Decameron 51/Pellegrinaggio letterario

Umberto Eco diceva che Un libro è fatto di segni che parlano di altri segni, i quali a loro volta parlano delle cose. E, ancora, può capitare di trovare accanto al libro che si era andati a cercare un altro libro, che non si era andati a cercare, ma che si rivela come fondamentale.

Questa è l’ ispirazione che ho scelto per dedicare questi giorni di isolamento alla lettura, lasciando che siano i libri stessi a parlarmi, vagabondando con gli occhi tra gli scaffali, come in un gioco di associazione di idee. Il primo sguardo è attratto da un volumetto grigio incastrato tra I Promessi Sposi e gli Arancini di Montalbano, a riprova del fatto che i miei scaffali non sono ordinati per argomento, né con qualsivoglia altro criterio. Il libro è “Le Affinità Elettive”, un capolavoro della letteratura tedesca che lessi tanti anni fa e che consiglio a tutti. Lo apro e leggo una pagina a caso: “A volte si incontrano (…) amici e conoscenze, che si mescolano senza difficoltà, si uniscono senza modificarsi vicendevolmente così come il vino con l’ acqua. (…) altri si affiancheranno restando sempre estranei(…):come l’ olio con l’ acqua, appena smetti di sbatterli sono già separati”. Così Goethe descriveva la chimica delle relazioni umane, su pagine che vedo ingiallite e sottolineate, lette in una calda estate, nella soffitta della vecchia casa di campagna, in cui mi rifugiavo come Jo March (altra eroina letteraria) tra libri e polvere. E proprio li, avevo scovato un romanzo letto tutto d’un fiato in una notte, che poi lessi e rilessi più di una volta. Era “La Donna dei Fili” di Ferdinando Camon, un viaggio intorno all’ universo femminile, visto come un groviglio di fili che si annodano intorno al corpo e alla mente: una donna immersa in una quotidianità fatta di legami e relazioni, la cui matassa si sbroglia nella psicoterapia, con ironia e disincanto. Questa letteratura introspettiva, che mi ha sempre affascinato, ha trovato una fonte inesauribile di spunti nel saggio “Donne che Corrono coi Lupi”, lettura impegnativa, anche in termini di tempo, che indaga il femminile e che lascia il segno; spesso, infatti, mi sovviene l’ immagine di quella che l’ autrice definisce “La que sabe”: la “vecchia saggia”, quell’essenza primordiale che ogni donna ha nelle viscere e che si manifesta con una sapienza che viene in aiuto quando più se ne ha bisogno, perché “lei sa”. La forza simbolicamente rappresentata dalla vecchia saggia mi evoca un altro tipo di forza, questa volta tipica del maschile, associata alla virilità dei personaggi di Hemingway. Un altro “vecchio” mi ritorna alla mente, quello de “Il Vecchio e il Mare” ove l’ autore, con quel suo stile preciso, asciutto ed essenziale, dipinge l’ essere umano di fronte alle avversità, l’ uomo che combatte stoico con la durezza della vita e che, anche di fronte all’ impotenza e al fallimento, resiste e continua a fare “ciò che deve esser fatto”.

Decameron 51 - Giorno 1

Tema Libero

-Guida per un isolamento attivo e stimolante - Paolo Roggero

-Decluttering e Miyazaki - Lorenzo Barberis

-Luis Bunuel e il cinema surrealista - Giovanni Rizzi

-Lasciatemi cantare - Viter Luna