Decameron 51/La musica desiderata è live – 3

Dalla compilation alla playlist: la musica, il nostro oggetto del desiderio

La musica rappresenta ed è nella sua sostanza desiderio: è la trasformazione di un suono (qualunque) in altro, un appagamento o un estasi; l’uomo ascolta, ma è solo attraverso la propria interpretazione, attraverso il proprio io, che trasforma il suono in musica. La musica che amiamo è dunque un anelito quanto mai personale. Per chi suona, in modo particolare per chi compone musica propria, la dimensione si sdoppia: da una parte il desiderio di sublimare il proprio io e dall’altro l’esigenza artistica che possa esser ripagato; c’è poi chi vive invece un desiderio materiale, come oggetti feticci (dalla maglietta gadget al plettro rubato a tal chitarrista) o pezzi da collezione (e torna l’importanza, o meno, di un supporto attraverso il quale dedicarsi all’ascolto). Vogliamo condividere ciò che amiamo, ma non è detto che ciò che si ama venga apprezzato da chi sta attorno: ciascuno ha i propri gusti. Dalle compilation sulle musicassette alle playlist digitali gli strumenti di condivisione musicale sono stati uno strumento molto usato per trasmettere la musica tra le persone, e spesso oggetto di studi e racconti. Uno dei meglio riusciti è forse il romanzo Alta Fedeltà (ripreso anche in un film) in cui Nick Hornby racconta le storie del gestore di un music store intento a catalogare la propria vita e quella dei suoi prossimi attraverso una compilation o una TOP5 musicale. Quante volte sarà accaduto di trasferire in una musica, o nelle parole di un cantante, il desiderio di comunicare all’esterno o quante volte la musica è stata strumento con cui vedere esaudito un desiderio. Per chi scrive ad esempio tale passione non si sarebbe sviluppata in maniera così variegata se non fosse stato grazie al rito della condivisione. Dalla camera buia di un amico, che settimanalmente riempiva un bauletto di dischi, al trovare quelle emozioni in uno scenario più ampio e coinvolgente il passaggio è stato assai breve. Non esiste musica se non la si può fruire in una piazza piuttosto che in una sala da concerto, in una stanza con quattro amici o in un grande festival di più giorni. La musica ha bisogno di essere suonata e oggi, quanto mai, di essere ascoltata al di là dei supporti, live. La dimensione comunitaria dell’ascolto trasforma questo desiderio, lo amplifica, lo stravolge, e soprattutto non lo mantiene inalterato: si ascolta con gli altri, indipendentemente dagli altri, ma a due condizioni: il silenzio proprio e quello degli altrui. Dirlo e pensarlo oggi pare un miraggio, quello che – speriamo – diventi ottenimento di una cosa desiderata.

Decameron 51 - Giorno 3

Ottenimento di cosa desiderata

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