Non potendo andare in chiesa, ecco come celebrare la Pasqua in famiglia

Predisposto il sussidio, a cura della diocesi, per questi giorni da vivere in casa da credenti. Grandi e piccoli invitati a fare tesoro del Triduo pasquale

In questa Settimana santa davvero unica, nella sua eccezionalità, per via delle doverose restrizioni adottate nell’intento di arginare il contagio da coronavirus, come è noto, non è possibile partecipare alle celebrazioni liturgiche in particolare ai momenti importanti del Triduo pasquale. C’è la possibilità di seguire in Tv o via streaming (in particolare le liturgie presiedute dal vescovo mons. Egidio Miragoli al Santuario di Vico a porte chiuse, con gli orari che sono stati definiti). Anche dalle parrocchie, con le chiese vuote di fedeli, si stanno allestendo collegamenti su facebook o in streaming. Ma intanto è stato predisposto un sussidio, a cura della diocesi, “Celebrare la Pasqua in famiglia”, disponibile on-line, con cui si invitano i genitori a guidare il nucleo famigliare verso la Pasqua con tappe di preghiera condivisa attingendo alle proposte coinvolgenti del Triduo. Grandi e piccoli possono farne tesoro fruttuosamente. Anche questa è un’esperienza inedita, che è richiesta in questi tempi difficili. «Il Triduo pasquale è il cuore della vita cristiana – scrive il vescovo mons. Egidio Miragoli, nell’introduzione al Sussidio per la preghiera in famiglia in questi giorni di Pasqua approntanto dalla diocesi –.Grandi e piccoli dobbiamo dunque sentire questa responsabilità di capire e comprendere il senso di questi giorni: - i grandi, e particolarmente voi genitori, che dopo aver chiesto il battesimo per i figli dovete essere in grado di accompagnarli nel cammino di fede; - le nuove generazioni, voi ragazzi, adolescenti e giovani, chiamati a una fede sempre più motivata e convinta, capace di diventare annuncio nei confronti di chi cristiano non è, di chi (a motivo delle sue origini e cultura) non conosce la “buona notizia”, il Vangelo di Gesù; ma anche nei confronti di coloro che pur battezzati hanno smarrito il senso religioso o non sanno più motivare il perché della pratica religiosa».
«Tutte queste esigenze sono ben riassunte in un testo biblico dell’Esodo, lo stesso di cui fa parte la prima lettura del Giovedì santo – aggiunge il vescovo –. Dopo aver dato al popolo le prescrizioni per la Pasqua, Mosè così conclude: “Voi osserverete questo comando come un rito fissato per te e per i tuoi figli per sempre. Quando poi sarete entrati nel paese che il Signore vi darà, come ha promesso, osserverete questo rito. Allora i vostri figli vi chiederanno: che significa questo atto di culto? Voi direte loro: È il sacrificio della Pasqua per il Signore, il quale è passato oltre le case degli Israeliti in Egitto, quando colpì l’Egitto e salvò le nostre case” (Es 12, 25-27). È bello che la Scrittura affidi alla famiglia, nella persona del padre, di trasmettere la memoria della Pasqua, che è anche la sostanza della vita cristiana. Nei tempi più difficili della Chiesa, passati e anche recenti, dove era venuta meno la possibilità educativa della Chiesa in quanto istituzione, il senso della fede si è trasmesso grazie alla testimonianza dei genitori; ma non dimentichiamolo, questo resta sempre e comunque anche loro compito; anzi senza questa vasta parte attiva, anche l’opera della comunità è certamente meno feconda. Tutto questo diventa urgente e importante in questa Pasqua 2020 nella quale siamo impossibilitati a partecipare alla liturgia nelle nostre comunità».
«Affido ai genitori questo sussidio – conclude il vescovo –, ma soprattutto questa responsabilità: guidare, in famiglia, la celebrazione della Pasqua. Ne avete la capacità e l’autorità per farlo. Io vi accompagno con la mia benedizione».

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