tendenza. Anche Last Christmas si affida ad un'icona british del momento: Emilia Clarke, protagonista dell'incredibile successo di Il trono di spade, per interpretare una migrante. L'approccio inoltre è molto diretto, la madre di Kate dice di avere molta paura di essere mandata via,mentre il padre è costretto a lavorare come tassista di notte in quanto il suo titolo di avvocato non è valido in Inghilterra. Ci sono poi le minacce sugli autobus che finalmente sbloccano Kate, controverso caso esempio di integrazione troppo forzata, decisa a recuperare le radici troppo bruscamente recise,pronta a guardare con nuovi occhi le origini e riprendendosi il nome di Katarina, troppo frettolosamente rinnegato. Il suo carattere e le abitudini la rendono un minerale grezzo, custode di un talento e di un gran cuore nascosto, bisognoso di una guida per poter riemergere; una spalla su cui appoggiarsi, che in un film natalizio non manca mai di arrivare al momento giusto.