Parasite: Lotta di classe e arte della sostituzione

La pellicola trionfatrice agli ultimi Oscar offre un'analisi cinematografica che apre ad uno stimolante approfondimento letterario.

di GIOVANNI RIZZI e LORENZO BARBERIS
Un piccolo gioiello capace di saltare di genere in genere, mantenendo una scrittura perfetta e ricchissima d'inventiva, tanto leggera da ironizzare sulla malasorte, quanto drammatica nel suo richiamo sociale. Una lotta di classe celata, quotidiana, lontana dalle platee della storia, ma non per questo meno feroce, che attinge per il suo racconto dalla commedia grottesca italiana di un tempo, fino ad affondare le radici ancora più in la nel tempo, nella letteratura di Parini. Molto del lavoro di Bong Joon-ho prende avvio dal nostro paese, omaggiato con la musica di Gianni Morandi in una delle più sponsorizzate scene del film, da quell'arte di arrangiarsi che noi conosciamo bene grazie alle pellicole di Totò e alle regie di Luigi Zampa, qui ora esportate e adattate per un contesto orientale.

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Una società coreana che ci giunge lontana dagli stilemi classici del loro cinema, che si è ibridato sempre più grazie all'importazione di opere occidentali e al percorso formativo di molti cineasti avvenuto fuori dal paese, che propone opere meno ammiccanti alle giurie dei festival, ma più aperte ad un pubblico eterogeneo. Un incontro tra la tradizione del cinema orientale e l'eredità dei grandi maestri occidentali. Bong Joon-ho rievoca i lavori dei compatrioti: la casa occupata da un estraneo in Ferro 3 di Kim Ki-duk, e il deflagrarsi di una violenza istantanea, tipica delle pellicole di Park Chan-wook, ma anche il cinema dell'altra fetta di mondo, punto di riferimento per il regista, come dimostrato dalla citazione di una massima di Scorsese durante il discorso di premiazione agli Oscar.

Tirare su la testa, a qualsiasi condizione. C'è molto nell'ossatura di Parasite, riguardo al sociale e alla lotta di classe, di una precedente pellicola Bong Joo-ho: Snowpiercer, uscita nel 2013 e tratta dal fumetto francese Le Transperceneige. Il treno, al centro della vicenda ambientata in un futuro distopico, è popolato da ciò che rimane della popolazione mondiale, ed è impegnato in un viaggio perpetuo e senza soste su una ferrovia che percorre in circuito tutto il pianeta, reso invivibile da una glaciazione. I comodi vagoni di testa riservati alla èlite, sono inaccessibili agli appartenenti alle classi disagiate, ammassate in coda al convoglio sotto la minaccia delle armi del servizio d'ordine. La risalita della famiglia Kim, dal seminterrato fatiscente all'occupazione graduale della villa dei ricchi Park, è la medesima dei poveri di Snowpiercer, che risalgono con violenza e rabbia i vagoni del treno fino a raggiungerne la testa. La presa violenta del convoglio, diviene in Parasite fine e astuta pianificazione per i Kim, intenzionati a risollevarsi dallo squallore, aggrappandosi all'opportunità di vivere “parassittariamente” del benessere dei Park. La famiglia riuscirà ad inserirsi nel ricco ambiente, sostituendosi al personale attraverso un piano alimentato dallo spirito di sopravvivenza, avvalendosi di un ingegno liberatosi dalla pigrizia grazie alla forza di una rinnovata ambizione.

Il primo a dimostrare di possederla è Kim-woo, aspirante universitario. Emblematicamente sarà lui il primo ad alzarsi in piedi alla comparsa di Min-Hyuk, insegnante di inglese della figlia dei Park, disposto ad offrire a Kim-woo l'impiego durante il suo periodo di assenza all'estero. Il ragazzo coglierà l'opportunità, aprendo le danze per la scalata della famiglia, formulando un “piano” oliato alla perfezione, che esalterà le doti sopite di ognuno. Il talento per artistico per la contraffazione e l'improvvisazione della sorella Ki-Jeong, l'abilità nel calarsi nel ruolo di domestica affidabile della madre, la scrupolosità e il sangue freddo del padre.

