Da tutto il Piemonte per fotografare il picchio muraiolo avvistato a Carrù

Si è attivato il “passaparola” nell’ambiente dei fotografi naturalisti: «Evento un po’ anomalo»

Foto di Gabriele Cristiani

A Carrù si è scatenata nell’ultima settimana la “caccia” al picchio muraiolo. In senso metaforico, anzi fotografico, visto che l’obiettivo principale è cogliere l’attimo con il cannocchiale della propria apparecchiatura. C’è chi viene da Genova, chi da Biella oppure da Pinerolo. Tutti alla ricerca del picchio che dimora, così pare, sui muri della Chiesa parrocchiale, in pieno centro al paese. «È la “farfalla delle rocce”, ha gli stessi colori. È bellissimo e molto ambito» ci spiega Gabriele Cristiani, ligure, e un esperto in questo campo, essendo fotografo naturalistico di professione.

«In realtà non è un animale così raro, ma il fatto che sia a Carrù è un evento un po’ anomalo. Il picchio muraiolo in estate emigra in quota, sui 2mila e 3mila metri poi d’inverno scende dove la temperatura è più mite, fra le scogliere liguri e giù di lì. Come affermano Bruno Caula e Pierluigi Beraudo, due ornitologi cuneesi molto conosciuti a livello nazionale, il dato interessante sarebbe se il picchio rimanesse a Carrù fino a marzo». «La particolarità è anche che, per fotografarlo, non bisogna inerpicarsi sulle rocce o altre rientranze, ma è in una posizione molto più comoda», conferma Alessandra Manassero, carrucese e grande appassionata di fotografia all’interno del collettivo Mondovì Photo. Intanto la voce gira sui gruppi specializzati e continua ad arrivare gente. Per una foto all’ormai famoso “Tichodroma muraria” (questo il termine scientifico) e, nel mentre, ci scappa anche una bella visita in paese.