Decameron 51/ “Lasciatemi cantare”

Dal balcone o dal giradischi, la musica nazionalpopolare in questi tempi di quarantena

Non abbiamo fatto in tempo ad ascoltare tutte le canzoni di Sanremo, ad imparare a cantarle un paio di volte che, chiusi in casa, ci è toccato cominciare a tirar fuori tutti i più grandi classici della nostra tradizione musicale, con finalità sicuramente “patriottiche”, e per sentirci più vicini e ritrovare quella socialità che ci è stata preclusa e tolta. Per quanto velleitaria e forse un po’ naive, l’idea che gli italiani costretti e chiusi in casa riscoprano sé stessi cantando, da un balcone tutti i giorni alla stessa ora, un brano in cui tutti si possano riconoscere è forse un cliché che fa sorridere e che, sebbene se ne sarebbe fatto volentieri a meno, altrettanto indicativo del carattere del nostro popolo: alla fine ci serve assai poco per rinsaldare le fila nei momenti di difficoltà e tirar fuori quel senso di vicinanza e di fraternità che ci permette poi di essere un po’ “più italiani” di quanto solitamente ci riconosciamo. Nella Storia così come nello sport, nella letteratura come nel cinema e, non certo per ultima, anche nella musica. E così tanto per cominciare siamo andati a “disturbare” niente meno che la premiata ditta Novaro Mameli, con tanto di Inno Nazionale, ma proprio perché dalle difficoltà si tira fuori il meglio di noi non si poteva non proporre in abbinamento quel “Popopopopopopo” che, preso in prestito alla Seven Nation Army degli White Stripes, ha accompagnato la nazionale azzurra sul tetto del mondo nei campionati di calcio del 2006. Sì, perchè noi italiani siamo un po’ così, seri e scanzonati, capaci di mettere insieme il diavolo e l’acqua santa, il sacro con il profano, la sinistra frammentaria e la destra totalitaria. In questi giorni abbiamo cantato sulle note de L’Italiano di Toto Cutugno e mirato verso il cielo fischiettando con braccia aperte il coro di (Volare) Nel Blu Dipinto di Blu di Domenico Modugno o urlandoci contro a squarciagola come Rino Gaetano. Perché per quanto i colori della bandiera siano da qualche decina d’anni il verde, bianco e rosso, l’agonismo sportivo ci spinge verso i colori che si sono portate con sè le tradizioni sabaude, ed ecco perché quando dobbiamo scegliere una delle altre canzoni a cui ricorriamo è quella Azzurro di Paolo Conte che Celentano portò al successo del gran pubblico. E forse in questo contesto e vista la necessità di ritrovare una dimensione appropriata con la socialità, la comunicazione e l’interscambio umano, la canzone che proprio quest’anno ha vinto al festival di Sanremo – Fai Rumore di Diodato – si presta più di tante altre per raccontare quel silenzio innaturale tra ciascuno di noi e l’altro.

Decameron 51 - Giorno 1

Tema Libero

-Guida per un isolamento attivo e stimolante - Paolo Roggero

-Decluttering e Miyazaki - Lorenzo Barberis

-Pellegrinaggio letterario - Marika Mangini

-Luis Bunuel e il cinema surrealista - Giovanni Rizzi