Ma ogni piano deve prima o poi scontrarsi con l'imprevisto, rappresentato dalla ex governante e dal marito auto segregatosi nel bunker della villa, a loro volta parassiti di lungo corso della famiglia Park. Si arriva a uno scontro inevitabile, che col favore del tempo e il chetarsi delle acque potrebbe generare un accordo e quindi un nuovo piano. Ma se la prima parte della vicenda è contraddistinta dall'ordine e dalla strategia, la seconda è dominata dal caos e dall'imprevisto, dove può emergere la sola improvvisazione. E' il diluvio invece a sommerge i quartieri poveri e il seminterrato dei Kim, in un preludio al finale in cui emergono le enormi disuguaglianze sociali, evidenziate da un tambureggiante contrasto di immagini, che viaggiano sempre più per associazioni.

La pioggia che crea il dramma degli sfollati, è per la ricca borghesia un toccasana, utile a ripulire l'aria e a disinfettare, compiendo la funzione dello stesso gas utilizzato per decontaminare le strade, che i Kim a inizio film lasciano entrare nella loro abitazione per liberarsi dagli insetti. La famiglia è testimone di questa analogia, e di come nonostante tutti gli sforzi, la loro estrazione non possa cambiare, esattamente come l'odore di metropolitana e seminterrato, impossibile da togliersi di dosso. La triste consapevolezza genera l'esplosione di rabbia del padre, mentre in Kim-woo matura la convinzione che una vita di qualità passi solamente dalla disponibilità economica, che per lui ha tutti i connotati di un'illusione.

Parasite: alcune divagazioni letterarie

Per Umberto Eco, un romanzo è una macchina per produrre interpretazioni; e sicuramente questa definizione si estende bene ad ogni opera di fiction. Ma ci sono alcuni film che si prestano ancor più a questo gioco, e questo appare il caso di Parasite. Una polisemia che inizia dal titolo. I parassiti, a un primo livello, possono sembrare i "poveri" che cercano di invadere la casa dei "ricchi". Ma, a una seconda analisi, l'accusa di parassitismo si può ribaltare sull'élite benestante e indifferente. I due schieramenti appaiono netti nella loro divisione, che si riflette anche in un espediente visivo del film (mostrato qui: https://movieplayer.it/news/parasite-segreto-film-video-sorprendente_76883/). Tuttavia, il contrasto non appare tanto tra proletariato e alta borghesia, come poteva essere nel verismo o nel neorealismo italiano (a cui comunque il film guarda, in alcuni aspetti): ma è più un conflitto interno tra due famiglie che un tempo si sarebbero potute includere entrambe nel ceto medio, ma che la nuova forbice sociale ha ormai definitivamente divaricato nei loro destini nella società odierna, in Corea del Sud e non solo. Certo c'è molto di specificamente coreano nel film: e questo articolo (https://zenkimchi.com/featured/cultural-details-you-missed-in-parasite/) è una lettura quasi obbligatoria per cogliere correttamente alcune sfumature. Ma non manca una certa valenza, se non universale, estensibile perlomeno a tutta la odierna società capitalistica. Non nel senso di un film di "lotta di classe", a mio avviso, come alcuni hanno sostenuto: i Kim non contestano le regole del gioco, vorrebbero solo approfittarne in parte a loro vantaggio (e quando incontrano altri sfruttati, dopo alcuni ondeggiamenti, giungono solo a uno scontro frontale che ricorda i "capponi di Renzo" di manzoniana memoria). Giustamente Giovanni Rizzi evoca "Il giorno" di Parini, dove lo sventurato servitore è ben sotto, nella scala sociale, alla "vergine cuccia", la cagnolina preferita dalla fidanzata del Giovin Signore: aristocratici dall'apparente "nobiltà d'animo" verso le cause animaliste, ma poi spietati contro i sottoposti quando si giunge al dunque. Ma viene in mente anche la società del Boccaccio, ove centrale è il culto della beffa, simbolo di astuzia indispensabile alla sopravvivenza. O, sulla sua scorta, un capolavoro quale la "Mandragola" di Machiavelli, dove l'inettitudine del ricco viene ampiamente beffata dall'astuto Ligurio, definito dall'autore "un parassito". E non manca l'obiettivo erotico, oltre a quello economico, nella persona della giovane figlia della famiglia benestante. Tuttavia, c'è una forte divergenza - brillante - dell'opera da queste suggestioni. Tra l'altro: suggestioni occidentali, e quindi forse falsanti. Ma, magari, giunte al regista tramite i "meccanismi della ricezione", magari attraverso i film italiani che hanno analizzato i "nuovi mostri" della società del benessere, da Risi in poi.

Una divergenza, dicevamo: l'ossessione del "piano" che anima i protagonisti va in crisi alla metà del film, in parte per un imprevisto, in parte per la loro hybris (troppo sicuri di sé, banchettano nella casa dei padroni: tra l'altro, la loro progressione è segnata dal costante miglioramento dei cibi, fino al saccheggio della mensa padronale, come annota Zenkimchi, il foodblogger coreano citato prima). Ma non è solo il piano fallito a segnare la - attendibile - parte declinante del film. Infatti, vi è anche il cambio di prospettiva. Se la prima parte era stata guidata dai "figli" della famiglia povera, saggiamente calcolatori, la seconda li vede soccombere al fatalismo del padre, per cui "è meglio non avere un piano". Il figlio così, anche sotto questo viatico, si fa intrappolare nella spinta alla violenza, invece della truffa pulita, simboleggiata dalla pietra decorativa, regalo inutile di altri membri dei ceti alti, che gli si ritorce contro (era stato il padre, significativamente, a trattenerlo dall'usarla contro l'ubriaco molesto, in una scena precedente). Rinunciato al "piano" che convoglia in modo utile le energie di rivalsa, la rabbia del padre esplode poi a bersaglio, e causa il collasso definitivo dell'equilibrio in una mutua distruzione assicurata.

Potremmo quasi identificare una sorta di quadrato semiotico: nella famiglia ricca, il padre appare pianificatore, in opposizione a moglie e figli inetti e "parassitari" dal benessere che deriva dal suo lavoro. Nella famiglia povera, invece, sono figli e moglie ad essere in vari gradi pianificatori, mentre il padre appare votato al fatalismo. Anche nel finale c'è una struttura "a chiasmo", volendo: Mr. Park è ucciso, ma anche Mr. Kim è distrutto nelle sue prospettive future; così come Miss Kim è uccisa, ma anche il piccolo Park Jr. è traumatizzato a vita, credibilmente (le due coppie sono in relazione servo-padrone più diretta). Le altre due coppie servo/padrone sopravvivono, sia pure segnati dalla catastrofe famigliare.

Un'altra simmetria che viene la tentazione di trovare è quella sui piani sensoriali. Il film, in quanto medium audiovisivo, utilizza direttamente l'immagine e il suono per la rappresentazione. Ma qui troviamo un notevole rilievo (sul piano contenutistico) al tema gustativo (è il cibo che scandisce la scalata sociale) e olfattivo (il tema dell'odore è quello che permette ai ricchi di identificare i poveri come tali, sotto il loro piano elaborato, e causa quindi il fallimento del piano); il tema della pietra può rimandare a un tema tattile (l'ossessione con cui Kim jr l'accarezza...).

In ogni caso, un film complesso, stratificato, che richiede più visioni e invoglia sicuramente a concedergliele. Dimostrando l'eterna vitalità della magia del cinema.